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Scorte di grano a rischio: raccolti rovinati dal caldo

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Scorte di grano a rischio: raccolti rovinati dal caldo

(Reuters)
(Reuters)

La situazione non è ancora grave come all’inizio del decennio, ai tempi delle rivolte del pane e della Primavera araba, ma dal mercato del grano stanno arrivando segnali preoccupanti. L’abbondanza, frutto di diverse stagioni da primato, ha di nuovo ceduto il passo al timore di carenze, dopo che un’estate torrida ha danneggiato i raccolti in molte aree del Pianeta. Le scorte nei principali Paesi esportatori rischiano di crollare ai minimi dal 2007-2008 e stanno già suscitando la tentazione di misure protezionistiche.

I timori riguardano in particolare la Russia, primo fornitore di grano, che nel 2010 a causa di un’ondata di siccità aveva bandito completamente l’export provocando un’impennata dei prezzi in tutto il mondo.

Il ministro dell’Agricoltura Dmitry Patrushev martedì ha smentito le voci sull’imminente introduzione di dazi, affermando che «per ora non ci sono le basi» visto che «i prezzi attualmente non sono straordinari». Le pressioni da parte degli allevatori locali sono comunque forti e se il rublo continuerà a scivolare il Governo potrebbe cambiare orientamento.

Le rassicurazioni da Mosca hanno raffreddato la speculazione, aprendo una fase di liquidazione sui mercati. Ma le quotazioni del grano, che questo mese si sono spinte a massimi pluriennali, restano elevate, in rialzo di un terzo rispetto all’estate 2017.

A Parigi il frumento da macina scambia intorno a 200 euro per tonnellata, contro i 220 € sfiorati ai primi di agosto, un record da 4 anni, a Chicago il contratto di riferimento – dopo un picco triennale sopra 590 cents per bushel – ieri quotava circa 515 cents.

Anche senza barriere al commercio, l’export russo secondo le previsioni di Mosca crollerà a 35 milioni di tonnellate, il 20% in meno rispetto al record della scorsa stagione. Nel frattempo anche molti altri importanti fornitori sono in difficoltà.

Le coltivazioni hanno sofferto in tutta l’area del Mar Nero (dunque anche in Ucraina), a causa della siccità l’Australia rischia per la prima volta dal 2008 un raccolto inferiore a 20 milioni di tonnellate. La situazione non è rosea nemmeno nell’Unione europea, dove il caldo torrido ha messo in ginocchio soprattutto i Paesi centro-settentrionali.

La Germania, secondo esportatore Ue di grano dopo la Francia, ha registrato le temperature più elevate da oltre un secolo e perderà un quinto del raccolto di grano. In generale l’export Ue rischia di crollare a 21 milioni di tonnellate, il minimo da 7 anni, secondo Agritel.

Tra i big stanno un po’ meglio gli Stati Uniti, grazie a un clima più clemente e alle ingenti scorte messe da parte negli anni passati: una fortuna per gli agricoltori locali, colpiti dai dazi cinesi.Ma a livello globale il mercato sta scivolando in condizioni critiche. L’Usda continua a prevedere scorte record per 273 milioni di tonnellate a fine stagione, ma oltre metà di queste, evidenzia un’analisi Reuters, saranno in Cina, mentre agli otto maggiori Paesi esportatori di grano resterà in mano appena il 20% delle giacenze, pari a 26 giorni di consumi: il livello più basso dal 2007-08, quando carenze diffuse scatenarono rivolte in tutto il mondo. Stavolta c’è comunque almeno un elemento che lascia ben sperare. «Potrebbe esserci un impatto sull’inflazione, ma per fortuna i Paesi nordafricani quest’anno godono di un buon raccolto – afferma Abdolreza Abbassian, capo economista della Fao – Non vogliamo essere allarmisti sulle conseguenze».

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