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Marcia indietro di Norsk Hydro su Alunorte: l’impianto di…

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L'Analisi |alluminio

Marcia indietro di Norsk Hydro su Alunorte: l’impianto di allumina non chiude

La tattica negoziale è costata cara, ma quanto meno si è rivelata efficace. Alunorte, la più grande fonderia di allumina del mondo, non è più costretta alla chiusura totale. Norsk Hydro, il gruppo norvegese che possiede l’impianto in Brasile, ha fatto marcia indietro dopo l’annuncio dello stop, che mercoledì scorso aveva spinto l’alluminio ai massimi da tre mesi al London Metal Exchange.

La minaccia di serrata – che a cascata avrebbe fermato anche una miniera di bauxite e una fonderia di allumino, con la perdita stimata di 4.700 posti di lavoro – ha dato la scossa alle autorità brasiliane: nel giro di tre giorni l’agenzia federale per l’ambiente, la Ibama, ha concesso un’«autorizzazione eccezionale», che consentirà di proseguire le operazioni, sia pure a capacità dimezzata, come sta accadendo da marzo in seguito a un episodio di inquinamento.

Ci vorrà anche il via libera del segretario di Stato all’Ambiente e sostenibilità, fanno sapere da Oslo, ma a questo punto sembra solo una formalità. Nel frattempo Norsk Hydro «continua a dialogare con le autorità per tornare alla piena produzione».

Gli operatori del settore, alle prese con un deficit di allumina,– hanno tirato un sospiro di sollievo: l’alluminio ha già cancellato tutto il rialzo degli ultimi giorni, tornando a scambiare intorno a 2.050 $/tonnellata. Chi sta ancora pagando per aver forzato la mano è Norsk Hydro: il titolo, che era crollato ai minimi da quasi due anni, ieri guadagnava oltre il 4%, ma vale tuttora il 7% in meno rispetto alla vigilia dell’annuncio shock.

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