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Servizio |LA DECISIONE

Banche Popolari, il Consiglio di Stato rinvia la riforma alla Corte di giustizia europea

Il Consiglio di Stato rinvia la decisione sulla legittimità della riforma delle banche popolari alla Corte di giustizia europea. La decisione è stata assunta lo scorso 18 ottobre ma i contenuti sono stati diffusi nell'ordinanza ad hoc pubblicata oggi. I giudici amministrativi hanno deciso di rinviare alla Corte europea il giudizio su tutta la riforma, a partire dalla legge varata dal governo Renzi che prevede una soglia di attivi di 8 miliardi oltre la quale una banca popolare debba trasformarsi in spa.

L'ordinanza fa riferimento, inoltre, anche alla circolare della Banca d'Italia che ha disciplinato la materia e in particolare al controverso aspetto della limitazione del rimborso del diritto di recesso, che in base al documento di regolazione può essere anche azzerato con un rinvio sine die del diritto. A questo punto tutta la riforma torna in altro mare, con il rischio che l'intero processo (incluse le Popolari che già si sono trasformate) possa tornare in discussione. Nel frattempo il Consiglio di Stato ha confermato la sospensiva della legge di riforma.

I dubbi dei magistrati amministrativi
Nelle motivazioni che hanno portato all’ordinanza, che in sostanza rinvia alla Corte di Giustizia una serie di quesiti sui punti controversi, il Consiglio ammette di condividere il principio che ha portato il legislatore a individuare in 8 miliardi la soglia definita dalle parti che hanno presentato il ricorso “esigua”. E questo perché l’obiettivo appare chiaro: e cioè abbracciare il maggior numero di Popolari da accompagnare alla riforma. Ciò detto, i giudici di palazzo Spada non hanno potuto «fare a meno di rilevare la stretta interconnessione di tale questione con quella conseguente e più ancora rilevante, che ad essa si lega: ossia la questione dei limiti al rimborso al socio, che recedesse in occasione della trasformazione di una banca popolare in società per azioni, delle proprie azioni e degli eventuali altri suoi strumenti di capitale riferibili alla banca popolare ante trasformazione». E qui sia entra nel cuore dell'aspetto più controverso previsto dalla circolare della Banca d’Italia: la possibilità o meno di negare il rimborso per il diritto di recesso.

Le divergenze con le norme Ue sul recesso
Il Consiglio si sofferma così su tutte le differenze tra il regolamento comunitario che consente di limitare il rimborso per salvaguardare la stabilità di una banca rispetto al testo della circolare della Banca d'Italia. «Nel testo della circolare - si legge - le parole “limitare” e “rinviare” sono invertite di posizione rispetto a quella che esse hanno nel testo della fonte sovranazionale. Nel testo della circolare figurano due virgole, ai lati del frammento dell'espressione costituito dalle parole “in tutto o in parte e senza limiti di tempo», che non esistono invece nel testo della fonte sovranazionale e che, per come collocate nella circolare, possono effettivamente ingenerare il convincimento che detto frammento debba reputarsi riferito, indistintamente, sia al caso della “limitazione” sia a quello del “rinvio” (del rimborso delle azioni). Nel testo della fonte sovranazionale sia il frazionamento della frase in due periodi sia, e soprattutto, la tecnica compositiva del secondo dei due, lì dove viene utilizzata una “o” con valenza disgiuntiva, conduce a poter ritenere che la possibilità della “non limitazione temporale” valga esclusivamente per il caso della ‘limitazione' (del rimborso delle azioni). Nel testo della fonte sovranazionale non figurano affatto le parole ‘in tutto o in parte' che invece, nella circolare, risultano con sufficiente certezza tali da legittimare una limitazione o rinvio (del rimborso delle azioni) anche assoluto (oltre che anche senza limiti di tempo)». Il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte di Giustizia di esprimersi con procedimento accelerato in considerazione della scadenza entro la quale la legge prevede la trasformazione in spa, e cioè il 31 dicembre 2018. I tempi, però, secondo gli addetti ai lavori saranno lunghi: servirà almeno un anno per il giudizio.

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