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Italia-Germania, così lo spread del rating si è allargato a 38 gradini

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FRANCOFORTE- Lo spread del rating tra Italia e Germania si è allargato a 38 “gradini”, gli ormai tristemente noti notches: questo è il differenziale cumulativo tra la “AAA” della Germania assegnata da Moody's, S&P's, Fitch, DBRS e Scope e i rating all'Italia riconosciuti da queste cinque agenzie internazionali che sono rispettivamente Baa3 (equivalente alla BBB meno), BBB, BBB, BBB+ (più) e A- (meno). Il voto più alto dell'Italia attualmente dista 6 gradini dalla Germania, seguito da 7, 8 e 9 gradini: una media di 7,6 notches o livelli.

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Non è sempre stato così: questo gap prima della Grande Crisi del 2008-2010 era molto più stretto perché l'Italia orbitava tra la AA e la A contro la tripla A tedesca. Lo spread del rating medio tra i due Paesi prima della Crisi era più vicino ai 3 gradini. Come è stato mai possibile che si sia creato questo enorme differenziale di affidabilità creditizia tra il primo Pil dell'Eurozona, con la sua una solida e inossidabile AAA, e il terzo Pil dell'Eurozona che si avvicina pericolosamente al baratro del livello junk della doppia B?

Il gap tra Italia e Germania su crescita e banche
Quando scoppiò la Grande Crisi Finanziaria nel 2008, la peggiore dal dopoguerra, l'Italia aveva un debito/Pil al 102,4% e la Germania al 65,2%. La tripla A tedesca non era certamente in discussione, ma ancora nel 2011 – prima dell'ondata di declassamenti – l'Italia aveva comunque dei rating sovrani di tutto rispetto, la Aa2 per Moody's (equivalente alla AA) e la singola A per Standard & Poor's. Il Paese era molto affidabile, nonostante il debito/Pil fosse sopra quota 100.

È stata la crescita, e la stabilità politica che è un presupposto e un fattore fondamentale per sostenere e consolidare la crescita, ad aver fatto la grande differenza tra i due Paesi, in termini di rating e quindi di affidabilità e standing creditizio: il costo del rifinanziamento del debito pubblico è sceso per entrambi i Paesi anche se l'Italia partiva da livelli più alti (entrambi i Paesi sono stati beneficiari del QE e dei tassi negativi), e tanto Italia quanto Germania vantano un solido avanzo primario da anni.

Germania, ripresa veloce dopo la caduta
Ma in termini di andamento del Pil i due Paesi si allontanano: e quando il Pil cresce salgono le entrate tributarie e lo Stato debitore ha più soldi in cassa per ripagare i debiti e per fare investimenti. Nel caso della Germania, tra il 2010 e il 2017 le entrate tributarie sono salite del 2,2% in termini di Pil, la spesa pubblica è calata del 3,2% in termini di Pil. La Germania inoltre sta attraversando il suo più lungo periodo di crescita dalla riunificazione del 1990, nove anni di Pil al rialzo dal 2010: nel 2009 la Germania ha accusato una recessione con -5,6% del Pil peggiore di quella italiana a -5,5%. La Germania è però caduta e si è subito rialzata con l'andamento dell'economia a forma di “V” (+4,1% nel 2010) mentre l'Italia ha avuto una doppia recessione con andamento dell'economia a forma di “W” con un crollo di oltre 9 punti di Pil.

Il divario tra le banche
Un'altra differenza importante tra i due Paesi, che ha pesato sulla crescita e quindi sul debito/Pil e dunque sui rating sovrani, va ricercata nella tenuta del sistema bancario, indispensabile per la crescita perché canale primario (per non dire in molti casi unico) di finanziamento a imprese e famiglie: le banche in difficoltà sono state risanate e rafforzate in Germania durante la Grande Crisi, a colpi di iniezioni di capitali, salvataggi, garanzie pubbliche sui bond e bad banks per centinaia di miliardi, mentre le banche italiane se la sono dovuta cavare da sole e la recessione le ha soffocate sotto una montagna di NPLs.

Debito/Pil: Italia Germania divergono nel 2008-2018
Il debito/Pil è il primo indicatore al quale guardano le agenzie di rating, perché tutto sommato il rating sovrano altro non è che la valutazione sulla capacità e volontà dello Stato debitore di ripagare puntualmente e integralmente il debito contratto con l'emissione dei titoli di Stato. Il debito/Pil della Germania ha raggiunto il picco nel 2010, a quota 80,9%, e da allora è sceso al punto che l'anno scorso, dopo una sforbiciata del 4,2%, è arrivato al 64,1%. Scenderà prevedibilmente sotto il 60% l'anno prossimo e nel 2022 DBRS lo vede attorno al 52%. Il debito/Pil dell'Italia è salito costantemente: dal 112,5% del 2009 al 131,8% del 2017. Dovrebbe scendere dall'anno prossimo: ma Moody's prevede un debito/Pil italiano stabile nei prossimi anni, con una stabilità tuttavia precaria.

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