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Se il Madoff «de noantri» finisce in un romanzo

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risparmio e narrativa

Se il Madoff «de noantri» finisce in un romanzo

Quella descritta da Fabio Calenda in «I soldi sono tutto» (Mondadori, 361 pagine) non è Roma. Non è nemmeno la Roma dei Parioli. Il romanzo di Calenda, ex responsabile ufficio studi di Sanpaolo Invest, ex giornalista e padre di Carlo, ex ministro per lo Sviluppo economico, semmai, apre un sipario su un mondo che usa Roma sino a strizzarla. Un mondo talmente concentrato nell’atto di torcerla per spremerne il più possibile, che finisce esserne spremuto e diventare caricatura di sé. È precisamente questo l’humus in cui si è acceso quel maxinceneritore di soldi che è stato il castello di Gianfranco Lande, il Madoff dei Parioli: 230 milioni di crack e più di 600 investitori coinvolti. Ed è di questo che si parla nel romanzo di Calenda. Di uno «schema Ponzi» che durava almeno da 15 anni: un record assoluto per queste tipologie di truffe, che si alimentano come un club d’élite in cui i vecchi clienti vengono remunerati con i soldi versati dai nuovi adepti.

A scrivere un romanzo sul tema del risparmio tradito ci aveva provato solo Andrea Camilleri con l’”odore della notte”, un romanzo sul caso di Giovanni Sucato e della sua Suginvest. Ma l’inevitabile «Montalbanizzazione» del racconto aveva forse fatto perdere di vista il tema centrale. Come le è venuto in mente un romanzo su un argomento del genere?

Nel “maxi inceneritore” ci sono finito anche io, pur disponendo degli strumenti culturali e professionali per evitarlo. La vergogna per esserci cascato mi ha ferito di più del danno economico. L’averne tratto libera ispirazione per una fiction ha svolto un ruolo catartico; mi auguro, inoltre, di aver contribuito a mettere a fuoco i moventi psicologici dei risparmiatori e le alchimie dei gestori, che consentono alla finanza corsara “so long life”, una vita così lunga.

Ma che cosa l’ha convinta a investire in quegli strumenti?

Più che le performance a convincermi è stata la costanza dei rendimenti contrabbandati da quegli strumenti finanziari in una fase di mercato tra le più volatili mai registrate. A sostegno veniva illustrato l’uso di derivati con obiettivi di copertura e non speculativi: il tutto tramite un approccio tecnico e un’attitudine low profile, priva di trionfalismi che ne accresceva la credibilità.

Tornando al libro, la costruzione degli eventi, dei personaggi e dei tecnicismi della finanza ci sembra armonica. Come è riuscito ad amalgamare il tutto?

Lo schema è quello della tragedia classica in cui la percezione entusiasmante degli eventi alimenta la hybris dei protagonisti, generando un amalgama sempre più inestricabile. La catastrofe piomba in un istante. Edipo subito dopo essersi proclamato “figlio della fortuna” scopre la verità e si acceca.

Gianni Alecci, il personaggio principale, sembra la vittima predestinata di un dramma psicologico che abbiamo visto in molte situazioni del genere. Come ha costruito il personaggio?

“Un eroe del nostro tempo” di mezza età, frustrato nel lavoro, in famiglia, perfino nel rapporto con la sua giovanissima amante. Ambisce riconoscimento, inserirsi nei circoli esclusivi, tra la gente che conta. Il denaro gli appare l’unico mezzo per poterlo fare. L’incontro con il presunto asso della finanza lo indurrà a conferire il suo denaro (e non soltanto il suo) conducendolo alla rovina.

Ci ha detto che lei stesso è rimasto coinvolto come investitore. Però nella narrazione non si percepisce alcun sapore autobiografico. C’è stato un forte sforzo di spersonalizzazione nell’affrontare il tema.

Assolutamente. E non è stato un lavoro semplice, mi creda. Però devo aggiungere che mi ha anche consentito di raggiungere il distacco necessario per affrontarlo con la lucidità derivante dall’esperienza diretta.

Lei descrive un microcosmo romano piuttosto indigeribile. È davvero così o si tratta di forzature letterarie?

È il microcosmo al cui apice si colloca l’intreccio di bassa lega tra politica e affari in cui personaggi di “varia umanità” ambiscono a inserirsi per un’ascesa sociale che come abbiamo visto può anche rivelarsi molto pericolosa.

Non era scontato che i meccanismi complessi della finanza finissero nella narrazione in modo così fluido, è stato difficile?

Ho cercato di semplificarli al massimo anche facendo appello alle mie specifiche conoscenze del settore, considerandoli come lo sfondo su cui si articolano le vicende umane dei personaggi, in primo luogo quella del protagonista.

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