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Stress test, perché le banche italiane non possono cantare vittoria

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il verdetto eba-BCE

Stress test, perché le banche italiane non possono cantare vittoria

Le banche italiane escono bene dall’esito dello stress test condotto da Eba e Bce, anche nel temuto scenario avverso. Ma a livello di sistema-Paese c’è poco da cantare vittoria perché la fotografia che emerge è datata, essendo basata sui bilanci a fine 2017, e non tiene conto dei recenti peggioramenti dello spread sui titoli di Stato e della crescita economica (Pil a zero nel terzo trimestre). Lo scenario avverso ipotizzato da Eba-Bce prevede per l’Italia un Pil in calo dell’1,5% nel 2019 e dello 0,6% nel 2020, mentre lo spread Btp-Bund “stressato” è previsto per il 2018 a 220 punti.

La realtà attuale in termini di spread (ieri a quota 290) è già peggiore dello scenario avverso e ha già indotto buona parte delle banche italiane, per arginare l'impatto negativo sul capitale, a ridurre l'esposizione ai Btp come probabilmente emergerà già dalle trimestrali che saranno diffuse la settimana prossima.

Nel frattempo il Pil rallenta e i primi segnali macro per l'ultimo trimestre non sono positivi: l'indice Pmi manifatturiero, sceso a ottobre sotto quota 50, è ai minimi da quattro anni. E’ quindi essenziale - nei ragionamenti che i principali banchieri facevano ieri sera a valle dello stress test - che l'Italia faccia di tutto, al netto della congiuntura internazionale, perché lo scenario economico avverso non diventi realtà.

Perché è vero che le quattro maggiori banche (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Ubi e BancoBpm) resisterebbero anche all'urto di una improvvisa minirecessione, come certificato ieri da Eba e Bce. Ma gravi ripercussioni si abbatterebbero su molte piccole e medie banche ancora alle prese con difficili ristrutturazioni, con cessioni di Npl a prezzi da saldo e con incerti piani di rafforzamento patrimoniale. Con due conseguenze negative a livello di sistema. La prima è che l’accelerazione del credit crunch, di cui già si colgono qua e là i primi segnali, accentuerebbe il rallentamento dell’economia. La seconda è che alcune banche, a partire da Carige, dovrebbero essere salvate dallo Stato.

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