Finanza & Mercati

Tregua per i BTp, aste «light» ma solo fino alla Befana

  • Abbonati
  • Accedi
titoli di stato

Tregua per i BTp, aste «light» ma solo fino alla Befana

Il fatto che l’ultimo giorno di questo ottobre nero per i mercati sia finito con spread in lieve calo a 305 punti base e Piazza Affari in minimo rialzo (+0,27%) regala un pizzico di sollievo. Anche perché i titoli di Stato italiani trovano d’ora in avanti un alleato: il calendario. A novembre e dicembre, secondo le stime degli analisti, il Tesoro avrà la necessità di emettere relativamente pochi BoT e BTp: intorno a 30 miliardi. Motivo: fino ad oggi ha già soddisfatto il 92% delle necessità finanziarie dell’intero 2018. Ma la tregua durerà poco: fino a dicembre.

Gli ultimi mesi dell’anno sono tradizionalmente molto “leggeri” di aste per collocare titoli di Stato, ma quest’anno lo sono forse un po’ più del solito. Ancora non esistono cifre certe - dato che gli importi da emettere in ogni asta saranno decisi di volta in volta - ma se i circa 30 miliardi di emissioni lorde venissero confermati dai fatti, l’ultimo scorcio del 2018 sarà ancora più “light” dell’analogo periodo del 2017. E sicuramente molto più leggero di tutti gli altri mesi del 2018, quando in media il Tesoro ha emesso 34 miliardi di titoli al mese. Ora si parla di 30 miliardi in due mesi messi insieme.

Un bell’alleggerimento, che può dare un sollievo allo spread BTp-Bund e all’Italia. Semplicemente perché il Paese ha minore necessità di chiedere soldi agli investitori. Il problema è che il sollievo durerà poco: nel 2019 - sempre secondo le previsioni degli analisti - il Tesoro avrà infatti necessità di emettere più titoli di Stato che nel 2018. Il calendario dunque aiuta l’Italia, ma solo fino a Natale. Con la Befana torna la pressione: sarebbe dunque bene se per allora l’incertezza attuale fosse eliminata. O almeno ridotta.

Il Sole 24 Ore ha incrociato i dati indicati nel Nadef dal Governo e i calcoli di due analisti di due banche diverse, per cercare di stimare le necessità finanziarie di questi ultimi mesi dell’anno e del 2019. Considerando i BoT, i BTp e tutte le tipologie di bond pubblici, da qui a fine anno il Governo dovrà rimborsare 65 miliardi di euro. Considerando però l’avanzo primario e la cassa attualmente disponibile per il Tesoro (circa 50 miliardi a fine ottobre, da portare a 35 entro la fine dell’anno), il Tesoro avrà necessità finanziarie ben più basse. Per questo dovrà emettere meno titoli di Stato. Le emissioni al netto delle scadenze saranno dunque negative. Questo rende “leggera” la fine dell’anno.

Considerando che il Tesoro ha già annunciato l’emissione di un BTp Italia (che ha una forte base di acquirenti tra i piccoli risparmiatori e dunque è più facile da collocare), le emissioni per gli investitori istituzionali saranno ancora meno. Per questo tra gli analisti si dà praticamente per scontato che verrà annullata l’asta di metà dicembre (come accade quasi sempre) e che le altre aste abbiano importi più bassi del solito.

Se anche lo spread restasse elevato per questi ultimi mesi, il Tesoro riuscirà insomma a limitare l’impatto sui conti pubblici grazie al fatto che nei mesi passati ha già soddisfatto buona parte del fabbisogno dell’anno. Però il “conto” potrebbe arrivare nel 2019: l’anno prossimo giungeranno a scadenza titoli di Stato a medio-lungo termine (escludendo dunque i BoT) per circa 200 miliardi e - secondo le stime di un analista - il Governo dovrà emetterne per 260 miliardi (esclusi i BoT). Molto più che nel 2018, quando le emissioni ammontano - sempre secondo lo stesso analista - a 235 miliardi. E questo al netto di eventuali aumenti imprevisti del deficit. Considerando che nel 2019 verranno meno anche gli acquisti della Bce, sarebbe dunque auspicabile che per l’anno nuovo il Governo facesse pace coi mercati. Ci sono due mesi di tempo per farlo.

© Riproduzione riservata