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Nexi, l’interesse dei fondi sovrani: mossa prima dell’Ipo

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Nexi, l’interesse dei fondi sovrani: mossa prima dell’Ipo

È in corso il riassetto societario di Nexi, la ex Icbpi-Carta Sì alle quali si sono unite le attività di Setefi, controllato dai private equity Advent International, Bain Capital e Clessidra sgr. La riorganizzazione porterà alla quotazione in Borsa, il prossimo anno, della divisione pagamenti del gruppo, che oggi catalizza il 90% del valore delle attività, ma intanto questa estate sul dossier si sarebbero affacciati secondo i rumors alcuni fondi sovrani e pensione: tra i nomi che circolano ci sono quello del fondo sovrano di Singapore e di qualche fondo pensione canadese. L’obiettivo? L’ingresso in minoranza in modo da avere un anchor investor in vista dello sbarco a Piazza Affari.

In ogni caso il dossier sarebbe per ora stato congelato, in quanto Nexi sta terminando una riorganizzazione che sarà completata a fine anno. Il gruppo si è diviso in due: da una parte, i servizi di securities services e di tramitazione che richiedono la licenza bancaria (banca depositaria) e, dall'altra, le attività di pagamento e le società controllate del gruppo focalizzate sui pagamenti.

La società ha depositato il 31 gennaio scorso presso la Banca d'Italia le istanze necessarie alla riorganizzazione societaria del gruppo, confermata il 30 aprile sia da via Nazionale sia dalla Bce. Il primo luglio è così nata Depobank, con le attività di banca depositaria, e si è dato vita alla nuova Nexi con un perimetro allargato e l’inclusione di in Mercury Payment Services (già Setefi Payment Services), ex asset di Banca Intesa Sanpaolo acquisito dagli stessi fondi.

C’è appunto da dire che la maggior parte del valore (il 90%) sarà dentro la nuova Nexi, entità che ora procede appunto verso la quotazione a Piazza Affari, con una valutazione che potrebbe essere attorno ai 5-6 miliardi di euro.

Secondo alcuni addetti ai lavori per questa divisione sarebbe possibile anche un dual track, cioè un doppio binario. Ovvio che se dovessero arrivare offerte ai fondi saranno considerate: tuttavia nell’attuale momento politico ed economico sembra difficile che in Italia possa presentarsi un soggetto estero pronto a staccare un assegno da 5-6 miliardi.Quindi al momento la strada maestra sembra quella della quotazione in Borsa, perché la divisione pagamenti ha una dimensione tale che sembra più semplice l’Ipo rispetto alla cessione.

E qui entrano in gioco i fondi sovrani. I grandi fondi pensione canadesi e il fondo sovrano di Singapore avrebbero manifestato interesse in estate per un ingresso in minoranza (prima dell’Ipo) nel gruppo dei pagamenti elettronici guidato dall’amministratore delegato Paolo Bertoluzzo. Il dossier sarebbe stato congelato, almeno per ora, dai private equity azionisti, ma potrebbe tornare in auge quando sarà più vicino lo sbarco borsistico. Gli attuali soci non hanno infatti necessità di monetizzare minoranze, ma l’ingresso di un fondo sovrano, come anchor investor, potrebbe essere ben visto nell’ottica di creare le migliori condizioni per la successiva quotazione.

Avrà invece vita propria l’attività di banca depositaria scorporata dal resto: con un patrimonio di quasi 600 milioni, ha 120 banche clienti e 460 milioni di transazioni gestite ogni anno. Per Depobank è possibile prevedere la cessione futura a gruppi già presenti nel settore: come Société Générale Securities Services oppure Bnp Paribas Securities Services.

Ma non è tutto. La riorganizzazione di Nexi procede su altri fronti. E’ in corso proprio in queste settimane la vendita della controllata Oasi, che è attiva nello sviluppo di soluzioni per la compliance bancaria. In settembre ci saranno le offerte e la società potrebbe valere complessivamente attorno ai 200 milioni. Gli acquirenti potenziali sarebbero individuabili sia tra i fondi di private equity di grande taglia, interessati al settore, sia tra i soggetti industriali: da Cerved Group a Tecnoinvestimenti fino a società di consulenza come Accenture e PwC.

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