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Gli avvocati inglesi non hanno paura della Brexit e vanno in Borsa

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Finanza&studi legali

Gli avvocati inglesi non hanno paura della Brexit e vanno in Borsa

Il numero 20 di Fenchurch Street, in piena City a Londra, è ormai su tutte le guide turistiche: lì sorge uno dei nuovi e avveniristici grattacieli della città, che gli inglesi, con il loro umorismo, hanno soprannominato Walkie Talkie. Ma il motivo per cui oggi tutti gli occhi di banchieri d’affari e investitori sono puntati sull’edificio diventata una delle più gettonate attrazioni (in cima c’è anche uno dei bar più trendy di Londra, lo Sky Garden ospitato dentro un giardino pubblico) è ben altro.

Dentro al Walkie Talkie ci sono gli uffici del colosso legale DWF: sono gli avvocati che stanno sfidando la Brexit. Mentre tutta l’Europa trema all’idea di una uscita disordinata del Regno Unito, con minacce di secessione da parte della sempre riottosa Scozia, lo studio legale londinese tenta un avventuroso e impavido sbarco in Borsa. Il debutto è previsto proprio per la fine di marzo, quando Sua Maestà dirà addio, non si sa ancora come, all’Unione Europea. Sarebbe già di per sè una notizia; lo è ancora di più perché è la prima volta che uno studio legale si quota sul listino principale del London Stock Exchange (proprietaria anche della Borsa Italiana), a un valore stimato di 600 milioni di sterline.

La compagnia, fondata nel 1977 a Liverpool dal baronetto Nigel Knowles e che oggi conta 2800 dipendenti (tra avvocati, staff e amministrazione), ha terminato un primo giro di pre-marketing, è uno degli studi legali più prestigiosi sul Tamigi: ha difeso il Royal Borough (consiglio comunale di zona) del quartiere di Kensington dopo la tragedia dell’incendio alla Grenfell Tower, e tra i clienti ha il colosso bancario Barclays, i grandi magazzini Marks&Spencer (una sorta di Coin inglese) e la controversa app di taxi Uber. Il coinvolgimento in casi eclatanti di cronaca nazionale, come il raid della polizia del South Yorkshire nella casa della popstar Cliff Richard, ha fatto impennare il giro d’affari del 18% a 236 milioni di sterline che ne farà la più grande law firm a sbarcare in Borsa, accompagnata da Jefferies e Zeus Capital come consulenti e collocatori che al momento stanno sondando l’interesse degli investitori a diventare azionisti dello studio legale. Oltre a marzo, l’altra finestra temporale per la quotazione potrebbe essere giugno.

I proventi della quotazione, che valuta lo studio un po’ meno di 3 volte il fatturato e che prevede azioni gratis a due terzi dei dipendenti, andranno ad abbattere il debito e aumentare la presenza internazionale. Al netto della Brexit, la futura matricola deve vedersela anche con lo scetticismo degli analisti che fanno notare come gli studi legali, il cui successo dipende dalla squadra di avvocati, fattore molto volatile, siano un investimento finanziario rischioso.

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