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Costruzioni, anche Cmc Ravenna chiede il concordato

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settore in ginocchio

Costruzioni, anche Cmc Ravenna chiede il concordato

Domenica il consiglio di amministrazione di Cmc ha deliberato di richiedere l’ammissione della società alla procedura di concordato preventivo «con riserva». Non è la prima e, purtroppo, molto probabilmente non sarà l’ultima crisi di un settore in ginocchio. Cmc ritiene, si legge in una nota diffusa oggi, che «nell’attuale frangente di tensione finanziaria di cassa l’accesso al concordato con riserva rappresenti il percorso più efficace per porre in sicurezza il patrimonio della società e tutelare, in tal modo, tutti i portatori di interessi». La richiesta sarà depositata martedì al Tribunale di Ravenna.

Gli scenari possibili
Fonti vicine alla società chiariscono che la situazione è sotto controllo, e che c’è lo spazio di manovra per definire nel corso dei prossimi mesi - la legge lascia fino a sei mesi di tempo - una soluzione non traumatica insieme ai propri advisor finanziari, Mediobanca e lo studio Trombone (lo studio del professor Andrea Zoppini e l'avvocato Fabrizio Corsini sono stati scelti come advisor legali).

Oltre a un possibile aumento di capitale a carico della galassia Legacoop, sul tavolo ci sarebbe anche opzioni più hard: una rinegoziazione del debito, cessioni e altre operazioni straordinarie fino alla potenziale fusione con altri operatori.

Il nodo dei bond
I primi segnali allarme sono arrivati nel mese di ottobre, quando la cooperativa emiliana aveva comunicato il protrarsi del ritardo nell'incasso di sei pagamenti, per un controvalore di 108,3 milioni di euro. Successivamente, il gruppo aveva annunciato il 9 novembre scorso che non sarebbe stata pagata la rata dei bond in scadenza al 15 novembre: entro il 15 dicembre Cmc dovrà aggiornare il mercato al riguardo (le opzioni sono il pagamento della rata o la dichiarazione di default), ma intanto i titoli - quotati in Lussemburgo - hanno pagato le conseguenze con un crollo del valore. Da notare che i bond dei big italiani delle costruzioni oggi in crisi sono da tempo nel mirino degli hedge fund con sistematiche vendite allo scoperto, ma ora gli obbligazionisti si stanno organizzando per costituire un comitato a difesa dei propri diritti.

Un settore in ginocchio
Cmc è solo l’ultimo caso di una crisi strutturale del settore, finanziaria ma non solo. Secondo un’inchiesta de Il Sole 24 Ore di martedì scorso la paralisi dei colossi delle costruzioni mette a rischio cantieri del valore complessivo di 10 miliardi. Dietro alla crisi, la concentrazione del business in Italia e in altri Paesi poco affidabili e l’eccessivo ricorso all’indebitamento.

I conti di Cmc
Per quanto riguarda Cmc, il gruppo con sede a Ravenna aveva chiuso il primo semestre con ricavi in calo a 514,3, dai 549,6 milioni del primo semestre 2017, un ebitda sceso da 81,5 a 64,8 milioni e un utile di 649 mila euro contro i 3,4 milioni del primo semestre 2017 con un incremento però dei nuovi ordini a 1,34 miliardi rispetto ad 1 miliardo dello stesso periodo del 2017, grazie soprattutto ad una “significante spinta” da Usa, Sud Africa, Kuwait e Italia.

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