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Tim, Gubitosi verso la carica di amministratore delegato. Attesa per il…

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RIASSETTO DELLE TLC

Tim, Gubitosi verso la carica di amministratore delegato. Attesa per il cda

(Ansa)
(Ansa)

«Non abbiamo nessuna preferenza sui nomi, saremo laici, chiunque sarà scelto sarà l’amministratore delegato col quale interloquiremo». Così ha risposto alle agenzie di stampa il vice-premier e titolare del ministero dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, alla domanda se il Governo preferisca per Tim Luigi Gubitosi o Alfredo Altavilla. Una risposta che è stata interpretata come un nullaosta al fatto che il commissario Alitalia lasci l’incarico prima che sia chiuso il dossier della tormentata compagnia di bandiera. Nona caso Gubitosi risulta il candidato in pole position per la sostituzione di Amos Genish che domenica 18 novembre dovrà essere discussa in cda.

Ad Altavilla sarebbe stata chiesta la disponibilità a rinunciare alla candidatura per non spaccare la maggioranza del consiglio che preponderebbe per Gubitosi. Chi lo conosce, sostiene che comunque il manager ex Fca, che era braccio destro di Sergio Marchionne, difficilmente accetterebbe la sua nomina se non fosse ampiamente condivisa. Non trova riscontri invece la voce riportata dal quotidiano spagnolo «El economista» secondo cui sul tavolo del comitato nomine ci sarebbe anche il nome dell’ex presidente di Telefonica Spagna, Luis Miguel Gilperez. Avanza però il dubbio se non sia opportuno a questo punto ridare la parola ai soci, dato che la lista Elliott era stata presentata agli azionisti con la formula della public company, cosa che, come si è visto, non ha funzionato.

Non c’è solo Rocco Sabelli, il primo candidato a rifiutare, a ritenere che la scelta dell’ad debba essere portata in assemblea. Anche Massimo Ferrari si starebbe spostando su questa posizione. Il 6 dicembre, non domenica perchè non è all’ordine del giorno, quando il cda si riunirà nuovamente a Torino per esaminare il budget 2019 potrebbe essere convocata l’assemblea per la nomina dei revisori tra gennaio e febbraio. In quell’occasione è scontato che il tema si porrà, che sia Vivendi a farlo o qualcun’altro.

Su tutta la bagarre che si è scatenata Elliott tace, ma ha sempre detto che le decisioni spettano al cda, con la maggioranza formata da amministratori indipendenti. Al fondo di Paul Singer preme solo che sia portato avanti il suo piano che tramite la separazione tra la società di servizi e la società della rete sia in grado di creare valore per gli azionisti. Di opinione opposta - almeno a stare alle dichiarazioni pubbliche - il primo azionista Vivendi che ieri per bocca del suo ceo Arnaud de Puyfontaine ha definito una «follia» la totale separazione della rete Telecom. «Si sta materializzando il rischio di un totale smantellamento».

Un nuovo ad «appeso alle carte bollate o agli umori di qualche azionista in possesso dello zero virgola del capitale» non serve, diucono i sindacati. «Il lungo conflitto tra i maggiori azionisti di Tim, culminato con la rimozione dell'amministratore delegato, conferma una condizione di profonda instabilità nell'assetto proprietario che da tempo è uno dei mali oscuri che stanno affossando la società. Qualsivoglia soluzione deve partire dallo scioglimento di questo nodo». Intanto S&P ha confermato il rating a BB+, tagliando l’outlook da positivo a stabile.

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