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Petrolio, l’Arabia Saudita ridurrà le esportazioni

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Petrolio, l’Arabia Saudita ridurrà le esportazioni

Era stata la prima ad aumentare la produzione di petrolio, ora l'Arabia Saudita è la prima a invertire la rotta. Riad a dicembre ridurrà le esportazioni di 500mila barili al giorno ed è pronta a sostenere la necessità di un ritorno ai tagli - per un milione di barili al giorno nel complesso - al prossimo vertice dell'Opec Plus, il 6 e 7 dicembre a Vienna.

Le dichiarazioni del ministro saudita Khalid Al Falih, dopo una riunione tecnica che nel weekend ad Abu Dhabi ha coinvolto un gruppo di rappresentanti della coalizione Opec-non Opec, hanno innescato un'immediata reazione sui mercati.
Le quotazioni del greggio rimbalzano oggi di quasi il 2% dopo la rovinosa caduta dei giorni scorsi, che aveva portato sia il Brent che il Wti in “bear market”, ossia in ribasso di oltre il 20% dal picco di inizio ottobre, quando erano ai massimi da 4 anni. Il riferimento europeo, che era sceso sotto 70 dollari al barile, è tornato a superare quota 71 $ mentre il Wti è di nuovo sopra 60 $.

Un nuovo taglio di produzione non dev'essere dato per scontato. «Saremo flessibili», ha messo in guardia Al Falih. Prima del vertice di Vienna «molti presupposti potrebbero cambiare». Ma la domanda petrolifera si sta raffreddando, come ha constatato anche il Comitato di monitoraggio domenica negli Emirati arabi uniti.

«Idealmente non ci piace tagliare, ma lo faremo se vedremo emergere un persistente eccesso di offerta», ha sottolineato il saudita, convinto che il mercato abbia reagito in modo troppo emotivo sia nei mesi scorsi, quando il prezzo del greggio volava a livelli record, sia quando in seguito ha bruscamente stornato.
A Vienna «bisognerà adottare una nuova strategia», ha affermato il ministro emiratino Suhail Mazrouei, che attualmente detiene la presidenza dell'Opec. «Che si tratti di tagli produttivi o qualcos'altro, di certo non ci sarà un aumento della produzione».

«C’è consenso sul fatto che nel 2019 ci sarà troppa offerta sul mercato» ha sintetizzato dopo la riunione di Abu Dhabi Mohammed Al Rumhy, ministro del Petrolio dell’Oman, uno dei Paesi non Opec della coalizione che da quasi due anni coordina le politiche produttive. Del gruppo fa parte anche la Russia, che secondo indiscrezioni potrebbe non essere disposta a chiudere di nuovo i rubinetti, ora che le sue compagnie sono impegnate in progetti di espansione dell'output.

Il ministro russo Alexandr Novak ad Abu Dhabi è stato molto diplomatico. «Voglio dire che saremo il più possibile flessibili. I nostri accordi (con l’Opec, Ndr) ci consentono di prendere qualsiasi decisione e considereremo con grande attenzione la situazione sul mercato».

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