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La dura vita degli short seller che scommettono nel mare agitato dei mercati al tempo di internet

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE, NEW YORK - In tempi di mare mosso sui mercati finanziari gli short sellers sono su una nave che continua ad agitarsi tra i flutti, e attimo dopo attimo, sempre accesi, cercano di guadagnare, vendendo e comprando, ma devono lottare per riuscirci. È sempre più difficile nell'era del sempre connesso trarne davvero vantaggio, più di frequente chi fa “short” cerca di farsi meno male possibile. Soprattutto, come accade in questo periodo, quando è davvero complicato prevedere come andrà, con un'elevata volatilità dovuta a tanti diversi fattori difficili da prevedere. Funziona così.

Gli “shortisti” che scommettono solo su un titolo, vendono nel momento in cui pensano che le quotazioni per un qualche motivo scenderanno. Con la speranza di ricomprare lo stesso numero di azioni a un prezzo più basso. Se il prezzo cala, e loro hanno visto bene, fanno soldi sulla differenza. Se al contrario il prezzo sale, perdono.

Meno scommesse su un solo titolo
Dopo la crisi finanziaria gli hedge fund che si concentrano sulle scommesse contro una sola società sono diminuiti di circa la metà. Secondo Nick Dawson e Nick Arnott di Activist insight, dal 2013 le puntate di chi investe a breve su una singola azione hanno perso in media lo 0,5%. Insomma è sempre più difficile far soldi vendendo e ricomprando.

Su Tesla puntate per 10 miliardi
Ne sa qualcosa Mark Spiegel, 57 anni, fund manager di Stanphyl Capital, uno dei più aggressivi hedge di Wall Street, che negli ultimi mesi ha avviato una battaglia su singolo un titolo che è una delle più rilevanti in termini di valore in tutta la storia della borsa americana. Su 56 miliardi di market cap di Tesla, dieci miliardi di dollari rappresentano posizioni a breve. Il piccolo hedge fund di Spiegel è tra questi.

Alta volatilità
Tesla è uno dei titoli più volatili a Wall Street per le intemperanze del suo fondatore e ceo Elon Musk. Da inizio anno fino a ieri, il titolo ha avuto un aumento del 4,23%, il 30% nell'ultimo mese. Percentuale che non dice molto. Non racconta in particolare i continui alti e bassi degli ultimi mesi a ogni tweet o dichiarazione di Musk. Azione sulle montagne russe con un valore che in questi mesi è oscillato dai massimi di 387 dollari del 7 agosto ai minimi di 244 dollari di aprile, fino agli odierni 324 dollari. Ogni volta che Musk fa qualcosa di imprevisto le quotazioni variano. Negli ultimi mesi è capitato diverse volte: le stime produttive troppo ottimistiche, la mancata risposta alle domande degli analisti, le accuse di pedofilia al sub che lo criticava per il salvataggio dei bambini thailandesi intrappolati nella grotta, l'idea del delisting da Wall Street per evitare critiche, lo spinello in diretta web... Insomma un tormento per chi fa short e, spesso, un bagno di sangue. Tanto che il Dipartimento di giustizia ha acceso un faro sul comportamento del ceo di Tesla dopo l'annuncio di voler rendere la società privata e il successivo rally del titolo.

Gli schiavi del trading
Per chi vende e compra nello spazio di minuti, spesso pochi secondi, è fondamentale capire che cosa sta accadendo nel tempo reale. Non basta più seguire i fondamentali di una società, internet ha complicato tutto. Così Spiegel da quando ha puntato tutto su Tesla, ha raccontato Renae Merle sul Washington Post, è costretto a passare la sua esistenza davanti agli schermi dei computer dove segue l'andamento dei mercati e monitora i tweet di Musk al suo popolo di 23 milioni di follower e tutti i tweet e le notizie su di lui. Una guerra che comincia dal mattino da quando entra in bagno nel suo attico di Manhattan dove ha due video e per seguire i tweet di Musk e le borse. L'hedge fund manager trascorre poi quasi tutta la giornata da combattente dei mercati, “recluso” nella sua lussuosa zona giorno, davanti ad altri video, con gli alert sul titolo per cercare di capire quando vendere e quanto, o quando comprare.

La lotta per non affondare
Spiegel non è l'unico short seller ad aver scommesso così tanto su Tesla. Ma probabilmente è tra quelli più esposti, il suo “piccolo” hedge da 8 milioni di $ ha puntato tutto su un titolo. Da inizio anno a oggi, con tutto quello che è accaduto, è sotto di circa il 15%. Insomma la trincea del tempo reale finora è servita a contenere le perdite. Certo, la tecnologia aiuta gli short sellers. Il crescente utilizzo degli algoritmi e di software sofisticatissimi permette di controllare Twitter e gli altri social media in ogni istante e di prendere delle decisioni sul trading migliore in quel momento.

Fake news a rischio frode
Ma è sempre più difficile avere successo. E il rischio frode è frequente. Anche perché ci sono tanti che su Internet diffondono false o negative informazioni su una società o su un personaggio – le fake news non sono solo in politica – per cercare di manipolare il mercato a proprio favore. Anche Spiegel cerca anche di indirizzare le notizie su Tesla con retweet e hasthag pro o contro un certo avvenimento, prendendo posizione contro scettici e critici per tentare di modificare il sentiment sulla società e sul suo amato-odiato fondatore, ma soprattutto il grafico che segue il corso azionario a cui è appeso il suo fondo.

Nuove regole per chi fa short
Per questo motivo il Nasdaq, nel tentativo di aumentare la trasparenza, ha proposto alla Sec l'adozione di nuove regole per obbligare gli short seller a rivelare le posizioni che detengono verso singole società: “Gli investitori con posizioni a breve termine possono perseguire strategie per far scendere il prezzo delle azioni facendo profitti sull'incertezza che creano”, ha scritto il Nasdaq nella proposta di riforma. Insomma nel mare magnum di internet e dei social non solo le elezioni ma anche le contrattazioni finanziarie, sempre di più, rischiano di essere condizionate da chi fa il gioco sporco. E la necessità di avere regole condivise per rendere il terreno di gioco “pulito”, anche in questo campo, si fa sentire.

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