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Petrolio, consumi record: di nuovo possibile quota 100 dollari

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la corsa del greggio

Petrolio, consumi record: di nuovo possibile quota 100 dollari

Ormai si ricomincia a parlare di 100 dollari per barile, soglia abbandonata improvvisamente 4 anni fa, quando Obama si diede da fare per togliere le sanzioni contro l’Iran; ne aveva urgente bisogno nella guerra in Iraq. I sauditi non gradirono e decisero di inondare il mercato, con prezzi che scesero al minimo di 27 dollari nel gennaio 2016. Dal prossimo 5 novembre tornano le sanzioni contro l’Iran, che causano un ammanco di 1,5 milioni barili giorno, ma ciò accade in un contesto ben diverso dal 2014.

La capacità produttiva inutilizzata scarseggia ed è ormai concentrata esclusivamente in Arabia Saudita che, teoricamente, può produrre altri 2 milioni di barili al giorno in più rispetto ai 10,5 che sta estraendo ora. Tuttavia, non tutta questa capacità è della qualità richiesta dal mercato e in ogni caso non rimarrebbe molto per coprire eventuali ammanchi, come quelli del Venezuela o della Libia. La Russia è al massimo storico di 10,4 milioni e nuova produzione potrebbe arrivare solo lentamente, anche perché i suoi giacimenti sono tutti all’interno, con difficoltà di trasporto ai porti di esportazione. È una situazione simile a quella degli Usa dove, per fortuna, continua la crescita da fracking, che fatica però a raggiungere il mercato internazionale sempre per intasamento del trasporto. La produzione Usa è a 10,6 milioni, 2 in più del 2014, e dovrebbe salire di un altro milione l’anno prossimo, sempre che non saltino i meccanismi del sistema finanziario di Wall Street, da cui i petrolieri da anni attingono soldi facili senza averli ancora restituiti.

Nelle altre aree, come Brasile, Messico, Africa, Indonesia e, nel suo piccolo, Europa, si manifestano gli effetti del drastico taglio agli investimenti deciso dalle compagnie petrolifere dopo il crollo del 2014. Prima spendevano 800 miliardi di dollari all’anno, dopo il 2014 sono scese a 300 e solo nel 2018 stanno tornando verso i 500, ma con troppo ritardo. Di petrolio al mondo ce n’è tantissimo, ma sotto terra e per portarlo al mercato occorrono anni e investimenti giganteschi. Il petrolio è una risorsa finita e ogni anno si esauriscono riserve al ritmo di 5 milioni b/g che occorre rimpiazzare, cosa fatta solo in parte.

È però la domanda l’elemento più solido che sostiene i prezzi. In questi giorni viene raggiunta, per la prima volta nella storia, la soglia dei 100 milioni barili al giorno, record impensabile 30 anni fa, quando se ne consumava poco più di 60 milioni. È un picco superiore di ben 8 milioni rispetto ai consumi di inizio 2014, quando i prezzi erano fermi sopra i 110 dollari. Anche nel 2019 la domanda aumenterà di un altro 1,5 milioni barili giorno, in linea con il trend degli ultimi decenni, trainata dal settore trasporti, che dipende da derivati del petrolio per il 97% dei suoi consumi di energia. Mentre l’Europa fissa draconiani obiettivi alle emissioni di CO2 delle sue auto e in Italia si applicano pesanti restrizioni ai diesel, la domanda nel mondo continua la sua crescita, costante e stabile, proprio come un vecchio diesel.

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