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Banche, l’Ue concede più tempo per uscire dalle assicurazioni

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Banche, l’Ue concede più tempo per uscire dalle assicurazioni

Dopo un lunghissimo negoziato durato quasi due anni, i ministri delle Finanze dell’Unione europea dovrebbero trovare proprio martedì un atteso compromesso sul nuovo pacchetto di regolamentazione bancaria. Tra le misure approvate ieri a livello diplomatico dal Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) è presente, a quanto risulta al Sole 24Ore, la proroga del cosiddetto “Danish compromise”. Si tratta di un’importante novità che impatta direttamente i legami tra banche e assicurazioni: il provvedimento dà infatti la possibilità alle istituzioni non conglomerate di non dedurre dal capitale proprio le partecipazioni detenute in imprese assicurative.

Nel testo passato ieri al Coreper, e che dovrà avere il sigillo finale martedì all’Ecofin, è prevista la proroga di questa facoltà di non-deduzione dal 31 dicembre 2018, come previsto fino ad oggi, al 31 dicembre 2024.

Il «Danish Compromise»

La misura interessa di fatto tutte le non conglomerate del Vecchio Continente. Ma il tema riguarda da vicino anche il legame tra Mediobanca e Generali, compagnia di cui Piazzetta Cuccia è oggi il primo azionista con una quota pari al 13%.

Da cronoprogramma, a fronte della scadenza del “compromesso danese” prevista quest’anno, la non-conglomerata Mediobanca avrebbe dovuto dedurre interamente la propria partecipazione assicurativa dai risk weighted assets: uno scenario, questo, che prima dell’introduzione del Compromesso, aveva portato a ipotizzare un ridimensionamento nel Leone per una quota del 3%, così da atterrare al 10%. In verità oggi Mediobanca anche senza Danish Compromise può contare su un Cet 1 del 13%, uno dei ratio patrimoniali più alti in Italia, e ha dunque tutti i margini per non dover modificare la quota. D’altra parte è anche vero che la proroga è comunque un jolly in più per Piazzetta Cuccia, perchè rende più molto più agevole l’attesa del momento giusto per smobilizzare sul mercato la quota eccedente il 10%, come previsto nel piano industriale in scadenza a giugno.

Lo scenario

L’accordo di ieri, a cui ha lavorato l’europarlamentare Roberto Gualtieri e che è stato seguito da vicino da Abi e Bankitalia, è giunto in un incontro tra i rappresentanti permanenti dei paesi membri a Bruxelles: «È stata trovata una intesa sul 90% del pacchetto bancario, in altre parole tutte le misure che permetteranno di ridurre i rischi nei bilanci creditizi e che i ministri faranno proprie martedì – spiegava ieri sera un esponente comunitario –. Sul 10% che rimane, bisognerà negoziare ancora da un punto di vista tecnico, anche con il Parlamento». Sul tavolo, a quanto risulta, restano ancora da mettere a punto alcune questioni relative a temi relativi alla governance, alle remunerazioni e ad alcune misure per preservare le minorities nelle banche cooperative. Ecofin e Trilogo finale.

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Un compromesso sul pacchetto bancario, e in particolare la riduzione dei rischi creditizi, è propedeutico a un accordo su una riforma della zona euro. Il pacchetto prevede due filoni. Il primo è quello dei requisiti di capitale. L’Unione europea dovrebbe fare proprie le misure di Basilea III che riguardano tra le altre cose i ratio di leva finanziaria. Il secondo filone è relativo alle misure che dovrebbero facilitare la risoluzione di una banca. Due i cuscinetti: il Mrel (il requisito minimo di fondi propri e altre passività soggette a bail-in), per tutte le banche; e il Tlac (la capacità di assorbimento totale delle perdite), solo per gli istituti più grandi.

Per aiutare i prestiti alle piccole imprese è stato deciso di aumentare da 1,5 a 2,5 milioni di euro la linea di credito a cui potranno essere associati accantonamenti ridotti. Particolari agevolazioni ci saranno anche per i progetti infrastrutturali. Quanto al Tlac per le banche sistemiche globali, l’accordo è per un requisito fisso minimo per gli istituti con bilanci superiori a 100 miliardi di euro. In particolare il requisito minimo dovrebbe essere soddisfatto utilizzando strumenti di debito subordinati aventi un rango in caso di insolvenza inferiore a quello delle passività di primo rango, come i depositi protetti o i titoli senior. Tale requisito minimo non può in ogni caso essere superiore al 27% delle attività ponderate per il rischio, fatte salve poche eccezioni chiaramente identificate.

Tornando alle conseguenze politiche del pacchetto bancario approvato ieri a livello diplomatico, i capi di stato e di governo dovrebbero a metà dicembre dare al Meccanismo europeo di Stabilità (Esm) il ruolo di paracadute del Fondo europeo di risoluzione bancaria (Srf). In ballo vi sono anche un possibile bilancio della zona euro, da integrare nel bilancio comunitario, così come in ultima analisi una assicurazione in solido dei depositi. Quest’ultimo tema è talmente controverso che un funzionario europeo lo ha definito «in rianimazione».

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