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Bhp Billiton in allarme per la guerra dei dazi

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Bhp Billiton in allarme per la guerra dei dazi

La guerra dei dazi tra Usa e Cina offusca le prospettive per Bhp Billiton, la più grande mineraria al mondo. È stato il ceo Andrew Mackenzie a suonare l’allarme, avvertendo che «i rischi sono aumentati» e che il gruppo è ora «piuttosto cauto sul breve termine, mentre monitora da vicino gli sviluppi sul fronte del commercio e della geopolitica».

I commenti sono arrivati a margine della presentazione del bilancio annuale di Bhp. I conti sono andati bene, grazie al recupero dei prezzi delle materie prime e a un aumento dei volumi di vendita:  l’utile – al netto delle (pesanti) poste straordinarie – è aumentato di un terzo, a 8,9 miliardi di dollari, un record da 4 anni . Da primato anche il dividendo, alzato a 63 cents per azione dai 43 cents dell’anno scorso. Ma le attese degli analisti erano ancora più ambiziose, sia sui risultati che sul payout.

Bhp ha promesso che redistribuirà altro denaro agli azionisti quando concluderà la cessione a Bp delle attività nello shale Usa, concordata a luglio per 10,5 miliardi di $. Ma la Borsa ha comunque punito il titolo con un ribasso del 2,1% a Londra. A pesare sono state anche gli oneri straordinari, più pesanti del previsto a 5,2 miliardi di $, dovuti principalmente all’ennesima svalutazione dello shale e al disastro della diga Samarco in Brasile del 2015.

Le guerre commerciali rischiano ora di frenare l’economia globale, avverte Bhp,incidendo sui consumi della Cina. Le tensioni sui mercati emergenti hanno già avuto un forte impatto negativo sui prezzi delle commodities: il rame, che a inizio giugno era ai massimi da 4 anni, è crollato ai minimi da un anno, sotto 6mila $/tonnellata.

Bhp sostiene che per ora si tratta di una reazione psicologica, ma intanto evidenzia anche altre criticità: i costi produttivi stanno aumentando e per il 2019 la società ha dimezzato (a 1 miliardo di $) la previsione di guadagni di produttività.

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