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Big del petrolio a confronto al G20: intreccio di colloqui tra…

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Big del petrolio a confronto al G20: intreccio di colloqui tra Usa, Arabia Saudita e Russia

Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti. I tre colossi del petrolio – che insieme controllano un terzo della produzione mondiale – ci saranno tutti al G20, che prende il via oggi a Buenos Aires. Ed è in questa sede che potrebbero essere decise le sorti del mercato, prima ancora che abbia luogo il vertice dell’Opec Plus, in programma la settimana prossima a Vienna.

I precedenti non mancano. Fu al G20 di Hangzhou, in Cina, che nel settembre 2016 Mosca e Riad gettarono le basi della loro alleanza energetica, preconfezionando l’accordo per i tagli di produzione congiunti che pochi mesi dopo fecero “vidimare” dall’Opec e da altri Paesi esterni all’Organizzazione.

Anche in Argentina ci sarà l’occasione per discutere di petrolio ai massimi vertici. E stavolta il confronto potrebbe coinvolgere anche gli Usa.

Washington non fa parte della coalizione Opec-non Opec, né è pensabile che possa mai aderirvi. Ma grazie allo shale oil oggi è al vertice della classifica mondiale dei produttori di greggio, con 11,7 milioni di barili al giorno, contro gli 11,4 mbg della Russia e gli 11,2-11,3 mbg attualmente estratti dai sauditi.

In tutti e tre i Paesi l’output è ai massimi storici e contribuisce al surplus di offerta che da ottobre ha fatto crollare del 30% il prezzo del barile.

Il protocollo ufficiale della Casa Bianca non prevedeva un bilaterale Usa-Arabia Saudita a Buenos Aires. Ma il presidente Donald Trump – che ha dimostrato di avere un’influenza molto forte sulle politiche produttive di Riad – ha dichiarato in un’intervista al Washington Post che «sicuramente» si confronterà con il principe saudita Mohammed Bin Salman a margine del G20.

Dovrebbe esserci un faccia a faccia anche col presidente russo Vladimir Putin, il primo dall’incontro di Helsinki dello scorso luglio, sempre che Trump non decida di cancellarlo (come ha minacciato nella stessa intervista) dopo il sequestro delle navi ucraine in Crimea.

Il principe Mbs e Putin si vedranno certamente a Buenos Aires: il colloquio è in agenda sabato secondo il Cremlino. E i due capi di Stato, dicono fonti Bloomberg, dovrebbero essere affiancati dai ministri dell’Energia, Khalid Al Falih e Alexandr Novak: segno che la discussione toccherà anche il petrolio (e probabilmente le istruzioni per il vertice Opec Plus).

Dai mercati non arrivano segnali rassicuranti. Il Brent ha di nuovo chiuso sotto 60 $, mentre il Wti è ridisceso sotto 51 $ dopo i dati sulle scorte Usa, che per la decima settimana hanno evidenziato un forte accumulo di greggio (+3,6 mb per l’Eia).

Si tratta di livelli di prezzo che preoccupano in modo particolare i sauditi, che secondo il Fondo monetario internazionale avrebbero bisogno di 88 $ al barile per far quadrare il bilancio dello Stato.

Anche il resto dell’Opec, con le sole eccezioni di Iraq, Kuwait e Qatar, è in difficoltà. Ma la Russia – alleato di cui Riad non può più fare a meno – non ha di questi assilli.

Mosca ha redatto il budget statale ipotizzando il petrolio a 40 $ e ieri Putin ha affermato che i prezzi attuali «vanno assolutamente bene». «Siamo in contatto con l’Opec – ha però aggiunto – e se occorre siamo pronti a proseguire i nostri sforzi congiunti».

Riad ha risposto a distanza, per bocca di Al Falih. «Faremo qualunque cosa sia necessaria, ma solo se agiamo tutti insieme, come gruppo di 25 Paesi». L’Arabia Saudita non intende farsi carico da sola dei tagli, ha chiarito il ministro: «Non possiamo farlo da soli, non lo faremo da soli».

Il negoziato è in corso. E nonostante le minacce di Trump, un accordo all’Opec Plus non sembra improbabile.

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