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Servizio |la giornata dei mercati

Borse, in settimana Europa tiene, ma Milano tira il freno. Petrolio sotto 60 dollari (-20% da massimi)

Andamento titoli
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La settimana delle Borse europee, che venerdì hanno terminato sotto la parità, si è conclusa con segno positivo, anche se i guadagni sono stati nel complesso limitati: nell'ottava Parigi ha segnato un +0,1%, Madrid un +1,58%, Francoforte un +0,03% e Londra un +0,16%. Ha fatto eccezione Milano, -0,68% nelle cinque sedute, che si è confermata fanalino di coda, penalizzata anche dall'allargamento dello spread tra BTp e Bund, passato dai 287 punti del 2 novembre ai 300 del 9 novembre, mentre il rendimento del decennale italiano è cresciuto dal 3,307% al 3,409%. Da inizio anno l'andamento è però in generale negativo, con Piazza Affari (-11,88%) e Francoforte (-10,8%) a guidare la classifica delle peggiori.
Nella settimana, il settore che ha segnato la performance peggiore è stato quello dell'auto (-4,45% nell'ottava e -21,49% da inizio anno), dopo che i dati sulle immatricolazioni, in calo in Italia e in Europa, hanno messo in evidenza le difficoltà del settore. Hanno tenuto invece i titoli del settore petrolifero (+0,57% nella settimana), nonostante lo scivolone del greggio, con il Wti finito anche sotto quota 60 dollari al barile e in discesa di più del 20% dai massimi di ottobre. Debole anche il comparto dei servizi finanziari e gli industriali, mentre le utilities hanno registrato una settimana positiva, con un guadagno del 4,1%. Per quanto riguarda Piazza Affari, sul FTSE MIB le migliori sono state proprio due utility, Italgas e Snam Rete Gas (rispettivamente +6,6% e +5,55% nell'ottava), precedute da Campari (+10,15%). Le peggiori sono invece state Leonardo - Finmeccanica (-7,94%, penalizzata dal -8,8% di venerdì sulla scia della trimestrale), Brembo (-7,75%) e Cnh Industrial (-7,35%).

Venerdì Europa in rosso, Milano la peggiore
Il 9 novembre gli indici europei hanno chiuso con segno meno (Parigi -0,48%, Madrid -0,45% e Londra -0,5% circa%), con l'eccezione di Francoforte (+0,02%), all'indomani delle decisioni della Federal Reserve, che ha confermato una nuova stretta sui tassi a dicembre. Sono andati male soprattutto titoli industriali, auto e il comparto petrolifero (Saipem-5,12% ed Eni -0,76%), schiacciato dal fatto che il Wti è scivolato temporaneamente sotto quota 60 dollari in vista del summit dell'Opec che si terrà nel weekend. Piazza Affari (-0,88%), ancora una volta la peggiore nel Vecchio Continente, ha comunque ridotto i ribassi rispetto al -1,5% toccato durante la seduta, complice il fatto che lo spread tra BTp e Bund, in precedenza tornato sopra 300 punti, ha chiuso a 299 punti.
A Milano la seduta è stata orientata da una serie di trimestrali: ha svettato Salvatore Ferragamo (+2,06%), sostenuta dal fatto che gli analisti hanno visto progressi nel terzo trimestre. Molto male invece Telecom Italia (-4,83%), dopo la maxi svalutazione da 2 miliardi di euro degli avviamenti, e Leonardo - Finmeccanica (-8,79%, ai minimi da luglio). Nonostante i conti del III trimestre siano stati nel complesso non troppo diversi dalle aspettative, le osservazioni dei broker fanno notare che per centrare i target finanziari del 2018 serve un quarto trimestre particolarmente brillante.

LA RIMONTA DELL'EURO
Dollari per un euro

Petrolio in picchiata: -20% dai massimi
Il prezzo del petrolio è in picchiata sotto i 60 dollari, con uno scivolone del 20% dai massimi raggiunti ai primi di ottobre, entrando quindi in territorio «orso». I mercati guardano quindi con interesse a quanto accadrà nei prossimi giorni ad Abu Dhabi, dove si incontrano i Paesi Opec e non Opec. In una caduta apparentemente inarrestabile cominciata nella prima settimana di ottobre, il greggio americano è passato in appena 40 giorni da una quotazione di oltre 76 dollari ai 59,64 di oggi. Il Brent ha seguito la stessa scia, precipitando da circa 85 dollari a meno di 70. Se l'origine della corsa che aveva portato i prezzi ai massimi da quattro anni era stata individuata nella decisione degli Stati Uniti di reintrodurre le sanzioni nei confronti dell'Iran, secondo gli analisti almeno parte del crollo si deve allo stesso motivo, ma, per così dire, ribaltato: vale a dire la decisione dell'amministrazione Usa di esentare otto Paesi (tra cui l'Italia) dalle sanzioni, consentendo loro di continuare a importare petrolio da Teheran.

