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Fca vuole la sua banca negli Usa. Santander pronto a battere cassa

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Fca vuole la sua banca negli Usa. Santander pronto a battere cassa

La sede di Fca a Torino (Reuters)
La sede di Fca a Torino (Reuters)

Fca apre il dossier banca. Chiusa l’operazione Magneti Marelli, con un maxi incasso di 6,2 miliardi di euro atteso per il prossimo anno, e archiviato, almeno per il momento il capitolo delle cessioni, il gruppo guidato da Mike Manley, secondo indiscrezioni, avrebbe ora avviato in modo più concreto l’esame sulla opportunità di dar vita a una propria divisione di servizi finanziari negli Usa, complice la promozione recente da parte di Fitch. Le opzioni sul tavolo sono sostanzialmente due. La prima, già avviata sotto la guida di Sergio Marchionne, include l’esercizio dell’opzione per rilevare Chrysler Capital, la divisione sotto il controllo e la gestione di Santander Consumer Usa che offre servizi finanziari per i clienti americani di Fca.

Proprio agli inizi di ottobre, il nuovo ceo di Fca aveva fatto capire che i contatti con la banca spagnola erano in corso («Le discussioni con Santander vanno avanti», aveva dichiarato Manley), ma che non era ancora stata presa alcuna decisione. In proposito, secondo quanto riportato dalla stampa spagnola, Santander ha stimato in un miliardo di dollari (875milioni di euro) la perdita associata all’eventuale rottura dell’alleanza con Fiat Chrysler negli Stati Uniti.

La banca e il gruppo automobilistico, partner nel finanziamento auto dal 2013, stanno attualmente rivedendo i termini del loro accordo in base al quale Fca ha un’opzione per il riacquisto al valore equo di Chrysler Capital. E proprio la modifica di quegli accordi, in pratica, potrebbe avere un impatto importante sui conti della banca spagnola. Tuttavia, fonti vicine al Santander interpellate da Expansion, sottolineano che questo scenario riflette una situazione di massimo rischio, con una probabilità di accadimento molto bassa e ad ogni modo qualora si verificasse, la perdita di valore sarebbe coperta dalla plusvalenza che Santander otterrebbe con la vendita di Chrysler Capital a Fca.

Se tuttavia la strada Santander (sostituibile con un altro partner bancario) in passato rappresentava l’unica via percorribile, considerando il rating del gruppo Fca, la situazione oggi è cambiata profondamente con la casa automobilistica che si trova nelle condizioni di poter valutare la creazione ex novo di una propria divisione di servizi finanziari negli Stati Uniti. Tale opzione, peraltro, era già scritta nel piano industriale illustrato da Marchionne a giugno.

La Fca illustrata a Balocco è un gruppo che punta a produrre nell’arco del business plan 10 miliardi risparmi di costo e 75 miliardi di cassa industriale. Una cassa che per 45 miliardi è destinata agli investimenti, per altri 6 miliardi ai soci, sottoforma di dividendo e infine per altri 20 miliardi ad assicurare la gestione ordinaria, a realizzare potenziali piani di buy back, ma anche a promuovere la costituzione di una Finco in America capace di favorire le politiche commerciali.

Insomma il percorso era stato già tracciato. Un percorso ancor più agevole dopo che Fitch ha alzato la valutazione di Fiat Chrysler Automobiles a “Bbb-” da “Bb”. La scomparsa dell’etichetta “junk” riflette il continuo rafforzamento del profilo finanziario di Fca e arriva dopo la vendita di Magneti Marelli, da completarsi nel 2019, che abbasserà ulteriormente l’indebitamento netto del gruppo e migliorerà la stabilità finanziaria.

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