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Carige, scoppia il caso Creditis. Maxi-causa targata Chenavari

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Carige, scoppia il caso Creditis. Maxi-causa targata Chenavari

Carige incassa i 320 milioni di euro “salvagente” dal sistema bancario italiano e fa i conti con la grana Creditis, la controllata del credito al consumo già virtualmente ceduta al fondo Chenavari su cui si profila un clamoroso dietrofront. L'assemblea dello Schema volontario del Fondo interbancario per la tutela dei depositi ha votato, con 81 voti favorevoli su 90, l'adesione al prestito obbligazionario subordinato con rendimento al 13% annuo e scadenza decennale che serve alla banca ligure per rispettare i requisiti patrimoniali chiesti dalla Bce: 318,2 milioni arriveranno dagli istituti bancari aderenti, 1,8 milioni dal Banco Desio che è comunque intervenuto pur essendo esterno allo Schema.

Da ieri i 320 milioni sono già nelle casse genovesi grazie, come riportato da Il Messaggero, a un finanziamento ponte messo a disposizione da Banco Bpm e Banca Sella in attesa che tutti gli istituti aderenti mettano la loro quota. «Un ipotetico default di Carige sarebbe stato un disastro di proporzioni ingestibili perché avrebbe intaccato anche sul piano dell'immagine l'intero settore bancario» ha dichiarato il presidente del Fondo Salvatore Maccarone. Messa in sicurezza dal bond si apre per Carige una seconda fase: da adesso fino a marzo, quando il cda definerà i dettagli dell'aumento di capitale da 400 milioni per rimborsare l'obbligazione, anche altri investitori (soci e non) potranno intervenire nel prestito stesso da convertire poi in azioni. Sarà questo, secondo alcuni osservatori, il momento in cui si giocherà il futuro assetto proprietario di Carige.

Se invece tutto restasse fermo, sarebbe proprio il Fondo a diventare primo azionista senza però superare il 49,9%. Il destino più probabile per Carige, ha pronosticato Maccarone, è una aggregazione. Da vedere se nel perimetro della Carige in cerca di alleati ci saranno anche le attività di credito al consumo: a dicembre 2017 era stato firmato un accordo vincolante con il fondo Chenavari Investment Managers per cederne l'80% a 80,1 milioni di euro ma l'operazione non è stata chiusa e, secondo quanto ricostruito da Radiocor, sembra anzi tornata in bilico. Per il fondo, che il 3 ottobre ha ricevuto l'autorizzazione di Banca d'Italia all'acquisto, ci sono tutte le condizioni per chiudere la transazione, posizione contestata dalla banca.

Dalle divergenze negoziali la vicenda è passata alle vie legali dal momento che il fondo ha intrapreso una iniziativa per chiedere l'esecuzione del contratto. Gli accordi prevedono alcune penali per il mancato soddisfacimento delle condizioni ma non per il mancato closing e non è da escludere che a questo punto Carige possa vedere con favore l'idea di mantenere un asset da cui sono arrivati quasi 14 milioni di euro di utili nei primi nove mesi del 2018. Tanto più che l'acquirente, Chenavari, è da mesi visto con poco favore dopo la decisione di vendere in tempi rapidissimi il pacchetto di azioni (quasi il 7%) sottoscritto a dicembre con l'ultimo aumento di capitale.

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