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Atlantia, dossier segreto delle banche per gestire l’addio alle…

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SUL TAVOLO ANCHE L’INTERVENTO DI CDP

Atlantia, dossier segreto delle banche per gestire l’addio alle autostrade

(Afp)
(Afp)

Nessuno ne parla apertamente, ma tra le banche d’affari di Milano gira un dossier riservato, per capire se e quanto l’impero delle concessioni dei Benetton può resistere all’attacco nucleare del Governo Conte. In silenzio e lontano dalle urla della politica e dalle polemiche, si lavora all’ipotesi di un’«Atlantia Minor»,orfana in tutto o in parte del ricco tesoro delle autostrade italiane. È una sorta di «Piano B»: scenario estremo e altamente improbabile, ma neppure impossibile, vista la determinazione dell’esecutivo GialloVerde. Dove c’è chi vedrebbe di buon occhio anche il coinvolgimento di Cdp.

L’«Atlantia minor»
Ma partiamo da Atlantia, ieri rimbalzata del 2,52% in Borsa. La valutazione di tutti gli scenari possibili è una necessità per qualsiasi gruppo industriale, a maggior ragione per uno del calibro di quello controllato da Edizione. E per questo l’analisi sarebbe in corso anche da parte del management della società, che deve proteggersi, per quanto possibili, da tutte le evenienze. Un’Atlantia senza i caselli italiani cesserebbe di essere la miniera d’oro che è stata per 20 anni, ma magari d’argento sì. «La perdita non fa piacere, ma non sarebbe una tragedia», osserva un banchiere coinvolto nel dossier che chiede l’anonimato. E in effetti a guardare i numeri, Atlantia, benché dimezzata, sarebbe comunque un gruppo solido e redditizio. Oggi Autostrade è il pianeta più grosso della galassia Atlantia, il cuore che pompa i flussi di cassa: da sola fa 3,9 miliardi di ricavi e genera 2,4 miliardi di marginalità.

Da un fatturato di 6 miliardi, Atlantia dimagrirebbe a 2,5 miliardi con una redditività di 1,2. E il forziere dei dividendi, 1,8 miliardi quelli che le varie province dell’impero hanno pagato l’anno scorso alla casamadre, si esaurirebbe. Ma la perdita sarebbe compensata dallo sgravio del pesante fardello del debito: oggi Atlantia ha un’esposizione netta di 10,5 miliardi, ma il grosso, 8 miliardi, è caricato proprio su Autostrade. Meno ricavi, meno margini e meno dividendi; ma anche meno debiti. Nella nuova geografia economica, Atlantia rimarrebbe con gli aeroporti (Fiumicino e Ciampino in Italia, Nizza in Francia che valgono quasi 1 miliardo di ricavi); con le autostrade all’estero (Polonia, Brasile e Cile); il Telepass (sistema di pagamento elettronico europeo); e la società di costruzioni Pavimental. Ai numeri di questa Atlantia «minor» vanno aggiunti, ma al momento è difficile quantificarli, altri due «jolly»: l’EuroLink, il tunnel sotto la Manica comprato in primavra; ma soprattutto il matrimonio - per ora non in discussione - con Abertis, le Autostrade spagnole che porterebbero il gruppo ad avere 11mila chilometri in concessione (molti di più dei 3mila che Atlantia perderebbe).

Il dossier «Atlantia minor» assieme alle potenziali contromisure da prendere in caso di una revoca saranno oggi al centro del Cda straordinario di Atlantia, dove sembra che sul tavolo ci saranno numerose opzioni, e ognuna a sua volta con diverse intensità. Il board odierno ricalcherà quello tenuto ieri dalla controllata Autostrade per l’Italia, che da parte sua ha riunito i consiglieri a una settimana dal crollo del viadotto di Genova, in cui sono morte 43 persone.

L’ipotesi Cdp
Si ragiona di scenari, però, anche nel Governo. Dove c’è chi vedrebbe di buon occhio un coinvolgimento di Cdp, come riferito da fonti vicine al premier Conte a Bloomberg e Reuters; sul tavolo, l’acquisto diretto di una partecipazione di maggioranza nella società. Ipotesi però prontamente raffreddata dal Tesoro, titolare della quota nella Cassa: in serata fonti del Mef hanno fatto sapere che un coinvolgimento della Cassa non è mai stato preso in considerazione. Peraltro, figurando tra i principali creditori di Autostrade per l’Italia, Cdp resta comunque parte in causa della vicenda.

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