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Perché la nuova asta BTp rischia di far impennare lo spread anche oltre i…

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il peso dei «fattori tecnici»

Perché la nuova asta BTp rischia di far impennare lo spread anche oltre i «demeriti» dell’Italia

Le cifre tonde fanno parlare di sé e colpiscono l’immaginario collettivo, anche se il più delle volte non hanno alcun significato dal punto di vista matematico o statistico, né tantomeno sotto l’aspetto economico o finanziario. La quota 300 verso la quale si sta avviando lo spread fra BTp e Bund non si registra ad esempio in chiusura di una seduta (altra convenzione) da oltre 5 anni, esattamente dall’ormai lontano 25 giugno 2013, anche se per la verità è stata momentaneamente oltrepassata durante la mattinata del tumultuoso scorso 29 maggio.

Oltre i «demeriti» italiani
Quel livello, puramente indicativo, è di nuovo molto vicino e anzi potrebbe essere nuovamente toccato anche prima di quanto ci si possa aspettare, non soltanto per «demerito» dell’Italia, ma per una questione puramente tecnica. Vale infatti la pena di ricordare come il tanto spesso rievocato spread in questione non sia altro che la differenza di rendimento fra i titoli di Stato con scadenza decennale di Italia e Germania. E come, in questo calcolo puramente matematico, possa essere rilevante la scelta dei titoli che vengono utilizzati come parametro di riferimento, i cosiddetti benchmark.

Dentro la questione tecnica
Al momento per i BTp vale come termine di confronto il titolo con scadenza febbraio 2028, ma la situazione è destinata a cambiare. Con l’asta che il Tesoro effettuerà questa mattina saranno infatti immessi sul mercato nuovi bond a 5 anni, ma verrà riaperta anche una precedente emissione di BTp con scadenza dicembre 2028. Grazie al quantitativo previsto (il Mef ha annunciato una forchetta fra 1,75 e 2,25 miliardi di euro) l’ammontare complessivo di quest’ultima supererà la «massa critica» di 5 miliardi di euro (nella precedente emissione ne erano stati piazzati, non a caso, 4,999 miliardi) necessaria per entrare a far parte del basket utilizzato per il contratto future e si candida così a diventare il nuovo benchmark sul quale si fanno per convenzione i conti.

QUOTA 300 GIÀ SFIORATA
Lo Spread fra BTp e Bund. Dati in centesimi. (Fonte: Thomson Reuters)

La maggior parte delle volte un cambiamento del genere passa quasi inosservato, perché lo scarto fra i tassi dei BTp che si succedono come parametro non è poi così rilevante. In una fase di tensione come quella attuale il passaggio non è invece del tutto indolore, perché alle quotazioni di ieri sera fra i due titoli decennali «ballavano» ben 18 centesimi di rendimento (3,36% per il BTp scadenza dicembre 2028 anziché i 3,18% del BTp febbraio 2028 secondo i terminali Thomson Reuters). Questo significa che lo spread Italia-Germania passerebbe dagli attuali 279 punti fino a quota 297 (oggi in realtà si è poi ristretto a 288), un soffio appunto dalla fatidica soglia. Il tutto senza colpo ferire, senza cioè che sul mercato si sia venduto un solo BTp in più di quanto non sia in realtà già avvenuto.

Il pallino in mano ai «data provider»
L’avvicendamento fra i benchmark non è tuttavia operazione automatica, almeno per quanto riguarda i titoli italiani: non esiste una regola scritta e a scegliere sono i principali fornitori di dati agli operatori di mercato, cioè Bloomberg e Reuters, in modo del tutto discrezionale e quasi mai all’unisono. L’ammontare di ciascun titolo che circola sul mercato, come si accennava in precedenza, è una questione rilevante e sotto questo aspetto l’importo del BTp dicembre 2028 resterà significativamente inferiore ai 19 miliardi del predecessore anche dopo la riapertura di stamane.

Una questione di tempo
Ma anche il fattore temporale è evidentemente decisivo e in questo caso, man mano che trascorrono i giorni, diventa sempre più difficile fare riferimento al BTp che invece scade nel febbraio 2028. La sostituzione sarà allora inevitabile, con l’altrettanto conseguente «appesantimento» dello spread almeno fino al successivo adeguamento del benchmark tedesco, che al momento è però lontano perché come riferimento si utilizza il Bund con scadenza agosto 2028. Sarà certo un fattore tecnico e assolutamente prevedibile, ma in una fase di mercato come quella attuale potrebbe contribuire a creare ulteriori tensioni oltre a quelle già esistenti.

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