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Versace Story: dalla morte di Gianni alla decisione di vendere a Kors

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c’era una volta

Versace Story: dalla morte di Gianni alla decisione di vendere a Kors

Ci sono persone come Gianni Versace che hanno lasciato questo mondo all'improvviso. Lo hanno lasciato proprio nel momento in cui avevano trovato o si erano conquistate un posto di tutto rispetto, in questo stesso mondo, così competitivo e a tratti crudele, specie quando si tratta di personaggi pubblici. Hanno perso la vita o per malattie fulminanti o a causa di eventi violenti.

Hanno lasciato un vuoto incolmabile e causato in entrambi i casi un profondo smarrimento, come sempre accade in casi di morti premature e inaspettate.

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La tragica morte di Gianni Versace
Gianni Versace fu ucciso da un serial killer a Miami nel 1997. Aveva solo 51 anni ed era in quel momento uno degli stilisti italiani di maggior successo e più conosciuto in Italia e nel mondo. Ma – non sembrino riferimenti fuori luogo – sorte analoga è toccata a Giovanni Alberto (“Giovannino”) Agnelli, figlio di Umberto e designato dal padre e dal fratello maggiore Giovanni a guidare la Fiat. Un linfoma però lo uccise a soli 33 anni, nel 1997. Prematura anche la scomparsa di Marisa Bellisario, la donna manager più famosa della sua epoca, morta nel 1988, a 53 anni, per un tumore alle ossa. Pensiamo poi a Pier Paolo Pasolini, assassinato nel 1975: pure lui aveva solo 53 anni. Con i «se» non si fa la storia né la letteratura né la cronaca, ma in molti, in questi anni, si sono sicuramente chiesti: cosa sarebbe stato della Fiat se Giovannino Agnelli fosse diventato presidente? Cosa penserebbe oggi Marisa Bellisario del persistente gender gap?

Si stupirebbe che in 30 anni si siano fatti così pochi passi avanti nella presenza delle donne ai livelli manageriali più alti e che le donne continuino - qualsiasi lavoro facciano - a essere pagate meno degli uomini? E naturalmente, cosa avrebbe scritto Pasolini dell'edonismo degli anni 80 e 90, dei boom e delle bolle finanziarie, del terrorismo di matrice religiosa e, oggi, della comunicazione trasformata da internet e dai social network? A Gianni Versace si potrebbero fare tantissime domande: il mondo della moda e del lusso sono sempre più difficilmente decifrabili e non esistono più le tendenze di stagione, oltre alle stagioni. Ma soprattutto, per chi segue o ama la moda, ci si chiede: come avrebbe interpretato la fine del periodo d'oro degli anni 90? Che strada avrebbe preso il marchio sotto la sua guida? Come avrebbe reagito agli assalti della finanza internazionale alle maison della moda? Come avrebbe gestito la complessità di un'azienda a guida famigliare che diventa una multinazionale tascabile? E naturalmente: Gianni Versace sarebbe su Instagram? Avrebbe investito nell'e-commerce? Allestirebbe ancora le sfilate? Crederebbe sempre in tutto quello che ha inventato, dall'arredamento per la casa agli orologi, dagli alberghi ai profumi? O sarebbe riuscito, da pioniere, ad aprire altre strade, visto che quelle che aveva percorso erano poi state scelte da moltissimi altri marchi?

La difficile eredità di Donatella
La storia della maison Versace si può dividere in due parti: prima e dopo la morte di Gianni Versace. Nessuno, quasi certamente, vorrebbe raccogliere l'eredità di un genio, specie all'improvviso. Capitò a Donatella, che dovette prendere su di sé il lutto personale e, contemporaneamente, l'impegno di dare un futuro all'azienda, custodendo lo stile creato dal fratello ma cercando al contempo di dare una sua impronta alle collezioni “post Gianni”. Non solo: i due figli avuti dal marito Paul Beck erano piccoli e furono sconvolti dalla morte dello zio quanto la madre. Il terzo fratello, Santo, dovette tirare fuori doti manageriali e di gestione degli equilibri famigliari che lo segnarono profondamente. Era il periodo in cui gli stilisti cominciavano a capire che non potevano più limitarsi a creare, a dare libero sfogo alle loro fantasie e visioni. Occorreva tenere d'occhio i bilanci e trovare un equilibrio con le esigenze della gestione giornaliera di un'azienda.

La gestione lungimirante di Di Risio
I fratelli Versace si rivolsero a diversi manager esterni: il più illuminato fu Giancarlo Di Risio, che guidò l'azienda Versace dal 2004 al 2009, procedendo a tagli drastici di tutti i costi (vendette anche molti immobili della famiglia e parte della ricchissima collezione d'arte contemporanea costruita da Gianni). Allo stesso tempo Di Risio investì con lungimiranza in Cina e a Hong Kong, dove nel giro di pochi anni tutti i marchi del lusso avrebbero puntato. Se ne andò, si disse all'epoca, per insanabili contrasti con Donatella: al suo posto fu scelto Gian Giacomo Ferraris, che veniva dal turn around di Jil Sander e restò fino al 2016.

“Negli ultimi due anni Donatella ha vissuto una seconda giovinezza stilistica, facendo mosse che, come quelle del fratello, hanno costretto molti competitor a imitarla”

 

L’ingresso del fondo Blackstone
Anche la sua fu un'uscita inaspettata, sulla quale non è mai stata fatta piena chiarezza: a Ferraris si deve il risanamento completo della maison, grazie anche al piano che Bain aveva messo a punto quando al timone c'era Di Risio. Non solo: fu Ferraris a gestire l'entrata del fondo Blackstone, che nel 2014 acquisì, per 210 milioni, il 20% di Versace, lasciando alla famiglia il restante 80%. Al posto del manager italiano arrivò Jonathan Ackroid, ex ceo di Alexander McQueen. Negli ultimi due anni Donatella ha vissuto una seconda giovinezza stilistica, facendo mosse che, come quelle del fratello, hanno costretto molti competitor a imitarla. Collaborazioni con altri stilisti, campagne pubblicitarie genderless e massimamente inclusive della diversità; ha mostrato la capacità di cogliere i pochi trend che ancora esistono col massimo tempismo (basti pensare alle sneaker).

Ma gli anni passano anche per lei: i figli non hanno il fuoco sacro della creatività applicata alla moda (forse dirigeranno i rispettivi talenti verso altri ambiti) e lei non ha mai nascosto di continuare a provare una sensazione di vuoto emotivo. Forse per questo la famiglia ha deciso di vendere, ma resta da vedere (potremmo saperlo tra poche ore) se, come è successo alle famiglie Fendi, Bulgari, Loro Piana, Pucci, solo per fare alcuni nomi, si troverà il modo di restare coinvolti nel nuovo corso di Versace. Chissà cosa consiglierebbe Gianni, viene da concludere.

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