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Bp scommette sul caro petrolio: pagherà in contanti gli asset…

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Servizio |utili trimestrali raddoppiati

Bp scommette sul caro petrolio: pagherà in contanti gli asset di Bhp

Il petrolio ha invertito la rotta, perdendo oltre il 10% dopo il rally che l’aveva spinto ai massimi da 4 anni. Ma Bp non ha perso l’ottimismo. Dopo aver più che raddoppiato gli utili nel terzo trimestre, la compagnia britannica ha deciso di pagare interamente in contanti l’acquisizione degli asset di Bhp Billiton nello shale americano: un affare da ben 10,5 miliardi di dollari – un po’ troppo costoso, secondo alcuni analisti – che al momento dell’annuncio, a fine luglio, aveva pianificato di finanziare in parte con un aumento di capitale.

Non ci sarà bisogno di emettere nuove azioni, afferma ora Bp, forte di risultati eccellenti nel periodo giugno-settembre: l’utile netto (replacement cost profit) è salito a 3,8 miliardi di dollari, battendo di un terzo le previsioni degli analisti. Un anno prima l’utile era stato di 1,86 miliardi, nel secondo trimestre 2,8 miliardi.

L’exploit è stato premiato con rialzi superiori al 4% per il titolo a Londra, benché i mercati petroliferi stessero vivendo un’altra seduta all’insegna della debolezza. Schiacciato dai timori per l’economia globale e dalle indiscrezioni sulla possibilità che gli Usa a dicembre impongano ulteriori dazi alla Cina, il Brent è tornato a scambiare intorno a 75 $/barile, con perdite di oltre il 2% nel corso della seduta.

Il rally estivo dei mercati energetici (con prezzi record non solo per il petrolio, ma in Europa anche per il gas) ha avvantaggiato tutte le major, così come il controllo dei costi e la gestione disciplinata degli investimenti, conquistati negli anni della crisi e non ancora abbandonati.

Le trimestrali finora pubblicate – tra cui quelle di Eni, Total ed Equinor – sono in generale buone. E nessuna compagnia ha segnalato di voler premere l’acceleratore sulle spese, benché la cautela inizi a generare allarme sulla produzione futura.

WoodMackenzie stima che gli investimenti in esplorazione siano ancora fermi, dopo essere crollati del 60% dal 2014, mentre quelli per sviluppare giacimenti stiano crescendo di appena il 5% quest’anno, non abbastanza per soddisfare il futuro fabbisogno di petrolio.

Anche Bp come le concorrenti continua a promettere che non si darà a spese folli: il budget per gli investimenti in conto capitale rimane fermo a 15 miliardi di dollari. Ma allo stesso tempo ha alzato la posta in gioco nella scommessa sulla solidità del mercato petrolifero.

L’acquisto in contanti degli asset di Bhp – ha avvertito la major – all’inizio del 2019 farà salire il gearing (rapporto tra indebitamento netto e patrimonio) oltre il target del 30% dall’attuale 27,5%. Lo sforamento rischia di diventare un problema se le quotazioni del barile dovessero scendere troppo.

Il direttore finanziario Brian Gilvary si mostra ottimista («Ci aspettiamo prezzi fermi intorno a 70 dollari»), ma la produzione di Bp – benché avviata a crescere – nel terzo trimestre ha accusato una battuta d’arresto, rimanendo stabile a 2,5 milioni di barili equivalenti petrolio al giorno.

Anche la generazione di cassa non è cresciuta: il cash flow operativo è stato di 6,6 miliardi, come un anno prima.

Il programma di dismissioni intanto procede a rilento: su 3 miliardi di $ previsti per il 2018, ha fruttato finora solo 400 milioni. E l’operazione con Bhp richiede di cedere ulteriori asset per 5-6 miliardi.

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