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Sorgenia, banche socie alla svolta: scelta Lazard per aprire il capitale

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Sorgenia, banche socie alla svolta: scelta Lazard per aprire il capitale

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Le banche azioniste di Sorgenia hanno finalmente definito l’advisor, che nei prossimi tre-quattro mesi sarà chiamato a esaminare le migliori opportunità per accelerare la crescita del gruppo energetico, aprendo eventualmente il capitale a nuovi soci. La scelta, secondo anticipato d a Radiocor, è caduta sul “ticket” composto da Lazard e Colombo&Associati e sarebbe stata formalizzata nelle ultime ore da Sorgenia Holding, la scatola che controlla Sorgenia e vede tra i propri soci le principali banche italiane cioèIntesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Ubi, divenute a loro volta azioniste nel 2015 con la conversione del debito in equity. La nomina dell’advisor è un passaggio cruciale per la prima digital energy company italiana, che sotto la guida del Ceo Gianfilippo Mancini è tornata all’utile (44 milioni l’anno scorso e 23 milioni nel primo semestre 2018) conquistando nuove fette di mercato e rimborsando, da aprile 2015 ad oggi, 439 milioni di euro alle banche.

Oggi, tuttavia, le sfide del settore energetico e della crescita richiedono un ulteriore sforzo e di capitali da investire. Per questo, a fronte di un forte interesse del mercato (italiano e straniero) per l’equity story di Sorgenia, le banche hanno nominato un advisor che analizzerà la strada migliore da intraprendere. La selezione degli advisor era iniziata nei mesi scorsi e dalle iniziali 15 candidature si è passati a quattro, tra le quali è stato appunto scelto il ticket Lazard-Colombo&Associati. Un’ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di un aumento di capitale destinato all’iniezione di risorse fresche nel gruppo energetico per lo sviluppo e, in parallelo, all’ingresso di un nuovo socio. E’ ovvio che, nel contesto di una ricapitalizzazione, non tutte le banche socie potrebbero avere lo stesso orientamento: c’è chi potrebbe scegliere di restare azionista e scommettere su un ulteriore crescita dell’investimento e chi, anche per ragioni prettamente di bilancio (per esempio Mps), potrebbe passare la mano.

Sorgenia ha chiuso il 2017 con un fatturato attorno a 1,5 miliardi, un mol di 161 milioni e un utile netto di 44 milioni a fronte di una posizione finanziaria netta di 715 milioni allo scorso 31 dicembre (erano oltre 1,7 miliardi prima del riassetto del debito e dell’uscita dal capitale di Cir-Verbund). Il primo semestre 2018 si è chiuso con un mol di 73 milioni e un utile netto di 23 milioni a fronte di un portafoglio clienti, tutti digital, arrivato ormai a quota 270 mila (dai 220 mila di un anno fa).

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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