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coca cola compra costa coffee

La tazzina del caffè è bollente solo nell’M&A: il prezzo dell’arabica va a picco

L’acquisizione di Costa Coffee da parte di Coca Cola è l’ennesimo deal nel settore del caffè, uno dei più caldi nell’arena dell’M&A. Solo tre mesi fa Nestlè aveva sborsato 7,2 miliardi di $ per il diritto di commercializzare prodotti a marchio Starbucks.

Il consolidamento – che prosegue da una decina d’anni, sia tra i big della distribuzione che tra quelli della torrefazione – è specchio del crescente successo della tazzina nel mondo. Ma sui mercati delle materie prime il boom non sta aiutando il caffè. Al contrario. Le quotazioni dell’arabica sono crollate di oltre il 20% da gennaio scendendo per la prima volta da 12 anni sotto 1 dollaro per libbra. Il robusta, che ieri scambiava a 1.600 dollari per tonnellata, è ai minimi da due anni.

La debolezza è in gran parte legata alle difficoltà dei Paesi emergenti: l’export dal Brasile, primo fornitore di caffè al mondo, è esploso con la svalutazione del real, che nel 2018 ha perso più del 15% sul dollaro. Pesa anche la speculazione, con i fondi che all’Ice hanno assunto un’esposizione ribassista da record. Ma i coltivatori di caffè di Brasile e Colombia, che si sono riuniti per studiare strategie comuni, accusano anche «alcune multinazionali», che a parole promuovono la sostenibilità, ma nei fatti stimolano eccessi di produzione e strangolano i fornitori con termini di pagamento di oltre 200 giorni.

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