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Vendite su Pirelli, Ubs taglia rating e oggi scade il lock up degli azionisti

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Pirelli & C in netto calo a Piazza Affari, nel giorno in cui scade il lock up per tutti i soci tranne i russi di Lti (con una quota del 6,2% di Pirelli) per i quali è già scaduto 6 mesi fa. Gli analisti spiegano comunque che l'impatto sul titolo di eventuali movimenti nell'azionariato di controllo sono «marginali», con rischio di cessione poco superiore all'1% del capitale. A pesare anche il taglio di rating di Ubs che ha ridotto il giudizio a neutral da buy. Il titolo Pirelli, collocato un anno fa a 6,5 euro, alla chiusura di ieri era in rialzo del 10% dal prezzo di quotazione a fronte di cali marcati per gli altri titoli internazionali del settore (-14% per Michelin) e dell'indice di riferimento. Camfin deteneva l'11,35% del gruppo ma il veicolo non si scioglierà e, dopo l'uscita di Carlo Acutis e di Manzoni Srl (come anticipato questa mattina dal Sole 24 Ore), continuerà a detenere direttamente «una quota leggermente superiore al 10%».

Allo scadere del lock up, i soci di Camfin avevano il diritto di chiedere l'attribuzione delle rispettive quote di azioni Pirelli da detenere direttamente. «Non escludiamo che movimenti al livello di Camfin possano essere regolati tra i soci di maggioranza - commentano gli analisti di Equita in una nota di questa mattina - al contrario da tempo riteniamo che la quota dei russi possa essere collocata sul mercato, evento che però poteva manifestarsi già da aprile». Il primo socio, che nei mesi scorsi ha confermato il suo impegno, è il gruppo cinese ChemChina, con una quota del 45,5% e lock up in scadenza oggi. Gli analisti di Banca Imi (che ha un buy sul titolo) sottolineano che anche nel caso di piccoli aggiustamenti dell'attuale quota Camfin in Pirelli «non ci sarebbero particolari reazioni nella performance del titolo».

Tra i soci, Marco Tronchetti Provera, Fidim, Massimo Moratti e Finanziaria Alberto Pirelli hanno comunicato l’impegno a rimanere all’interno dell’azionariato di Camfin e a proseguire negli assetti societari a oggi esistenti, per un periodo di tre anni. Unicredit ha manifestato la disponibilità ad avviare un confronto con gli attuali azionisti che hanno già espresso il proposito di valutare la prosecuzione degli assetti societari. Escono invece Yura International e Vittoria Assicurazioni (entrambe società controllate da Carlo Acutis), ottenendo da Camfin la liquidazione monetaria della propria partecipazione e quindi non azioni Pirelli. Invece Manzoni, società detenuta da NB Renaissance Partners Holding (Neuberger Berman/Intesa Sanpaolo, ndr) e dal fondo di Private Equity International S.A. completerà il suo percorso di uscita entro fine anno mediante attribuzione di azioni Pirelli.

Per Ubs rischi dall'andamento dei prezzi e per il rispetto dei target
Se quella legata allo scadere del lock-up appare più che altro una reazione nervosa che sostanziale, a pesare sul titolo oggi, c'è anche il giudizio di Ubs che ha ridotto il rating sul titolo da buy a neutral con target price a 7,60 da 8,50 euro. Il downgrade è legato a un outlook più cauto sul mix di prezzi nel breve termine e sulla capacità di rispettare gli obiettivi di profittabilità per l'intero anno. Target che Pirelli ha confermato ad agosto scorso alla luce della semestrale: per il 2018 Pirelli prevede ricavi di 5,4 mld euro, «con una crescita organica di circa il 7% grazie al rafforzamento sull’high value che rappresenterà oltre il 60% dei ricavi». Confermate anche le previsioni di profittabilità, con un Ebit Adjusted ante costi start-up atteso superiore a 1 miliardo di euro. Ubs nella sua revisione sottolinea che, a causa della debolezza dei prezzi, «il miglioramento del price mix nel secondo semestre potrebbe essere difficile da ottenere». Il broker riduce la stima per il price mix da +6,5% a +6% (a causa dei prezzi) e un Ebit di gruppo appena sotto 1 mld (991 mln). Nel complesso Ubs riduce le stime del 3%-5% e si attesta circa il 4% al di sotto del consensus.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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