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Mercati, cosa può succedere alle Borse se Wall Street corregge

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Mercati, cosa può succedere alle Borse se Wall Street corregge

(Ap)
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L’aumento dei salari americani ha preoccupato Wall Street per il timore di un aumento dei tassi di interesse più aspro del previsto. Le statistiche sull’occupazione Usa di agosto, infatti, hanno rivelato che gli stipendi sono saliti del 2,9% su base annua, il massimo da quando è iniziata la ripresa economica. Il dollaro è schizzato (il cambio contro le principali valute è passato da 94,9 a 95,4), la volatilità è aumentata e i titoli di Stato statunitensi sono stati venduti, così da alzare i rendimenti di circa 2 punti percentuali e da allinearli a condizioni finanziarie più stringenti.

Hanno reagito all’insù anche i rendimenti a lungo termine, che di recente erano risultati meno sensibili all’ottimismo sul perdurare della crescita e della politica monetaria restrittiva.

Prese di beneficio a New York

Il dato sull’occupazione mostra che gli Stati Uniti sono ancora in ottima forma, come era stato anticipato qualche giorno prima dalle imprese del settore servizi . Eppure, il listino di New York aveva già iniziato a segnare il passo. Le paghe più alte possono aver dato un’ulteriore motivazione per capitalizzare i guadagni registrati sui massimi storici degli indici azionari. Non è un caso che sia stato il Nasdaq (+24% da gennaio) a tirare il freno, visto che le società tecnologiche hanno continuato a correre e a raccogliere le speranze di rialzo degli investitori anche quandoil pessimismo imperversava sui parterre.

Non si tratta certo di perdite drammatiche (il saldo settimanale dell’S&P500 è inferiore al punto percentuale e il Nasdaq è tornato ai livelli di fine agosto); inoltre, i profitti sopra il 20% delle aziende americane sostengono le quotazioni. Gli operatori, probabilmente, si chiedono se sia il caso di essere più pragmatici nella gestione dei portafogli, soprattutto in vista dei rendiconti di fine anno, e di cominciare a portare a casa qualche risultato.

Europa in calo, Milano in controtendenza

La settimana è stata peggiore per gli indici europei, tutti in calo (-3% l’EuroStoxx50, -3,4% il Dax 30 di Francoforte e -3% il Cac40 di Parigi), con l’eccezione di quelli milanesi; il Ftse Italia All Share a +0,9% ha beneficiato della linea moderata sul deficit del Governo italiano, che non disturba Bruxelles e i mercati. Le ultime dichiarazioni del Ministro del Tesoro Giovanni Tria su un contenimento del saldo negativo tra entrate e spese correnti all’1,7% hanno rinsaldato l’andamento in controtendenza di Milano dopo un lungo periodo sotto pressione. Le azioni tedesche, invece, danno segni di insofferenza al rallentamento economico del Vecchio Continente e, soprattutto, manifestano i primi effetti della battaglia dei dazi del Presidente americano Donald Trump (gli ordini all’industria in Germania sono scesi dello 0,9%). Trump, tra l’altro, è tornato a volgere le sue invettive contro un Euro troppo competitivo per le auto che si vendono negli Stati Uniti.

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Cina sotto pressione

Ancora più brutto è il clima sulle Borse cinesi, che non riescono a invertire il percorso discendente (nel 2018 Shanghai è a -18% e Shenzhen a -24%) nonostante l’incremento dei profitti (+17%) delle società quotate. Pechino è determinata a controllare il passaggio dell’economia dall’export ai consumi con una politica monetaria e fiscale di supporto, però le frizioni internazionali per le barriere doganali agiscono come una morsa; sull’ex Impero Celeste pendono dazi su merci per 200 miliardi di dollari già delineati dall’amministrazione Trump e altri che sarebbero ancora più ingenti ancora allo studio. E l’incertezza è un’arma letale per la propensione al rischio degli investitori, a cui si aggiunge la fuga dei capitali dai mercati emergenti, che incupisce il panorama.

Le condizioni per il recupero

La fase moderatamente correttiva dell’S&P500 americano, secondo Giuseppe Sersale di Anthilia Capital Partners, è nelle carte dopo 5 mesi positivi a fila e con una stagionalità favorevole, amplificata da un eccesso di ottimismo che contrasta con l’umore sugli altri mercati. «Il quadro tecnico - afferma Sersale - lascia intendere che potrebbe trattarsi di qualche settimana di consolidamento, prima di una nuova fase rialzista nell’ultima parte dell’anno».

Ma le altre Borse del globo troverebbero la forza di resistere a un nuovo anno meno spumeggiante a Wall Street, o addirittura di colmare il divario accumulato nel 2018 a causa di tensioni più politiche che fondamentali?

Per quanto riguarda la Cina, Sersale spiega che le valutazioni molto basse delle società quotate incorporano già un sacco di cattive notizie, ma restano subordinate ai progressi sul fronte delle negoziazioni della guerra commerciale e all’arresto dei deflussi di capitale dai mercati emergenti. Per l’indice EuroStoxx50, invece, il distacco macinato dall’S&P500 dovrebbe permettere di ammortizzare una moderata correzione dell’indice Usa, purché non avvenga in un contesto troppo volatile.

Poi c’è la questione della Legge di bilancio italiana, che deve superare non solo il giudizio di Bruxelles, ma anche il benestare delle agenzie di rating e, soprattutto, il beneplacito dei mercati; il loro insindacabile giudizio, infatti, si riverbera direttamente su Piazza Affari e spread. Un apprezzamento dell’euro dettato da un maggiore ottimismo per le sorti dell’Eurozona, inoltre, tranquillizzerebbe pure Trump e le sue tendenze bellicose contro le auto tedesche.

«La sotto-performance dell’Europa rispetto all’America - precisa Alessandro Fugnoli di Kairos - sta cominciando ad assumere proporzioni imponenti. A fine anno, quando si farà il consuntivo dell’anno trascorso, si dovrà riconoscere che l’Europa ha goduto ancora di un buon livello di crescita (anche se il 2019 appare decisamente più incerto) e un recupero delle sue Borse sarà probabile».

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