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Spread in discesa, ma alla Pmi il debito costa lo 0,5% in più

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Spread in discesa, ma alla Pmi il debito costa lo 0,5% in più

(Adobe Stock)
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Scende lo spread e sale Piazza Affari sulle rassicurazioni del Governo in merito al raggiungimento degli obiettivi di Bilancio e alla volontà di volere rispettare le regole europee. In una seduta ad alta volatilità e scarsa liquidità sul mercato, il differenziale del BTp a 10 anni sull’omologo tedesco strappa in chiusura il livello di 266 punti base al di sotto del 285 pb toccato lunedì. Ancora più consistente la riduzione dei titoli di Stato con scadenza 2 anni il cui rendimento è sceso all’1,13% da 1,40% di lunedì e quello a 5 anni a 2,27 per cento da 2,51 per cento. nonostante questo ritracciamento, il rendimento del decennale resta ancora elevato al 3,02% circa 55 punti base in più rispetto ai livelli toccati soltanto a luglio.

Piazza Affari ha brindato chiudendo in controtendenza rispetto alle altre Borse europee mettendo a segno un rialzo dell’1,1% trascinata dai titoli bancari e dal rassicurante andamento dello spread. Tra i titoli favoriti, Ubi salito del 4,74%, Intesa (+5,18%), Unicredit (+4,07 per cento), Bper (+3,67 per cento.

La ritirata dello spread ha aperto la finestra ad una nuova emissione societaria, una rarità dal momento che dallo scorso 4 marzo, ovvero da dopo le elezioni politiche, hanno visto la luce soltanto tre emissioni Telecom, Terna e Banca Intesa. A vivacizzare la seduta è stata l’utility 2i Retegas che ha collocato 500 milioni di euro raccogliendo una richiesta di 850 milioni di euro dagli investitori attratti anche dal premio per l’emissione fino a 40 centesimi per il titolo scadenza 7 anni e con una cedola del 2,195 per cento. Il titolo risulta più conveniente del BTp di identica scadenza di circa 57 centesimi ma lo spread sul tasso mid swap ha raggiunto quota 165 punti base.

Un costo elevato per una emissione investment grade soprattutto se paragonata alla spagnola Telefonica che sempre ieri ha collocato una obbligazione di identica scadenza: in questo caso il titolo ha strappato uno spread sul mid swap di 95 punti base e ha pagato soltanto 8 centesimi per il new premium issue. Secondo gli operatori, i titoli corporate italiani continuano ad essere attraenti, senza dimenticare l’effetto della Bce, tuttavia continua ad essere un mercato per pochi, non per tutti.

L’aumento del costo del credito fa la sua parte, salito di circa 50 centesimi da inizio anno, la metà rispetto al rendimento del BTp a 10 anni che rispetto a gennaio quota 100 centesimi in più. Alcuni emittenti hanno gettato la spugna come nel caso di Atlantia che ben prima del disastro del ponte di Genova, ha preferito la strada del prestito bancario invece del bond annunciato; oppure Fincantieri la cui emissione è ancora in pipe line. Il volume dei collocamenti di corporate italiani si è così dimezzati: nei primi otto mesi sono 7,5 miliardi da 15,3 miliardi dello stesso periodo del 2017.

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