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La padovana Carel Industries e il coraggio di quotarsi sul listino Mta

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private investigations - analisi di bilancio

La padovana Carel Industries e il coraggio di quotarsi sul listino Mta

Il 2018 è stato finora un anno d’oro per le nuove quotazioni in Borsa, ma quasi tutte le Ipo hanno riguardato il mercato Aim Italia (ben 22, tra cui 7 Spac). Al Mta è entrata solo Guala Closures, dopo la business combination con Space 4 (in realtà si tratta di un ritorno in Borsa dopo il delisting per Opa avvenuto nel 2008), mentre nel segmento Miv delle società di investimenti ha fatto il suo debutto NB Aurora. Inoltre Giglio Group ha effettuato il passaggio dall’Aim al Mta (segmento Star).
L’unica Ipo vera e propria al Mta del 2018, sempre nel segmento Star, è stata quella di Carel Industries, azienda padovana attiva nella componentistica per il

controllo e la regolazione di apparecchiature e impianti di condizionamento dell’aria (Hvac o Heating, ventilation and air conditioning) e di refrigerazione. E' stata un’Ipo riservata a investitori istituzionali ed ha riguardato inizialmente il 35% del capitale sociale (ma il successivo esercizio della greenshoe ha portato il flottante al 40,25%), e il prezzo di offerta è stato pari a 7,2 euro per azione, valore intermedio della forchetta di prezzo iniziale compresa fra 6,7 e 7,8 euro per azione.
Il primo giorno di quotazione è stato l’11 giugno 2018. Oggi il titolo Carel Industries veleggia felicemente sopra i 9 euro per azione e il prossimo 24 settembre farà il suo debutto nell’indice Ftse Italia Mid Cap “scalzando” un’azienda importante e storica come Rcs MediaGroup. Ma i risultati di bilancio?

Salgono ricavi e margini (al netto dei costi di Ipo) nel primo semestre 2018
Per ora non hanno certo deluso, in quanto nel primo semestre 2018 Carel Industries ha evidenziato un incremento del giro d’affari pari al 9,1% (+12,1% a

cambi costanti) a 138,8 milioni, trainati dal business della refrigerazione (+15,7% a 49,9 milioni e +18,7% a cambi costanti); anche il core business Hvac è però cresciuto del 7,4% a 65,4 milioni (+ 10,6% a cambi costanti). I mercati principali del gruppo (Europa, Medio Oriente e Africa), che generano circa il 70% dei ricavi, hanno evidenziato un incremento a doppia cifra mentre le Americhe sono state penalizzate dall’effetto cambi.
L’ebitda del gruppo è sceso dell’8,4%, attestandosi a 24,2 milioni, ma non considerando i 5 milioni di oneri di quotazione il valore sarebbe ammontato a 29,2 milioni, in aumento del 10,6% rispetto ai 26,4 milioni al 30 giugno 2017. Analogamente l’ebit è passato da 22,5 a 20 milioni (-11,1%) e l’utile netto da 16,9 a 15,6 milioni (-7,7%); su base rettificata dei costi di quotazione vi sarebbe stato però un incremento del 14,3% (+18% a cambi costanti).

Per l’intero esercizio in corso attese positive e nuovi investimenti
L’Ipo di Carel Industries è avvenuta esclusivamente mediante vendita di azioni da parte degli azionisti di riferimento (famiglie Rossi Luciani e Nalini), che dalla cessione di complessive 40.250.000 azioni hanno in totale incassato circa 28,9 milioni lordi. Ma Carel Industries non aveva bisogno di nuovo capitale in quanto al 30 giugno 2018 il gruppo deteneva liquidità netta per 15,2 milioni; va detto però che a fine 2018 la liquidità ammontava a 40,2 milioni e nel frattempo sono stati distribuiti ben 30 milioni di dividendi agli azionisti di riferimento per l’esercizio 2017, che si è chiuso con un utile netto consolidato di 31,2 milioni (per gli esercizi 2014, 2015 e 2016 il monte dividendi era rispettivamente ammontato a 5, 20 e 15 milioni).
Dati i buoni risultati al 30 giugno 2018 e l’indicazione del management in base

alla quale il trend di crescita dei ricavi per il secondo semestre è atteso in linea con quello del primo (e l’ebitda margin, escludendo gli oneri di quotazione, dovrebbe risultare in linea con il 19,9% evidenziato nel 2017), è possibile attendersi un buon livello di redditività per l’intero 2018 ed anche un ulteriore incremento della liquidità netta, anche se sono in corso significativi investimenti per l’ampliamento del sito produttivo di Manheim in Pennsylvania e di quello croato di Labin. Inoltre è recentemente stata posata la prima pietra del nuovo stabilimento cinese nel distretto Snd di Suzhou che dovrebbe essere inaugurato nel primo trimestre 2019. Tra giugno e agosto 2018 sono state aperte due nuove filiali commerciali a Singapore e in Nord Africa ed è stato rilevato il 51% non ancora detenuto della società distributrice Carel Japan. Il gruppo Carel ha indicato per gli esercizi 2018 – 2019 un capex cumulato superiore di 20 milioni rispetto alla media degli esercizi precedenti.

Quotazione al Mta con successo e struttura familiare sono compatibili
E i nuovi prodotti? Non mancheranno, dato che Carel sta per presentare alla fiera internazionale di settore Chillventa 2018 (che si terrà a Norimberga dal 16 al 18 ottobre 2018) alcune soluzioni che adottano refrigeranti naturali o a basso Gwp (Global Warming Potential, cioè contributo all’effetto serra), nonché valvole, inverter e pompe di calore ad alta efficienza energetica e alcune app in grado di gestire da remoto le utenze refrigeranti della Gdo. Carel ha anche siglato un protocollo di intesa con la Polizia di Stato per la condivisione di informazioni utili a prevenire i fenomeni del cybercrime e del cyberterrorismo.
Il coraggio di Carel Industries a sbarcare al Mta è stato quindi premiato dal mercato, anche se la società resta a forte controllo familiare: data la presenza di azioni a voto maggiorato le famiglie Rossi Luciani e Nalini detengono complessivamente il 59,75% del capitale sociale, ma ben il 74,8% dei diritti di voto. Ma quotarsi in Borsa si può e anche con successo, se le condizioni di partenza di un’azienda sono favorevoli. Speriamo che l’esempio di Carel Industries non resti isolato.

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