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Petrolio, l’Opec perde il Qatar (ma guadagna un aiuto dal …

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Servizio |tagli di produzione in alberta

Petrolio, l’Opec perde il Qatar (ma guadagna un aiuto dal Canada)

(Ansa)
(Ansa)

L’Opec perde il Qatar, un membro storico dell’Organizzazione degli esportatori di greggio, ma guadagna un’insperata collaborazione dal Canada, che – sia pure senza coordinarsi con l’Opec stessa – contribuirà a ridurre il surplus di petrolio con un consistente taglio di produzione.

Due notizie clamorose rimescolano le carte sul mercato ad appena tre giorni dal vertice di Vienna, in cui la coalizione Opec Plus dovrà decidere come affrontare il crollo delle quotazioni del barile.

Grazie anche alla tregua sui dazi tra Usa e Cina, Brent e Wti ieri hanno recuperato terreno, arrivando a guadagnare oltre il 5% in alcune fasi della giornata, ma sono tuttora in ribasso di oiù del 20% rispetto ai record di ottobre: il riferimento europeo ha chiuso sopra 61 $ , quello americanoa sopra 52 dollari.

Sull’andamento del mercato ha influito poco o nulla l’annuncio shock del Qatar: nonostante la valenza politica sia molto forte, le implicazioni sono semmai ribassiste.

Il contrario vale per le notizie dal Canada, dove la provincia dell’Alberta, patria delle oil sands, ha imposto alle compagnie locali una riduzione dell’output di 325mila barili al giorno: un taglio davvero rilevante, pari a un terzo di quelli che l’Opec aveva decretato nel dicembre 2016 e oltre dieci volte quello assegnato a Doha, che è il maggior fornitore di gas liquefatto al mondo, ma nel petrolio è molto meno rilevante (le sue estrazioni di greggio sono intorno a 610mila bg, stabili da mesi).

L’addio all’Opec, a partire dal 1° gennaio 2019, è stato giustificato dal ministro dell’Energia Saad Al Kaabi proprio con il «desiderio del Qatar di focalizzare gli sforzi sullo sviluppo dell’industria del gas, implementando il piano per accrescere la produzione di Gnl da 77 a 110 milioni di tonnellate l’anno».

È molto probabile tuttavia che siano altre le motivazioni della mossa annunciata ieri da Doha: motivazioni di ordine politico, legate in particolare alla contrapposizione con l’Arabia Saudita che da giugno 2017 guida un embargo economico ai suoi danni, cui partecipano anche gli Emirati arabi uniti, il Bahrein e l’Egitto.

Lo stesso Al Kaabi nel corso della giornata si è poi lasciato sfuggire una frecciata contro Riad: «Il settore del petrolio è controllato da un’organizzazione che è guidata da un Paese».

Di certo l’occasione per strumentalizzare la notizia non era sfuggita ad altri. L’uscita del Qatar all’Opec, ha commentato via Twitter Anwar Gargash, ministro degli Esteri degli Emirati arabi, «è l’ammissione del declino del suo ruolo e della sua influenza, alla luce dell’isolamento politico».

«Capiamo la frustrazione del Qatar Molti altri Paesi membri sono frustrati», ha invece dichiarato alla Reuters il governatore iraniano all’Opec, Hossein Kazempour Ardebili, puntando il dito contro Arabia Saudita e Russia, che hanno inondato il mercato di greggio e ora chiedono aiuto per ridurre l’output: «Pilota e il copilota hanno fatto schiantare l’aereo e tutti i 25 passeggeri ora sono condizioni critiche. A dover tagliare è chi ha aumentato l’output».

Le aspettative su un accordo al vertice Opec Plus sono comunque migliorate dopo l’incontro super-cordiale tra il presidente russo Vladimir Putin e il principe saudita Mohammed Bin Salman a margine del G20 di Buenos Aires.

Mosca e Riad sono d’accordo nell’estendere la loro collaborazione, ha affermato Putin, anche se per i tagli produttivi «non c’è ancora una decisione finale sui volumi».

Il Canada ha anticipato tutti. E anche questa novità potrebbe indurre l’Opec Plus a qualche ripensamento, se non sulla necessità, quanto meno sui volumi da tagliare. Peraltro mancano all’appello anche altre forniture, comprese quelle di Buzzard, il maggiore giacimento del Mare del Nord, da 150mila bg, che è fermo per manutenzioni.

La decisione annunciata dalla premier dell’Alberta, Rachel Notley, non è arrivata come un fulmine a ciel sereno: da tempo erano in corso discussioni su come reagire alla sofferenza dei produttori locali, costretti per l’insufficienza degli oleodotti a subire prezzi di vendita bassissimi (addirittura 15 $/barile per il greggio Western Canada Select).

La soluzione sceltaè stata però davvero drastica, oltre che in stile Opec, un fatto sorprendente per un’economia capitalista.

«Nell’Alberta pensiamo che i mercati siano il modo migliore per determinare i prezzi – si è giustificata Notley, in un messaggio televisivo – Ma quando i mercati non funzionano e le compagnie devono vendere le nostre risorse per pochi penny, allora abbiamo la responsabilità di agire».

I tagli canadesi, in vigore da gennaio, scenderanno a 95mila bg una volta ridotto l’eccesso di greggio negli stoccaggi, cosa che il Governo prevede avverrà nel giro di tre mesi.

L’imposizione – su cui vigilerà l’Alberta Energy Regulator (Aer) – riguarda sia i produttori di sabbie bituminose sia chi estrae petrolio convenzionale, risparmiando solo le società più piccole.

In molti avevano invocato tagli, tra cui economisti, politici di tutti gli schieramenti e diverse compagnie, comprese Canadian Natural Resources e Cenovus Energy, rispettivamente il primo e il terzo produttore di petrolio in Canada. Ma si sono già levate dure proteste da parte di altre società, in particolare da Suncor Energy, Husky Energy e Imperial Oil.

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