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Borse, ecco perché i mercati sono tornati sull’ottovolante

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L'Analisi |crollo wall street

Borse, ecco perché i mercati sono tornati sull’ottovolante

La volatilità è tornata a colpire i mercati finanziari globali. Il discorso ci riguarda da vicino a giudicare dai vertiginosi saliscendi dello spread e della Borsa di Milano. Ma non solo come dimostra il recente tonfo di Wall Street che ieri ha perso il 3,1% sull’indice Dow Jones e del 4,4% sul paniere delle società tecnologiche Nasdaq. Ieri Wall Street ha perso molto e la sua performance ha avuto ripercussioni su tutto il mercato azionario globale.

I consistenti ribassi registrati mercoledì non sono stati comunque un fulmine a ciel sereno per la piazza americana che è da giovedì scorso che non chiude in positivo una seduta. Il saldo settimanale è negativo del 4% sul Dow Jones e addirittura del 6% sul Nasdaq.

GUARDA IL VIDEO - L'economia Usa ha il vento in poppa, perché Wall Street crolla?

Buone notizie economiche dagli Usa
Cosa ha innescato questo cambio di rotta? Paradossalmente notizie positive. Nello specifico due dati macroeconomici molto buoni usciti la scorsa settimana. Uno, pubblicato mercoledì scorso, è l’indice di fiducia del settore servizi (un comparto che vale l’80% del Pil Usa) che è balzato a settembre a quota 61.6 punti contro i 57 messi in conto dagli analisti. L’altro è il rapporto sul mercato del lavoro pubblicato venerdì che, sebbene abbia certificato un numero di nuovi occupati inferiore alle attese, ha confermato l’ottimo stato di salute dell’economia Usa dove la disoccupazione è ai minimi dal 1969 e dove i salari sono in crescita.

La fiammata dei rendimenti sui Treasury
Non solo l’economia ha il vento in poppa ma le società quotate Usa si apprestano ad annunciare una nuova tornata di conti trimestrali da record con una crescita attesa del 21,4% dei profitti dell’S&P 500. Perché allora Wall Street è crollata? Per capirlo bisogna andare a vedere come si è mosso il mercato dei bond. Fino a martedì scorso il rendimento del Treasury americano viaggiava intorno al 3,07 per cento. Poi, tra mercoledì 3 e giovedì 4, ha messo a segno un balzo anomalo che lo ha portato oltre quota 3,2% come non accadeva da sette anni a questa parte. Una fiammata che si è ulteriormente consolidata martedì 9 quando il tasso dei Treasury ha superato la soglia del 3,25% come non accadeva da maggio 2011. Le ragioni dell’impennata dei tassi sono chiare: se l’economia migliora maggiori sono le possibilità di un’accelerazione della stretta monetaria messa in atto dalla Fed in questi anni.

COSÌ I BOND USA STANNO STRAVOLGENDO IL MERCATO

L’impennata dei tassi Usa ha provocato contraccolpi pesanti in Borsa perché si teme che un eccessivo rialzo dei rendimenti dei Treasury possa spingere una parte del mercato preferire questi ultimi alle azioni. Il timore, in altre parole, è quello di una grossa rotazione di portafoglio dal mercato azionario ai titoli di Stato.

Il cambio di rotta della Fed
I titoli governativi sono una classe di investimento a rischio zero che per anni ha offerto rendimenti bassissimi, se non addirittura negativi, agli investitori in tutti i mercati sviluppati. Questo è successo per via delle politiche monetarie espansive messe in atto dalle principali banche centrali che, per rilanciare gli investimenti e la ripresa, hanno azzerato il costo del denaro e inondato il mercato di liquidità con il Quantitative easing facendo salire le quotazioni del mercato obbligazionario e provocandone al contempo un calo dei rendimenti. Il trend si è tuttavia invertito negli ultimi anni quando la Fed per prima ha messo fine al piano di stimoli monetari e iniziato ad alzare i tassi. Il cambio di rotta ha provocato un deprezzamento dei titoli di Stato Usa e un contestuale rialzo dei rendimenti. Una piccola rivoluzione se si pensa che, per anni, un asset a rischio zero come i Treasury ha garantito rendimenti bassissimi fino a pochi anni fa.

TRUMP: LA FED È IMPAZZITA SUI TASSI

Ciò per il momento non ha avuto conseguenze sui flussi di capitale verso il mercato azionario Usa che sono rimasti sostenuti. È anche vero che questo è successo perché il rendimento dei T-bond si è mantenuto a distanza di sicurezza da alcune soglie considerate critiche dagli investitori perché potrebbero innescare il trade «vendi Borsa compra titoli di Stato». Un range, che stando all’ultimo sondaggio tra i gestori di BofA Merrill Lynch viaggia tra un minimo di 3,51 e un massimo di 3,75%, a cui i Treasury si sono rapidamente avvicinati nelle ultime sedute dando il la alle vendite in Borsa.

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