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Lyft punta all’Ipo: testa a testa con Uber verso Wall Street

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Lyft punta all’Ipo: testa a testa con Uber verso Wall Street

Reuters
Reuters

Uber si prepara alla quotazione nella seconda metà del 2019, ma potrebbe essere superata all’ultima curva dalla principale rivale. Lyft, il numero due globale del noleggio auto con conducente, avrebbe infatti avviato i primi contatti sulla strada verso l’offerta pubblica iniziale.

Difficile dire se l’obiettivo vero sia proprio quello di sbarcare a Wall Street prima dei ben più quotati rivali. Ma, stando a quanto rivelato da Bloomberg che cita fonti vicine al gruppo, Lyft avrebbe preso Class V Group come advisor per lavorare con il management: la società di consulenza specializzata in Ipo avrebbe intenzione di prendere i primi contatti con le banche d’affari già a settembre, con un obiettivo di quotazione tra marzo e aprile.

«Una varietà di fattori determinerà se e quando Lyft si quoterà, ma nel frattempo siamo concentrati sul consolidamento del nostro business, che prosegue all'insegna della crescita», ha afferma la portavoce di Lyft in un comunicato rifiutandosi di fare commenti su rumors.

I valori in campo sono decisamente divaricati, ma Lyft ha visto la sua valutazione lievitare nell’ultimo periodo: a giugno ha chiuso un round di finanziamenti da 600 milioni di dollari sulla base di una valutazione di 15 miliardi. Pochi giorni fa Uber è stata valutata 76 miliardi di dollari in occasione dell’investimento di 500 milioni di Toyota.

Di solito, società dello stesso settore, tanto più se concorrenti diretti, evitano di confrontarsi con quotazioni troppo vicine nel tempo, essendo più difficile conquistare l’interesse degli investitori e aprendo un confronto diretto sull’esito dell’Ipo, che rischia di essere molto rischioso. Se Lyft andasse sul mercato prima, punterebbe a fissare la valutazione del settore anche per i rivali e a convincere gli investitori prima di Uber, ma si esporrebbe al rischio che gli stessi investitori si tengano ai margini a favore del concorrente.

In ballo c’è anche la scelta delle banche d’affari per l’operazione: quelle scelte dal primo non potranno partecipare all’Ipo del rivale per un evidente conflitto d’interesse. Uber ha già rapporti consolidati con due delle grandi banche attive nel settore tech, avendo avuto Goldman Sachs come advisor per l’operazione che ha portato all’ingresso nel suo capitale della giapponese SoftBank, mentre Morgan Stanley è stata capofila per un prestito da 1,15 miliardi di dollari due anni fa.

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