Bene le utilities, giù le auto
A Piazza Affari la performance migliore è stata quella delle utility (A2a +1,63%, Snam Rete Gas +1,02% e Italgas+1,56%), sostenute da Terna, che nei nove mesi ha visto salire i ricavi del 3,5%, l'utile netto del 2,4% e gli investimenti del 3%. Bene Unipol e la sua controllata UnipolSai: a dare la spinta agli acquisti sui titoli del gruppo assicurativo sono i conti dei primi nove mesi del 2019, chiusi a livello consolidato con un utile netto a 843 milioni di euro, un combined ratio al 94,5% e la raccolta in salita del 5,1%. Bene anche Atlantia (+1,34%), sebbene nei primi nove mesi del 2018 la società abbia registrato un utile di pertinenza del gruppo pari a 733 milioni di euro, in riduzione del 15% per l'effetto dell’appostamento di circa 350 milioni di euro quale stima preliminare degli oneri direttamente collegati al crollo di una sezione del Viadotto Polcevera a Genova. Debole la galassia Agnelli-Elkann, con Fiat Chrysler Automobiles (-2,75%), Ferrari (-2,95%) e Cnh Industrial (-2,4%), penalizzate dal generale andamento negativo del comparto auto in Europa (-2% l'Euro Stoxx 600 auto).

Fuori dal FTSE MIB seduta da dimenticare per Fincantieri, debutta Garofalo
Pesante reazione in Borsa per Fincantieri a una trimestrale che ha evidenziato un andamento dei margini operativi leggermente inferiore alle attese ma anche una raccolta ordini giudicata «straordinaria» da Mediobanca Securities. Le azioni scivolano del 10% azzerando il rally messo a segno nelle ultime due settimane dal titolo. L'ebitda del III trimestre a 98 milioni è stato appena inferiore alle previsioni (il consensus era di 105) e anche i ricavi a 1,351 miliardi sono stati al di sotto delle stime medie degli analisti (1,378 miliardi). Da segnalare il debutto positivo di Garofalo Health Care(+9,28%) che, alla sua prima seduta a Piazza Affari, ha chiuso a 3,65 euro per azione, contro i 3,34 euro del prezzo di collocamento.

A Madrid giù Bbva su caso Messico. Nuova revisione stime per Thyssen
Sul Ftse Mib sono in prima fila le utility (Snam, Terna, A2a) mentre tra i titoli penalizzati ci sono anche Azimut dopo la trimestrale e Prysmian che paga il crollo a Parigi della concorrente francese Nexans dopo la revisione dei propri obiettivi finanziari 2018. Nel resto d'Europa le vendite colpiscono innanzitutto i minerari, le auto e i bancari. A Madrid male Bbva: il titolo, già in tensione dopo che il governo spagnolo ha varato un decreto per riportare in capo alle banche l'onere del pagamento dell'imposta di bollo sui mutui ipotecari, è piegato dall'ipotesi di eliminazione delle commissioni bancarie in Messico dopo che una proposta di legge è stata presentata dal partito del presidente Obrador. Francoforte scende colpita dal tonfo di Thyssenkrupp dopo che il gruppo ha annunciato il secondo profit warning da luglio a causa delle necessità di fare accantonamenti per l'indagine su presunto cartello. A Parigi, male ArcelorMittal.


Andamento dello spread Btp / Bund

In Usa prezzi alla produzione al top in quasi 6 anni, cala fiducia consumatori
I prezzi alla produzione a ottobre negli Stati Uniti sono saliti al livello più alto in quasi sei anni, segno che forse l'inflazione sta accelerando. Come reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,6% sul mese precedente, oltre le previsioni per un rialzo dello 0,3% e pari al top del settembre 2012. Rispetto all'ottobre 2017, il dato è aumentato del 2,9%. La componente «core» - quella depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni alimentari ed energetici - è cresciuta dello 0,5%, mensile oltre il +0,3% atteso. Su base annua l'incremento è stato del 2,6%.
Invece a metà novembre gli americani si sono dimostrati meno ottimisti sull'economia rispetto a fine ottobre ma le stime degli analisti sono state battute. L'indice sulla fiducia redatto mensilmente dall'Università del Michigan si è portato a 98,3 da 98,6 punti di fine ottobre e contro i 100,1 punti di settenbre, quando c'era stata la seconda migliore lettura dal 2004. Gli analisti attendevano un dato a 97 punti; nel novembre 2017 il dato era a 98,5 punti.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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