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Etf «a leva»: cosa devi sapere per salvare i tuoi risparmi

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Etf «a leva»: cosa devi sapere per salvare i tuoi risparmi

(Reuters)
(Reuters)

Nonostante la stretta imposta dall'Esma (e scattata il primo agosto) sui Cfd a leva, sui mercati più o meno regolamentati - Piazza Affari compresa - resta una miriade di prodotti finanziari che moltiplicano le oscillazioni dei loro indici di riferimenti. Compresi gli Etf e gli Etn, strumenti che molti considerano innocui, da buon padre di famiglia, ma che nelle versioni “a leva” possono rivelarsi molto insidiosi anche in fasi di mercati laterali. Quando poi si verificano violente correzioni, ecco che i prodotti leveraggiati esplodono come bombe nucleari rischiando di ridurre in cenere i risparmi. Vediamo allora che cosa è indispensabile sapere prima di acquistare questi cloni “moltiplicati”, che possono essere “long” (rialzisti) o “short” (ribassisti).

Primo consiglio: evitare di guardare al futuro inforcando gli occhiali rosa. Certo, quando le cose vanno bene la leva aiuta. Guardando al mercato statunitense, facciamo l’esempio del 3x Long Nasdaq 100 Etf (ticker TQQQ), lanciato nel febbraio del 2010: mentre da quella data il normale Etf sul Nasdaq ha guadagnato “appena” il 380% circa, il suo cugino a tripla leva ha sfiorato la fantascientifica performance del 4400%. Tutti ricchi subito quindi? Purtroppo no.

Proviamo infatti a fare l’ipotesi contraria. L’incauto risparmiatore che nel marzo del 2000, nel pieno dell’euforia collettiva della bolla internet, avesse acquistato lo stesso Etf a tripla leva sul Nasdaq, si sarebbe ritrovato nell’ottobre del 2002 con una perdita pari al 99,95% dell’investimento. E poi hai voglia a recuperare: da quei livelli, solo per tornare a pareggio, ci vuole una performance del 200.000%. Ipotizzando molto ottimisticamente ritorni medi dell’8% per il Nasdaq, occorrerebbe quasi un secolo. A meno di ulteriori spettacolari crolli, che aggiungerebbero un secondo secolo per tornare ad avere il gruzzolo di partenza. Altro che ricchi subito.

Anche durante le fasi laterali di mercati, gli Etf a leva possono fare brutti scherzi. Questo perché sono particolarmente sensibili alla volatilità, arma a doppio taglio che si combina con il cosiddetto “effetto compounding” dovuto al ribilanciamento quotidiano. Spieghiamo bene. Iniziamo dalla volatilità: per mantenere in portafoglio un prodotto a leva ci vuole uno stomaco decisamente forte. Torniamo all’esempio del Nasdaq 100: mentre il normale Etf che replica l’indice tecnologico dal 2010 ha avuto correzioni non superiori al 15%, il suo “cugino” con triplice leva ha toccato ribassi del 45% nel febbraio 2016, ma anche del 44% nell’agosto 2011, del 43% nel maggio 2010 e del 37% nell’agosto 2015. Siamo sicuri di reggere la pressione psicologica di un investimento dimezzato senza uscirne tagliando dolorosamente le perdite?

Ma un’alta volatilità danneggia gli strumenti a leva anche in virtù del meccanismo del ribilanciamento giornaliero, che rende gli strumenti a leva indicati soprattutto per il day trading. Come spiegano tutti i prospetti informativi degli strumenti “moltiplicati”, gli Etp con leva giornaliera detenuti per un periodo più lungo di un giorno non possono fornire rendimenti in linea con quelli dell’indice di riferimento moltiplicati per la leva, anzi «i ritorni possono differire in modo significativo».

Questo per il meccanismo dell’interesse composto, il cosiddetto “effetto compounding” insidioso anche durante le fasi laterali ad alta volatilità. Ipotizziamo infatti di avere acquistato un Etc a leva due long (rialzista) su un determinato indice che fa +3% e poi -3% per quattro giorni consecutivi. Il risultato è che l’indice alla fine avrà perso lo 0,18%, ma l’Etc a leva si ritroverà a -0,72%.

Uniti ai maggiori costi di gestione e alle minori garanzie di tutela del capitale, i rischi degli Etf o Etp a leva ne fanno uno strumento da considerare solo in un’ottica speculativa di breve termine. Maggiore è la leva, minore dovrebbe essere il periodo in cui i cloni “moltiplicati” restano in portafoglio. Anche solo per il nobile fine di salvare le proprie coronarie.

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