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Dal garage di Bezos ai mille miliardi: la storia di Amazon che ora vuole…

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nell’olimpo di wall street

Dal garage di Bezos ai mille miliardi: la storia di Amazon che ora vuole superare Apple

Sono la doppia “a” delle sorelle Faang: Amazon ed Apple. Da qualche ora sono anche le uniche due aziende al mondo ad avere una capitalizzazione di mercato superiore ai mille miliardi di dollari. La prima, circa un mese fa, era stata la casa di Cupertino, madre degli iPhone. Ora è toccato al colosso di Seattle infrangere quel muro che sembrava invalicabile per chiunque. Due storie simili ma differenti, quelle di questi due giganti della tecnologia. Due storie che spiegano per bene – se ce ne fosse ancora bisogno – come il digitale, Internet e i dati siano diventati il nuovo petrolio da almeno una decina d'anni.

E basta scorrere la top ten delle aziende a maggior capitalizzazione di mercato del 2008 per capirlo: non c'erano né Amazon né Apple, in una classifica dominata da Exxon e General Electric, e con Microsoft e Google che piantavano i primi paletti. Nel settembre del 2008 Amazon valeva 34,5 miliardi di dollari, Apple 119. La lunga scalata era appena iniziata, senza che nessuno se ne accorgesse. Le curve di crescita sono assai simili, nonostante Apple abbia esordito in Borsa con diciassette anni di anticipo rispetto ad Amazon (1980-1997).

Dal garage di Bezos ai mille miliardi in borsa
Era il 1994 quando Jeff Bezos, del tutto inconsapevole che 24 anni dopo sarebbe diventato l'uomo più ricco del mondo, fondava Amazon. Aveva da poco lasciato il suo ruolo da vice presidente alla D.E. Shaw di New York, per trasferirsi sulla costa occidentale. E più precisamente a Bellevue, nello stato di Washington. Qui il trentenne Jeff decise di comprare casa. E sempre qui, nel suo garage, fondò Amazon. La scelta del nome, secondo i racconti che arrivano da quelle parti, lo tenne sveglio molte notti. Bezos voleva per la sua azienda un nome che cominciasse per A, in modo che la facesse comparire al primo posto nei vari elenchi. E sfogliando un'enciclopedia trovò Amazon, nome di uno dei fiumi più grandi al mondo.

IL CONFRONTO
L'evoluzione del market cap di Apple e Amazon

L'idea iniziale era quella di vendere libri in tutto il mondo. Una libreria online. Senza scaffali, senza confini. Il piano aziendale prevedeva 5 anni di perdite. E Bezos mise in ballo i suoi risparmi e quelli dei suoi genitori per la fase di startup: 300mila dollari. Poi alcuni investitori decisero di puntarci lo stesso. I primi utili arriveranno solo nel 2001, ma intanto la bolla di Internet era scoppiata, e Amazon iniziava a crescere forte. L'approdo in Borsa è datato 1997. Due anni dopo, Amazon contava già oltre duemila impiegati (oggi dà lavoro a 566 mila persone) e aveva valicato i confini europei. Intanto la libreria più grande del mondo iniziava a commerciare CD, film, software, dispositivi elettronici di consumo, videogame, giocattoli e utensili per la casa.

Nel 1998 Amazon è l'esempio più concreto di eCommerce al mondo, e la rivista Time dedica a Jeff Bezos la copertina come uomo dell'anno. Il lancio del primo Kindle, lettore per libri in formato elettronico, è storia più recente: il device, dotato di uno schermo monocromatico di 6 pollici, arriva nell'ottobre del 2009. Ne seguiranno, negli anni, 14 nuovi modelli. Poi arriveranno i servizi come Prime, che ridisegnerà per sempre il mondo della logistica dell'eCommerce. O come Web Service, che racchiude tutta una serie di servizi di cloud computing e che oggi garantisce ad Amazon ricavi miliardari. Senza dimenticare Create Space (un sistema per pubblicare il proprio libro online) e Alexa, l'assistente intelligente che gira sui dispositivi Echo.

Nel 2017, l'acquisto di Whole Foods Market e lo scossone ai supermercati dietro casa. Tutte mosse che aiuteranno Amazon a diventare il gigante da oltre mille miliardi di capitalizzazione.

Nella storia di questo colosso, però, c'è spazio anche per uno dei flop più clamorosi della storia della tecnologia moderna. E porta il nome di Fire Phone. Annunciato da Jeff Bezos in prima persona il 18 giugno 2014, doveva essere l'antagonista dell'iPhone. Sembrava tutto pronto affinché Amazon spaccasse il settore degli smartphone. Invece Fire Phone fu clamorosamente bocciato dal mercato. E Amazon, almeno per adesso, sembra aver abbandonato la difficile strada degli smartphone.

Il potenziale che fa la differenza

Nonostante Amazon abbia raggiunto quota mille miliardi di market cap con qualche settimana di ritardo rispetto ad Apple, la discussione sul lungo periodo e su quale delle due aziende possa tenere questi ritmi ancora a lungo è intensa. Di recente, su Facebook, è stato lanciato un sondaggio con una domanda molto semplice: chi fra Amazon e Apple raggiungerà per prima quota duemila miliardi di dollari di capitalizzazione? La stragrande maggioranza ha votato per Amazon, perché il suo piano industriale (anche in vista dell'apertura di un secondo headquarters negli Stati Uniti) è risultato più solido rispetto all'impero fondato sui dispositivi di Apple. La diversificazione del business potrebbe fare la differenza. Amazon, oggi, è un drago a più teste: eCommerce, cloud computing, device, supermercati fisici, musica in streaming, video on demand, logistica.

Gli analisti di Morgan Stanley, qualche giorno fa hanno stimato che le azioni di Amazon saliranno a 2500 dollari nei prossimi dodici mesi. Così il gigante dell'eCommerce toccherà quota 1200 miliardi. Apple oggi orbita attorno a quota 1100. In tutto questo, Jeff Bezos consolida il suo primato da uomo più ricco del mondo con un patrimonio da 166 miliardi di dollari. Sul podio Bill Gates e Warren Buffett. Ma il Ceo di Amazon, visti i ritmi di crescita delle ultime settimane, fra qualche giorno potrebbe detenere da solo il totale dei due antagonisti.

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