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Banche e aziende di stato, tutti i rischi dopo il declassamento di…

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L’IMPATTO SUL SISTEMA FINANZIARIO

Banche e aziende di stato, tutti i rischi dopo il declassamento di Moody’s

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Alla riapertura di Piazza Affari dopo il downgrade di Moody's sull'Italia, occhi puntati sulle azioni delle banche. Ma anche delle aziende partecipate dallo Stato (in particolare Leonardo, che già ha un rating non investment grade).

Si vedrà se tra gli investitori prevarrà la sensazione di scampato pericolo per aver evitato il doppio declassamento, che avrebbe portato l'Italia a “junk”, o se invece dominerà la preoccupazione per l'aumento del costo del finanziamento in una settimana che si concluderà con il temuto pronunciamento di Standard & Poor's.

GUARDA IL VIDEO: Moody’s declassa l’Italia, cosa può succedere sui mercati

Come spesso accade dopo il downgrade dei titoli di uno stato sovrano, è possibile che Moody's faccia scattare come automatismo il taglio del rating alle società pubbliche, pur distinguendo in base alla più o meno accentuata italianità del business. Focus anche su Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), già a maggio inserita da Moody's nella lista dei possibili declassamenti a valle di un downgrade dell'Italia.

In arrivo bocciatura anche per le banche
Quasi certo è che il taglio del rating di un gradino scatti già in settimana per alcune banche, complicando l'accesso al mercato obbligazionario soprattutto per quelle che già si trovano in condizioni di stress finanziario. Il caso più eclatante è quello di Carige che per Moody's è già a Caa3, ai livelli più bassi delle scale del rating, e che proprio in questi giorni si trova costretta a emettere un bond da 200 milioni per riequilibrare entro fine anno i ratios patrimoniali su richiesta della Bce. Anche se non dovesse essere ulteriormente declassata da Moody's, Carige è comunque la banca che più risentirebbe nell'immediato del clima negativo sull'Italia.

No scossoni per le big
Per tutte le altre banche, a partire dalle due big Intesa Sanpaolo e Unicredit, l'eventuale declassamento di un “notch” da parte di Moody's (e probabilmente anche di S&P) non creerà scossoni nel breve termine. Ma è evidente che l'erosione di capitale dovuta al calo dei prezzi dei BTp non è sostenibile a lungo, soprattutto se i rendimenti dovessero salire ancora.

Mercato dei bond off limits
Quello che più preoccupa i banchieri, in particolare negli istituti di piccole medie dimensioni, è però la sostanziale chiusura per l'Italia del mercato obbligazionario. Da quando si è insediato il nuovo Governo gialloverde a inizio giugno, solo una banca (Intesa Sanpaolo) è andata sul mercato a collocare un bond. Se il rubinetto della liquidità dei mercati obbligazionari non si riapre in tempi rapidi, i problemi per il sistema finanziario italiano rischiano di farsi seri anche alla luce delle prossime scadenze.

Il rimborso dei prestiti Bce
Oltre al rifinanziamento dei bond in scadenza nel 2019, le banche italiane dovranno “fare cassa” già dall'anno prossimo per far fronte al rimborso tra giugno 2020 e il 2021 dei 250 miliardi di liquidità presi a prestito da Bce nell'ambito delle aste straordinarie Tltro. In aggiunta a questo, gradualmente dal 2019 le banche dovranno emettere bond, come tutte le banche europee, nell'ambito dei piani Mrel per aumentare le passività bancarie assoggettabili a bail-in. A differenza dei titoli di Stato, questa tipologia di bond è riservata solo a investitori istituzionali. Il popolo non può contribuire.

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