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Confusione su Def piega Piazza Affari, giù le banche con spread a 237

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Confusione su Def piega Piazza Affari, giù le banche con spread a 237

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Chiusura positiva per le Borse europee, fatta eccezione per Madrid (inv) e Milano (-0,62%). Quest'ultima è stata la peggiore risentendo dell’incertezza per i numeri contenuti nel Def, nell'attesa del nuovo Consiglio dei Ministri convocato per questa sera alle 20. La girandola di ipotesi e voci sulla manovra finanziaria ha mandato in fibrillazione anche lo spread, che dopo essere salito fino a 250 punti ha chiuso a 237.

Indici europei si riscattano dopo dato Usa su pil, scivola l'euro
Le Borse europee hanno aperto deboli, all’indomani della decisione della Fed di alzare i tassi di interesse al 2,25%, ma hanno virato al rialzo nel pomeriggio dopo la diffusione del dato sul pil americano, cresciuto come non succedeva da quattro anni. Secondo la terza e ultima lettura del Dipartimento Usa del Commercio, la crescita è stata del 4,2% annua. Anche se gli economisti si aspettavano di più, si tratta della crescita più sostenuta dal 2014, quando il pil era salito del +4,9%. Proprio ieri, tra l'altro, la Federal Reserve ha ritoccato al rialzo le stime sulla crescita per il 2018 e 2019. Quest'anno, secondo gli economisti della banca centrale, il pil salirà del 3,1%, contro il 2,8% indicato a giugno. L’inflazione si dovrebbe attestare al 2,1%, come nella stima precedente, e la disoccupazione al 3,7% anziché al 3,6%. L?istituto centrale ha inoltre riportato il costo del denaro sopra il 2%, come non succedeva dal 2008 e ha aperto alla possibilità di nuove strette entro fine anno. La decisione della Fed di ieri e il dato sul pil Usa di oggi hanno spinto in alto le quotazioni del biglietto verde, cosicché il rapporto euro-dollaro ha violato al ribasso la soglia di 1,17 dollari (segui qui i principali cross).

Banche deboli, occhi su Mediobanca e Bper

A Piazza Affari sono andate male le azioni delle banche, penalizzate dalla volatilità dei bond governativi. Unicredit (-1,67%) e Ubi Bancai (-2%) hanno guidato i ribassi.

Mediobanca ha lasciato sul parterre lo 0,99%, nel giorno in cui il gruppo Bolloré ha annunciato la propria disdetta anticipata dal patto, al quale continuerà ad aderire fino a fine 2018 con il 7,9% del capitale. L'annuncio ha colto di sorpresa gli investitori. Il finanziere bretone deriva al patto di mediobanca da ben venti anni. A questo punto a fine 2018 il patto si scioglierà automaticamente, dal momento che scivola sotto il 25% del capitale. Ha perso quota Banca Pop Er (-1%), dopo la buona performance dei giorni scorsi e mentre sale l’attesa per il piano industriale. Piano che, ha indicato il Sole 24 Ore, potrebbe essere presentato il prossimo 8 novembre, quando verranno diffusi anche i dati trimestrali. Nei giorni scorsi il mercato scommetteva che il progetto industriale al 2021 fosse presentato nella prima parte di ottobre. Sempre secondo indiscrezioni l’istituto starebbe studiando l’aggregazione con Unipol Banca, operazione che secondo gli analisti di Equita potrebbe generare sinergie fino a 50 milioni. Tale ipotesi ha spinto su le quotazioni di Unipol dello 0,77%.

Bene Mediaset, continua rialzo di Luxottica
A Piazza Affari hanno virato al rialzo le Mediaset (+1,9%), complice anche un incontro della società con gli investitori della City. Sono inoltre andate bene le Luxottica Group (+1,58%), che continuano a beneficiare delle prospettive di crescita indicate dal gruppo Michael Kors nei giorni scorsi, che insieme a Jimmy Choo e Versace, appena acquistata, punta a diventare un gruppo da 8 miliardi di dollari di fatturato nel medio periodo. L’azienda di Agordo realizza già in licenza gli occhiali sia per Versace, sia per Michael Kors. Sono inoltre salite le Ferrari (+0,2%), nell’attesa che al Salone di Parigi siano presentati tre nuovi modelli. Il rialzo del prezzo del greggio ha fatto salire ancora Saipemm (+0,19%), ma non ha sostenuto invece né Tenaris (-0,48%), né Eni (-0,39%).

Iren premiata nel giorno del piano, bene Creval
Fuori dal paniere principale, Iren ha guadagnato l’1,7% nel giorno della presentazione del piano industriale. I vertici dell’azienda prevedono per il 2023 investimenti per 3 miliardi (+500 milioni rispetto al precedente piano), un mol atteso a oltre 1 miliardo e un ulteriore miglioramento della dividend policy, che salirà già nel 2018 del 20% (con cedola che arriverà a 8,4 centesimi per azione) e successivamente del 10% annuo. Ha invece accusato un tonfo del 13,5%. Sono inoltre salite le azioni del Credito Valtellinese (+2%), dopo che la banca ha ottenuto l'autorizzazione da Banca d'Italia all'utilizzo dei modelli interni per i portafogli corporate e retail. IL semaforo verde è stato giudicato positivamente dai broker visto il contributo che darà in termini di coefficienti patrimoniali dell'istituto. Sono andate male le Mondadori dopo che i vertici dell'azienda hanno dato mandato al management di definire la vendita del settimanale Panorama a La Verità di Maurizio Belpietro.

In picchiata Stefanel e Safilo

Stefanel, dopo la notizia che ieri il cda non ha approvato la semestrale, perché «non si sono verificati i presupposti secondo i principi della continuità». Il board, dopo avere rilevato «sensibili scostamenti» nei ricavi e nel margine industriale lordo dalle previsioni, ritiene «verosimile» il mancato rispetto del covenant relativo all'ebitda 2018 fissato nell'accordo di ristrutturazione in vigore con le banche creditrici. Sono inoltre precipitate del 17,7% le Safilo Group all’indomani dell’annuncio a sorpresa che la società ha lanciato un aumento di capitale da 150 milioni di euro. Il cda ha convocata l’assemblea per l’approvazione dell’operazione per il prossimo 29 ottobre 2018. L’aumento di capitale è complessivamente finalizzato a supportare il programma di rifinanziamento dell’indebitamento finanziario del gruppo in scadenza nei prossimi dodici mesi.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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