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Ravanelli (F2i): «Opa per far crescere Ei Towers, poi…

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Intervista

Ravanelli (F2i): «Opa per far crescere Ei Towers, poi altre aggregazioni»

Parte lunedì, per concludersi indicativamente il 5 ottobre, l’Opa di F2i (insieme a Mediaset) su Ei Towers. L’obiettivo è il delisting per poter procedere con maggiore flessibilità e rapidità a sviluppare un percorso di crescita, come spiega in questa intervista l’ad di F2i Renato Ravanelli. Il Biscione, che ha creato la società che attualmente controlla con il 40%, si diluirà progressivamente per uscire del tutto e concentrarsi sul proprio core business dei contenuti, lasciando campo libero al fondo infrastrutturale che ora partecipa al veicolo dell’Opa - 2i Towers - col 60%. L’offerta è condizionata al raggiungimento del 90% del capitale, ma 2i Towers potrebbe accettare anche un quantitativo inferiore e fondersi comunque con Ei Towers che risulterebbe così automaticamente non quotata.

Il titolo si è sostanzialmente allineato al prezzo dell’offerta di 57 euro per azione – con un premio del 19,4% sulla media dei sei mesi precedenti l’annuncio - che valorizza la società delle torri tv 1,6 miliardi. Segno che la Borsa non sconta rilanci né controfferte. «Io credo che il mercato abbia capito lo sforzo importante di valorizzazione che abbiamo fatto», osserva Ravanelli.

Ma perché togliere la società dal listino?
L’obiettivo del delisting per noi è fondamentale e irrinunciabile in questa fase, perché consente di far crescere la società più rapidamente e con maggior flessibilità. Non può escludersi in futuro un eventuale ritorno in Borsa, ma a quel punto sarà una società completamente diversa: il nostro scopo è valorizzare tutte le competenze che ha.

Vuol dire anche riequilibrare la struttura del capitale, visto che oggi Ei Towers ha un indebitamento limitato a 300 milioni?
Anche, ma F2i ha a disposizione capitali importanti che può mettere a servizio del progetto. Per noi conta la crescita dell’investimento nel lungo termine.

Non vi serve avere una società quotata per poter promuovere fusioni con scambio azionario?
La crescita può essere realizzata anche con acquisizioni cash. F2i ha dimostrato di poter agevolmente raccogliere capitali in tempi rapidi.

La logica è comunque il consolidamento del settore delle torri.
È un business che sta raggiungendo un grado di maturità importante. In questo contesto i gruppi tendono a deverticalizzare, separando i servizi dalle infrastrutture. Questa evoluzione del settore porta ad aggregazioni infrastrutturali e al contempo al miglioramento del servizio. Lo abbiamo già visto per esempio nel campo dell’energia, dove abbiamo acquisito una certa esperienza.

Quando parla di aggregazioni si riferisce al mercato italiano?
Ci sono prospettive di crescita sia in Italia che all’estero (guardiamo in particolare all’Europa). Per quanto riguarda le torri tv, nei prossimi anni con il rilascio di frequenze 700 mhz dall’emittenza televisiva alla telefonia mobile si porrà il tema di fare investimenti importanti per fornire almeno la stessa qualità di segnale televisivo di oggi. E, davanti a questo passaggio tecnologico, ci si dovrà chiedere se ha senso avere due operatori o se sia meglio per l’efficienza del sistema averne uno solo. Nella telefonia mobile la separazione tra servizio e infrastrutture è un processo già in atto a livello internazionale. I gruppi di tlc rilasciano parte delle infrastrutture con reti che spesso sono sovrapposte.

Raiway è la prima ipotesi a cui pensano tutti gli analisti.
C’è un discorso di razionalità economica: l’esistenza di due reti di trasmissione televisiva sovrapposte è un’anomalia del mercato italiano. Per esempio, il Regno Unito che aveva due infrastrutture le ha unificate con un operatore privato e un’Authority che regola l’accesso e stabilisce i criteri di qualità del servizio.

Inwit, la società che per il 60% fa capo a Tim, si è detta interessata a rilevare le mille torri mobili di Ei Towers. Cosa rispondete?
Non siamo venditori. Le competenze tecnologico-operative sono sostanzialmente le stesse sia per le torri tv che per il mobile, anche se le infrastrutture sono diverse. Le torri tv però possono ospitare anche strutture tlc.

Cellnex può essere un’ipotesi se vi interessano anche le tlc?
Cellnex è una società molto efficiente che ha il 55% del business in Italia. Per noi è un modello di riferimento.

Ma considerate la società iberica, oggi del gruppo Benetton, come un potenziale partner o un potenziale rivale?
Dipenderà da come si svilupperà il dialogo con questo operatore. L’importante è valutare operazioni industriali che aumentino le dimensioni di scala, riducano le duplicazioni e incrementino l’efficienza. Per noi è molto importante avere operatori indipendenti a controllo italiano in un settore che è ritenuto strategico per il Paese.

È per questo che avete chiesto (e ottenuto) il nulla osta del golden power all’operazione su Ei Towers?
Abbiamo ritenuto di verificare subito che non ci fossero obiezioni. Sappiamo che quello delle tv è un settore delicato e strategico e che è considerata positivamente l’uscita di Mediaset dal controllo.

Raiway però ha il vincolo che deve restare al 51% pubblica.
C’è un decreto in questo senso, ma noi nel decidere l’operazione su Ei Towers abbiamo guardato soprattutto all’evoluzione del settore della trasmissione tv che, come detto, avrà una grande discontinuità nei prossimi anni.

Cosa succederà allora, nell’immediato, a conclusione dell’Opa?
Ci sarà la nomina di un nuovo cda, dove F2i avrà sette consiglieri su dieci ed esprimerà sia presidente sia ad, a conferma della volontà di Mediaset di uscire in prospettiva dal business infrastrutturale per concentrarsi sui contenuti. Al buon esito dell’Opa valuteremo con il management il piano industriale che contiamo sarà pronto entro fine anno.

Mediaset però avrà ancora il 40%. Come si diluirà?
Abbiamo chiesto noi a Mediaset, che è il cliente principale di Ei Towers, di accompagnarci in questa fase. Poi, se ci saranno per esempio operazioni straordinarie che necessitino aumenti di capitale, Mediaset non seguirà e si diluirà.

Quanto metterà F2i di equity in questa prima fase?
Circa 700 milioni con il nostro terzo fondo che a settembre chiuderemo con una raccolta di 3,6 miliardi, superiore all’obiettivo originario che era di 3 miliardi.

Il vostro terzo fondo ha ancora risorse da investire?
A giugno, senza contare Ei Towers, il 62% del fondo era già investito. Quello che si dimostra è che il Paese è ancora attraente. Riusciamo a portare in Italia capitali esteri, investitori internazionali di lungo periodo che rappresentano circa la metà del nostro terzo fondo.

Qualche nome?
I due principali investitori esteri, ciascuno investito per mezzo miliardo, sono il fondo sovrano Gic di Singapore e il fondo pensione canadese Psp, che è forse la prima volta che non effettua investimenti diretti ma si affida a un fondo. Vuol dire che c’è fiducia negli investimenti infrastrutturali di un operatore italiano.

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