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La ripresa delle Ipo slitta al 2019: le attese su lusso e made in Italy

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La ripresa delle Ipo slitta al 2019: le attese su lusso e made in Italy

Piazza Affari guarda al 2019 per una ripresa delle Ipo. Da qui a fine anno sembrano poche le possibili matricole con chance di debutto sul listino principale, mentre nel 2019 potrebbero finalizzarsi alcuni processi per ora solo sulla carta, nel caso di un miglioramento della situazione congiunturale in Europa e di una schiarita della situazione politica italiana dopo la presentazione della manovra finanziaria. Del tema delle quotazioni si è discusso nella prima giornata dell’Italian Equity Week in Borsa Italiana, una tre giorni di tavole rotonde iniziata focalizzandosi sul lifestyle-lusso, e che continuerà con i settori industriale e infrastrutture, tutti settori trainanti dell’economia italiana.

Si parte da un 2018 avaro di Ipo sul listino principale, per motivi congiunturali: solo una quotazione, quella di Carel Industries, sull’Mta, con l’esclusione quindi dei tanti debutti sull’Aim Italia (ben 26 nell’anno) e con l’esclusione dell’arrivo di Guala Closures tramite la Spac Space. Le matricole avevano toccato questi livelli solo nel 2009 con l’Ipo di Yoox.

La lista per i prossimi 12 mesi è però lunga. Le due società più vicine al debutto sembrano Manifatture Sigaro Toscano e la padovana Piovan, come pure Garofalo Healtcare. Ma nel 2019 sono attese anche Ipo di grandi dimensioni: la più rilevante sarà Nexi, la ex-Cartasì. Ci potrebbe essere poi Eataly di Oscar Farinetti. Mentre l’utility Estra e Octo Telematics potrebbero riprendere in considerazione l’Ipo. Tra i grandi gruppi resta da capire il destino di Magneti Marelli, per la quale Fca ha avviato lo scorporo.

Il mercato ha mostrato di essere molto selettivo: le future matricole dovranno dimostrare di avere una “equity story” di crescita da una parte e di poter garantire dividendi agli investitori dall’altra. «Se guardiamo al bilancio degli ultimi 12 mesi, gli investitori hanno saputo valorizzare pienamente aziende industriali innovative e caratterizzate da una crescita credibile attraverso Ipo di successo come Carel, Gima TT e Pirelli, malgrado un contesto non particolarmente favorevole. Il mercato italiano ben si adatta agli investitori esteri che vogliono investire su aziende che rappresentano casi unici per capacità di innovazione e vantaggi competitivi» afferma Stefano Rangone, global head of equity capital markets di Mediobanca. Il settore del Made in Italy-lifestyle resta tra i più appetibili per le Ipo. Le quotate sui mercati di Borsa Italiana sono 42, con una capitalizzazione aggregata pari a 123 miliardi, il 17% del mercato. Dal 2000 le società del settore hanno raccolto circa 15,7 miliardi di euro, di cui oltre 9 miliardi in Ipo.

«L’andamento positivo dei settori tipici del Made in Italy come moda, food e design, dimostra la crescita della domanda mondiale di beni di alta gamma», indica Mauro Micillo, responsabile corporate & investment banking di Intesa e Ad di Banca Imi, che pone l’accento sui settori agro-alimentare e design. «UniCredit è fortemente impegnata a sostegno del settore del lifestyle e nella prima metà del 2018 abbiamo aumentato il credito disponibile alle imprese in quei settori di oltre 7 miliardi. Cibo, moda e arredo rappresentano alcuni dei punti di forza del sistema produttivo italiano e da tempo godono dell’attenzione degli investitori internazionali» sostiene Alfredo De Falco, head of corporate & investment banking Italy di UniCredit.

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