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Dharma, Egp e la matrioska dei Ponzi

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Dharma, Egp e la matrioska dei Ponzi

(Imagoeconomica
(Imagoeconomica

Uno schema Ponzi per tapparne un altro. Sembra essere questa la dinamica che ha caratterizzato gli ultimi anni di attività di Gianfranco Lande e delle sue reti di procacciatori di denaro, poi deflagrata nel crack noto alle cronache come «dei Parioli».

Una doppia bancarotta i cui presupposti sarebbero da rintracciare negli effetti dello scudo fiscale ter sul regolare afflusso di denaro della Eim, la European investment management, una delle creature di Lande e dei suoi soci. Che cosa sarebbe accaduto? Dopo l’entrata in vigore dello scudo fiscale voluto da Giulio Tremonti, tra il 2009 e il 2010, molti degli investitori della prima ora (lo schema Ponzi di Lande, uno dei più longevi del mondo, andava avanti dagli anni ’90) avrebbero deciso di aderire rimpatriando giuridicamente o fisicamente i capitali investiti nella Eim.

A questo punto il delicato meccanismo truffaldino rischiava di incepparsi e crollare sotto il peso delle richieste di rimborso. Richieste che, oltretutto a “valore” sarebbero state imponenti, vista la caratura qualitativa della clientela. Una disdetta di massa, dunque, cui occorreva fare fronte con energia, determinazione e sangue freddo. A questo punto ecco il colpo di genio: la costituzione di un nuovo gruppo: la lussemburghese Dharma, di cui la francese (Bordeaux) Européenne de Gestion Privée era la costola operativa. Alla rete originaria, formata da pochi fedelissimi e che si basava soprattutto su un collaudatissimo passaparola, si sovrappose una minirete di consulenti finanziari ingaggiati per attivarsi su altri target di clientela e convincerli a investire negli “strumenti finanziari” della Dharma e della Egp. Contestualmente molti clienti della Eim vennero convinti ad aprire conti di gestione nella Egp, ma più che conti si trattava di meri contenitori il cui unico scopo sarebbe stato quello di accogliere il denaro da “scudare”. Peccato che il denaro “rimborsato” da rimpatriare non fosse affatto loro ma degli investitori della seconda “rete a strascico”. Spiega l’avvocato Vittorio Attolino, che assiste un ex dipendente, imputato e uscito assolto da uno dei processi romani ai responsabili del crack e che si sta interessando alla questione: «Quando sono scadute le cedole delle obbligazioni emesse dalla Dharma è scoppiato il bubbone. Ma le cedole non vennero pagate perché i soldi erano stati rimborsati alle persone sbagliate. Si tratta di una circostanza che è emersa nel secondo processo a Lande , durante l’esame del Fondo di garanzia francese che ha documentato come ci fossero 30 milioni di euro da recuperare perché indebitamente corrisposti a chi non ne aveva titolo. E — aggiunge Attolino — sotto il profilo civilistico il pagamento dei clienti Eim con il denaro rinveniente dalla Egp si configura come un vero e proprio indebito la cui azione è soggetta al termine di prescrizione di dieci anni». Anni che non sono ancora trascorsi, visto che la liquidazione coatta amministrativa della Egp risale al 2011. Non solo: i dipendenti della Egp, che nulla avevano a che fare con la Eim, sono stati processati e fortunatamente assolti. — St.E.

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