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Mercati sotto stress. Ecco gli eventi clou nella settimana del Black Friday

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Mercati sotto stress. Ecco gli eventi clou nella settimana del Black Friday

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I mercati sono obiettivamente sotto stress. Il petrolio ha perso 20 dollari in cinque settimane. Da inizio settembre le banche europee hanno volatilizzato il 10% della capitalizzazione. Mentre nell’ultima settimana due big Usa, come General electric (lato bond) e Goldman Sachs (lato azioni) hanno subito pesanti svalutazioni finanziarie. Le vendite quindi sono diversificate e non fanno eccezioni. Basti pensare che nell’ultimo mese anche Apple (che nel 2019 ha raggiunto il titolo di prima “1 trillion company” del pianeta) ha perso il 20% .

Nel bel mezzo dell’attuale correzione (confermata da una volatilità sopra la media con l’indice Vix stabilmente sopra i 20 punti) sono tre i market mover che monopolizzano l’attenzione degli investitori: 1) la guerra commerciale Usa/Cina (con effetti anche in Europa); 2) Brexit; 3) lo scontro tra l’Italia e la Commissione europea sulla manovra di bilancio.

Con ogni probabiltà questi market mover, mossi da ragioni prevalentemente politiche, detteranno l’agenda finanziaria anche di questa settimana, quella che comprende le cinque sedute che vanno dal 19 al 23 novembre. Perché dal punto di vista dei dati macro non sono attesi dati di importanza media che difficilmente saranno in grado di scuotere (in un senso o nell’altro il mood degli operatori.

Va detto che questa settimana non vedrà Wall Street al massimo del potenziale. Giovedì la Borsa Usa sarà chiusa per il Thanks giving day. Mentre venerdì chiuderà prima per il BlackFriday. Il passo ridotto della Borsa Usa potrebbe condizionare i mercati globali negli ultimi giorni della settimana riducendo i volumi complessivi degli scambi.

Sul fronte societario Piazza Affari attende due appuntamenti importanti conle presentazioni dei nuovi piani industriali di Generali (mercoledì) ed Enel (venerdì).

Il giorno “macro” più significativo sarà mercoledì quando dagli Stati Uniti arriveranno i nuovi dati sugli ordini di beni durevoli. Dati che, se faranno il paio con quelli pubblicati venerdì sulla produzione industriale (salita mese su mese dello 0,1%, meno dello 0,2% atteso) potrebbero confermare la proiezione di un rallentamento per il 2019 della crescita economica della prima economia al mondo.

Sempre mercoledì 21 arriveranno i pareri della Commissione europea sulle leggi di bilancio dei Paesi dell’Unione. A questo punto - anche se oggi il premier italiano Giuseppe Conte proverà a convincere del contrario il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker - i mercati si aspettano l’apertura di una procedura di infrazione che però sarà piuttosto lunga e potrebbe avere qualche effetto tra sei mesi.

Restando sui dati macro venerdì toccherà all’Eurozona. Saranno pubblicate le stime flash Markit sul Purchasing Managers Index (Pmi), un indice basato su un questionario compilato dai direttori degli acquisti di un panel di centinaia di aziende. Dato che è considerato uno degli indicatori più importanti per misurare lo stato di salute di un’economia i nuovi indici Pmi (tanto dell’Eurozona aggregata quando di Francia e Germania che pure saranno resi noti venerdì) saranno pesati dagli investitori. Soprattutto se dovessero sorprendere in positivo (per quanto si tratterà non di numeri definitivi ma di stime) visto che gli investitori in questa fase stanno già scontando un rallentamento dell’economia nell’Eurozona.

«Nel complesso la politica prevarrà ai dati macro in questa settimana - spiega Vincenzo Longo, strategist di Ig -. I mercati si concentreranno sul prosieguo dei colloqui sulla Brexit dato che poi a fine novembre il Parlamento europeo dovrà votare l’accordo approvato dal governo. Da non sottovalutare poi la questione dazi dopo che la Cina ha inviato una lettera a Washington con le richieste su quello che si può fare, quello su cui si può discutere e quello che non è disposta a fare. Peccato che gli Usa a quanto pare abbiano alzato i riflettori su quello che non è disposta a fare. A questo punto diventerà decisivo l’incontro del 30 novembre tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping, probabilmente l’ultima occasione per trovare un’intesa che eviti, da gennaio 2019, l’avvio di dazi del 25%».

MERCATI FINANZIARI SOTTO STRESS
La caduta di petrolio, banche, bond di General electric e azioni Goldman Sachs (Fonte: Bloomberg)

Occhio poi a eventuali dichiarazioni dai banchieri centrali. Nelle ultime ore il dollaro si è indebolito (con l’euro rafforzatosi da 1,125 a 1,14) proprio dopo che le parole di alcuni membri della Federal Reserve hanno aperto qualche spiraglio a un ripensamento sui prossimi rialzi dei tassi (uno a dicembre e 3 nel 2019) da parte della Fed. Più nel dettaglio il vice presidente Richard Clarida ha affermato che la banca centrale presterà molta attenzione ai segnali di rallentamento in arrivo. Sulla stessa lunghezza d’onda Robert Kaplan, il presidente della Fed di Dallas, che ha detto di non aspettarsi brusche accelerazioni dell'inflazione.
Del resto anche Mario Draghi ha detto venerdì che la risalita dell’inflazione dell’Eurozona potrebbe rallentare e questo potrebbe spingere la Bce nella riunione del 13 dicembre a rallentare la forward guidance su una futura stretta.

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