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Saudi Aramco ora punta su petrolchimica e gas

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Saudi Aramco ora punta su petrolchimica e gas

Amin al-Nasser, ceo  di Aramco. (Abdulaziz Moaiweed / ARAMCO / AFP)
Amin al-Nasser, ceo di Aramco. (Abdulaziz Moaiweed / ARAMCO / AFP)

Dal petrolio grezzo al petrolio lavorato (e al gas). L’Arabia Saudita a parole punta a diversificare l’economia, ma nei fatti gli idrocarburi restano – almeno per ora – al centro dei suoi progetti di sviluppo.

Accantonata la maxi-Ipo, con cui avrebbe dovuoto sbarcare in borsa quest’anno, Saudi Aramco ora si prepara a investire ben 500 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni, di cui oltre la metà per rafforzarsi nella petrolchimica e nell’estrazione di gas, con l’obiettivo un giorno di poterlo addirittura esportare.

È stato il ceo Amin Nasser ad illustrare i nuovi piani della compagnia, che sicuramente seguono l’indirizzo del principe Mohammed Bin Salman, fautore di Vision 2030, il progetto per diminuire la dipendenza dal petrolio di Riad.

Se tutto va bene l’emancipazione (parziale) ci sarà, ma solo dall’export di greggio: Aramco in futuro prevede di assorbire in processi petrolchimici quasi un terzo della produzione saudita, ossia 3 milioni di barili al giorno.

Non solo rileverà dal fondo sovrano Pif il controllo del campione nazionale Sabic, valutato 70 miliardi di dollari, ma investirà 100 miliardi entro il 2028 per crescere nel settore, anche con acquisizioni.

Ci sono grandi progetti di espansione anche nella raffinazione: in patria e all’estero la capacità degli impianti di Saudi Aramco, oggi di 5,4 milioni di barili al giorno, potrebbe quasi raddoppiare arrivando a 8-10 mbg.

Al gas saranno dedicati 160 miliardi di dollari, per sviluppare risorse convenzionali e shale (queste ultime si trovano, benché costose da estrarre, anche in Arabia Saudita). L’obiettivo in questo caso è accrescere la produzione da 14 a 23 miliardi di piedi cubi al giorno. La priorità è alimentare le centrali elettriche saudite, che tuttora in molti casi bruciano petrolio. Quando i consumi interni (crescenti) lo permetteranno, Aramco vorrebbe anche esportare gas.

La compagnia peraltro sta valutando di investire anche all’estero, magari in Russia, Paese con cui Riad ha costruito una solida alleanza nel campo dell’energia. Il ministro saudita Khalid Al Falih ha rivelato poco tempo fa di trattative per rilevare il 30% di Arctic Lng, impianto di gas liquefatto progettato da Novatek.

Le strategie di Saudi Aramco rispondono ai prevedibili sviluppi futuri sui mercati dell’energia. Anche altre compagnie petrolifere stanno investendo sul gas, combustibile che accompagnerà la transizione energetica e di cui si prevedono consumi in forte crescita.

La petrolchimica potrebbe invece essere il motore di traino della domanda petrolifera nel futuro, quando l’auto elettrica e altre forme di mobilità alternativa faranno da freno all’espansione dei consumi nei trasporti.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) oltre un terzo del fabbisogno addizionale di greggio al 2030 verrà dalla petrolchimica e oltre metà – ossia circa 7 milioni di barili al giorno – se si sposta l'orizzonte temporale al 2050. Il settore, afferma Fatih Birol, in futuro «avrà un'influenza molto più grande di auto, camion e aviazione».

Il consumo di plastica nel mondo è infatti quasi raddoppiato dal 2000, ma ci sono ancora enormi potenzialità di crescita nei Paesi in via di sviluppo, dove il consumo pro capite è un ventesimo di quello in Europa e Usa.

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