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Microsoft indagata dalle autorità Usa per tangenti in Ungheria

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COINVOLTI I PARTNER NEL PAESE

Microsoft indagata dalle autorità Usa per tangenti in Ungheria

Microsoft è sotto indagine delle autorità americane per un potenziale scandalo di corruzione e tangenti in Ungheria. La Securities and Exchange Commission e in parallelo il Dipartimento della Giustizia - la prima incaricata di eventuali risvolti civili, il secondo penali - hanno aperto inchieste per far luce sulle reti di partner e pratiche di vendita di software dal parte del colosso informatico statunitense a Budapest.

Le indagini, svelate dal Wall Street Journal, appaiono simili a quelle già venute alla luce a partire dal 2013 per attività dei partner di business del gruppo in cinque paesi, Romania, Pakistan, Cina, Russia e anche Italia. La Sec ha anche effettuato controlli sulle attività Microsoft nella repubblica Ceca. Non è chiaro se tutte queste indagini siano ancora attive o meno.
All'inizio del decennio, di certo, la società aveva spinto per una espansione internazionale, in particolare in mercati emergenti e in paesi a reddito medio quali appunto l'Ungheria. Il nodo venuto ora al pettine ha visto la vendita da parte di Microsoft di popolari programmi quali Word e Excel a intermediari ungheresi, i quali poi li hanno rivenduti a organismi e agenzie governative nel corso del 2013 e del 2014. Il problema sorge dal fatto che Microsoft vendeva i software a prezzi fortemente scontati a questi partner, i quali invece caricavano prezzi quasi pieni al governo ungherese. Il sospetto è che la differenza venisse utilizzata per versare tangenti a funzionari pubblici in modo da assicurarsi i contratti di acquisto.

L'azienda ha fatto sapere di cooperare pienamente con le autorità. E di aver avviato proprie indagini interne fin dal 2014, non appena sospettò irregolarità legate alle operazioni in Ungheria. Lo sforzo di pulizia interna portò al licenziamento di quattro dipendenti del gruppo nel Paese, tra i quali il responsabile delle attività ungheresi Istvan Papp, e alla cancellazione di accordi con quattro partner. «Siamo impegnati a favore di pratiche etiche di business e non comprometteremo questi standard», ha fatto sapere Microsoft in una dichiarazione al Journal.

Le autorità Usa hanno vasti poteri d'indagine sulle aziende per sospetti di corruzione all'estero allo scopo di ottenere o proteggere contratti e commesse, poteri garantiti dalla legislazione Foreign Corrupt Practices Act. Ed appaiono sempre più disposte a usarli: negli ultimi cinque anni sono scattate sette delle dieci principali multe in 41 anni di esistenza della legge. La Sec, dal 2010, ha anche deciso di pagare per soffiate fino al 30% delle sanzioni imposte stimolando un aumento delle denunce. Neppure sotto la presidenza di Donald Trump, che ha pesantemente criticato la legge anti-corruzione, la crociata si è fermata. L'anno scorso, anzi, è giunta la multa dei record: 965 milioni di dollari contro la svedese Telia per violazioni in Uzbekistan.

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