Finanza & Mercati

Petrolio, l’auto cede il passo: ora è la plastica a…

  • Abbonati
  • Accedi
scenari aie

Petrolio, l’auto cede il passo: ora è la plastica a trainare la crescita dei consumi

Mentre nel ricco Occidente ci affanniamo a vietare sacchetti per la spesa e cannucce da bibita, nel mondo i consumi di plastica non smettono di crescere, al punto che la petrolchimica sta strappando ai trasporti il ruolo di traino per la crescita della domanda di petrolio.

GUARDA IL VIDEO / Plastiche in mare, dagli animali alla catena alimentare

Oltre un terzo del fabbisogno addizionale di greggio al 2030 verrà da questo settore, oltre metà – ossia circa 7 milioni di barili al giorno – se si sposta l’orizzonte temporale al 2050.

È quanto prevede l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), in un rapporto focalizzato su quello che considera un «blind spot» nel sistema energetico globale: uno di quegli angoli ciechi che disturbano la visione degli scenari futuri, spiega il direttore Fatih Birol, perché sono temi spesso trascurati mentre «meritebbero una maggiore attenzione da parte della politica». Altri, a cui l’Aie ha già dedicato rapporti in passato, sono il trasporto pesante su strada e gli impianti per l’aria condizionata.

I trasporti non smetteranno di fare la parte del leone, con una quota di quasi il 60% della domanda petrolifera sia oggi che nel 2050, prevede l’Aie. Ma la chimica salirà dall’attuale 12% al 14% nel 2030 e al 16% nel 2050 e secondo Birol in futuro «avrà un’influenza molto più grande di auto, camion e aviazione». Il settore inciderà anche sul mercato del gas, con una domanda addizionale di 56 miliardi di metri cubi entro il 2030 e 83 miliardi entro il 2050.

Per le auto – e un po’ più lentamente anche per navi, aerei e Tir – si stanno diffondendo carburanti non derivati dal greggio, i motori in generale sono sempre più efficienti e la mobilità elettrica (o comunque alternativa) si sta ritagliando spazi crescenti. Per la plastica invece le soluzioni verdi o il riciclo sono ancora fenomeni di nicchia, confinati quasi esclusivamente alle aree più ricche del Pianeta e in particolare ad Europa, Giappone e Corea del Sud.

Secondo Plastics Europe, la lobby del settore, nel Vecchio continente la bioplastica rappresenta comunque solo l’1% del mercato anche se il settore è promettente e ci sono protagonisti importanti, anche in Italia, a cominciare da Novamont, che ha inventato il Mater-Bi.

Nel mondo i consumi di plastica sono quasi raddoppiati dal 2000, osserva l’Aie, una crescita superiore a quella di acciaio, alluminio, cemento o qualsiasi altro materiale. E il potenziale di ulteriore crescita rimane immenso: in Europa e negli Stati Uniti oggi il consumo pro capite è 20 volte quello di Paesi come l’India o l’Indonesia, per i fertilizzanti il rapporto è di dieci a uno.

Gli sforzi per tutelare l’ambiente da parte dei Paesi industrializzati rischiano di avere un impatto minimo a livello globale, perché gli effetti sulla domanda sono «di gran lunga superati dalla fortissima crescita dei consumi (e dello smaltimento) nelle economie emergenti», conclude l’organismo dell’Ocse.

Oltre al problema dell’inquinamento dei mari, sempre più allarmante, c’è preoccupazione per i gas serra: l’Aie prevede che le emissioni dirette di CO2 del settore petrolchimico (che è anche tra i più energivori) aumenteranno del 20% entro il 2030 e del 30% entro il 2050.

La domanda di materiali plastici è comunque guidata in parte anche dalla transizione verso tecnologie pulite, riconosce l’Aie: per aumentare l’efficienza energetica delle auto ad esempio si impiega più plastica, che è leggera. Molte compagnie petrolifere, inoltre, stanno dirottando grandi investimenti verso il settore proprio per difendersi dal lento declino dei carburanti fossili nei trasporti.

Negli Usa la chimica è rifiorita anche sulla spinta dello shale gas, che consente di rifornirsi a costi stracciati di etano, un gas liquido da cui si deriva etilene e quindi polietilene, usato come feedstock alternativo alla nafta.

L’American Chemistry Council (Acc) un mese fa ha comunicato che i nuovi investimenti annunciati nel settore della plastica negli Usa hanno superato il traguardo di 200 miliardi di dollari, per un totale di 333 progetti annunciati dal 2010. Di questi il 53% è già stato completato o è in costruzione, il 41% è in fase di pianificazione.

© Riproduzione riservata