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La tensione sull’Italia spinge al rialzo il franco svizzero

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La tensione sull’Italia spinge al rialzo il franco svizzero

«Il franco svizzero reagisce con rialzi quando crescono i rischi e ciò vale soprattutto per i rischi in campo europeo. Quanto accade in Italia ha quindi chiaramente un effetto anche su di noi. Come Banca nazionale svizzera diciamo semplicemente che qualsiasi programma economico deve favorire la crescita e al tempo stesso deve contribuire alla stabilità». Da banchiere centrale sperimentato, Fritz Zurbrügg, vicepresidente dell'istituto elvetico di emissione, non entra nell'analisi di posizioni ed equilibri politici. Conferma però che dietro una parte dei recenti nuovi rialzi del franco ci sono anche le incertezze legate al programma economico annunciato dal Governo italiano ed alle reazioni negative dei mercati ad alcune mosse di quest'ultimo.

Zurbrügg ha fatto il punto a Milano sulla linea della Bns, durante un incontro organizzato dalla Camera di commercio svizzera in Italia. La Bns non vuole un franco ancora più forte, perché teme che una moneta troppo sopravvalutata ostacoli l'export svizzero e più in generale l'economia elvetica. Negli ultimi anni l'istituto ha messo in campo i tassi negativi ed acquisti ingenti di valute estere, soprattutto di euro, proprio per frenare l'ascesa del franco. Una politica costosa, che ha però registrato alcuni successi. Il franco resta forte ma non è sin qui tornato ai picchi toccati ad inizio 2015. Ad ogni aumento consistente delle incertezze politiche o economiche, peraltro, la valuta elvetica rischia di registrare nuovi rialzi, perché una parte degli investitori continua a vederla come bene rifugio.

«Non siamo ancora in una zona in cui non dobbiamo più preoccuparci - ha affermato Zurbrügg -. La crescita economica svizzera è buona, l'inflazione è bassa ma non più negativa. La forte attrattività della nostra valuta non ci consente però ancora di abbassare la guardia». In pratica, la Bns non mette quindi ancora in conto né un’attenuazione dei tassi di interesse negativi, né la cessazione di acquisti di valute estere. Gli indebitamenti pubblici ancora troppo elevati in non pochi paesi, le incognite legate alla Brexit, altre divisioni in campo europeo, le battaglie commerciali innescate dai dazi Usa, sono tutti elementi che potrebbero fornire altro carburante alle tensioni internazionali. E che potrebbero ancora alimentare corse ai beni rifugio, tra i quali il franco svizzero. L'istituto centrale rossocrociato registra quindi i passi avanti fatti in questi anni nella crescita economica internazionale, ma valuta le tensioni esistenti e non abbandona la tradizionale cautela. Tassi negativi e interventi sul mercato valutario rimangono per ora dentro la linea Bns.

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