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Astaldi, sì al concordato. Cda al lavoro su piano coi creditori

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Astaldi, sì al concordato. Cda al lavoro su piano coi creditori

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Il Tribunale di Roma ha accettato la richiesta di Astaldi di concordato in continuità aziendale. La domanda era stata presentata poco più di due settimane fa ed ora, secondo quanto riferito da fonti finanziarie, è arrivato il via libera dei giudici. Un sigillo che permette di dare avvio alle trattative per costruire un piano di ristrutturazione dell’azienda. A supervisionare il gruppo di costruzioni tre commissari: Stefano Ambrosini, Vincenzo Ioffredi e Francesco Rocchi.

Si è appena chiuso il consiglio di amministrazione: i manager hanno preso atto della decisione del Tribunale. Nel pomeriggio erano circolate voci su un possibile scossone: sebbene il consiglio rimanesse in carica (solo la Legge Marzano prevede lo scioglimento), alcuni rumor riferivano di board member tentati dall’ipotesi di dimissioni. Scenario che non si è verificato, anzi: il cda è stato unanime nell’approvare il concordato e andare avanti con il piano di accordo coi creditori. Per Paolo Astaldi un passo avanti decisivo verso il salvataggio della sua azienda.

Alla luce del concordato, sul dossier Astaldi sono al lavoro anche le banche creditrici. Domani, infatti, gli istituti, tra i quali UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Bnp Paribas, sceglieranno un advisor finanziario e un consulente legale che li rappresenti nella delicata trattativa per il salvataggio del costruttore. Tassello indispensabile per dar seguito a un piano di rilancio sarà la volontà degli istituti di sacrificare parte del loro credito e a trasformarne un’altra fetta in capitale. Si vedrà in quali proporzioni. Quel che è certo è che la compagnia ha bisogno urgente di cassa, si parla di una richiesta di nuove linee di credito fino a 250 milioni. Una somma assai rilevante e che le banche non erano disposte a concedere se non all’interno di un piano concreto di risanamento e con sottostante precise garanzie. Tra le quali, peraltro, figurerebbe anche un’effettiva discontinuità nella gestione della società di costruzioni.

In questo quadro assai complesso si inserisce peraltro la possibile discesa in campo di Salini Impregilo. Il general contractor già in passato ha fatto capire di essere interessato al dossier ma solo a determinate condizioni: che l’operazione sia finanziariamente sostenibile e che rispetti le strategie di crescita future che guardano all’estero, in particolare a Usa, Australia ed Europa. Le modalità di intervento, in ogni caso, sono ancora tutte da definire. D’altra parte il tavolo formalmente non è ancora stato aperto, complice l’attesa per la decisione del Tribunale. Intanto, però, il general contractor si è dotato di due advisor: Bofa Merill Lynch e Vitale & co.

In proposito, alcune banche d’affari stanno studiando un progetto che vede coinvolta anche la Cassa Depositi e Prestiti in asse con Salini Impregilo. Cdp ha fatto sapere di non avere il dossier sul tavolo ma il progetto circola con insistenza tra i consulenti finanziari e le banche.

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