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Ecco le società che danno i maggiori dividendi. Rivincita di Europa e…

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corsa ai rendimenti

Ecco le società che danno i maggiori dividendi. Rivincita di Europa e Italia

Il ciclo economico globale sarà pure avviato verso una fase di maturità che inevitabilmente precederà una successiva recessione, ma per il momento gli utili delle società continuano a crescere e con loro aumentano a passo di record anche le cedole versate agli azionisti. Nel secondo trimestre del 2018 il monte dividendi distribuito a livello globale dalle 1.200 società a maggior capitalizzazione incluse nell’indice Janus Henderson Global Dividend è infatti cresciuto del 12,9% attestandosi appunto a una cifra da primato di 497,4 miliardi di dollari.

Non solo effetto-dollaro
Parte di questo incremento, va detto, è una sorta di illusione ottica perché deriva dall’effetto valuta: nel periodo in questione il dollaro - unità di misura nella quale vengono convertiti i pagamenti di tutte le società - si è indebolito rispetto all’anno precedente e questo ha finito per «gonfiare» il valore delle cedole elargite al di fuori degli Stati Uniti. Anche senza tale fattore la crescita resta però significativa, dato che le erogazioni calcolate su base sottostante (corrette cioè per i tassi di cambio, i dividendi straordinari una tantum e altri fattori non ricorrenti) hanno comunque registrato un incremento del 9,5%, il maggiore negli ultimi 3 anni.

La rivincita dell’Europa...
A fare da traino è una volta tanto è l’Europa continentale, per un fattore stagionale (dalle nostre parti i pagamenti si concentrano infatti tradizionalmente in questo periodo, mentre altrove tendono a distribuirsi nel corso dell’anno) e pure per meriti reali. Prese nel complesso, le società europee hanno infatti distribuito dividendi record per 176,5 miliardi di dollari, una cifra superiore del 18,7% rispetto a quella dell’anno precedente (e una crescita sottostante del 7,5%) con record storici per Francia, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca e Irlanda.

...e dell’Italia
E per una volta tanto anche il nostro Paese ha giocato un ruolo rilevante, registrando l’aumento più consistente in termini sottostanti (+20,1% a 10,1 miliardi di dollari) grazie soprattutto al ritorno alla distribuzione della cedola da parte di UniCredit. «Negli ultimi anni l’Italia non è riuscita a reggere il passo del resto d’Europa e si continua a versare molto meno dividendi rispetto a prima della crisi, ma lo scenario attuale è un po’ più incoraggiante», ammette Ben Lofthouse, Direttore Global Equity Income di Janus Henderson. Intesa Sanpaolo risulta la più «generosa» e occupa addirittura la dodicesima posizione in una classifica globale dominata con poche eccezioni dalle europee (Nestlé e Daimler su tutte).

LA REMUNERAZIONE DEI SOCI

Tornando a ragionare a livello mondiale, un secondo trimestre oltre le aspettative permette di guardare con fiducia al resto dell’anno. Il tutto nonostante il prevedibile effetto frenante del dollaro, che nel frattempo ha iniziato di nuovo a rafforzarsi. Per il 2018 Janus Henderson ha infatti rivisto dal 6% al 7,4% le proprie stime di crescita sottostante rispetto all’anno precedente (+5,6% includendo i cambi e le altre voci straordinarie) e ritiene che il valore complessivo dei dividendi possa raggiungere i 1.358 miliardi.

“«Restiamo ottimisti e pensiamo che nel complesso gli utili aziendali potranno continuare a crescere il prossimo anno e con questi anche la distribuzione di dividendi»”

Ben Lofthouse, Janus Henderson 


«In prospettiva l’impatto sugli scambi commerciali globali derivante dall’escalation della guerra dei dazi, la cui portata è al momento ancora estremamente incerta, potrebbe produrre conseguenze negative sulla redditività delle imprese, ma noi restiamo ottimisti e pensiamo che nel complesso gli utili aziendali potranno continuare a crescere il prossimo anno e con questi anche la distribuzione di dividendi», avverte Lofthouse. Prima della temuta frenata economica c’è insomma spazio per almeno un altro giro di giostra per società e investitori.

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