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Piazza Affari chiede risorse per 345 milioni agli azionisti

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aumenti di capitale

Piazza Affari chiede risorse per 345 milioni agli azionisti

Reuters
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Il Natale di Borsa Italiana bussa a denari: servono 345 milioni di euro per quattro società quotate. Sotto l’albero, i soci di minoranza degli occhiali di Safilo, delle matite Fila, di Banca Intermobiliare e della piccola CHL non troveranno doni, ma la richiesta di aprire i cordoni della borsa, perché hanno bisogno disperato di liquidità,per ridurre i debiti. Nella prima seduta di dicembre di Piazza Affari sono partiti ben quattro aumenti di capitale, tutti insieme: 150 milioni per Safilo; 100 per Fila; 91 per Bim e giusto per arrotondare a cifra piena, 4 milioni per CHL. Una specie di «Giorno delle Quattro Streghe» in tema di ricapitalizzazioni.

Se non bastassero i dissesti a catena nel mondo delle costruzioni (da Astaldi alla recentissima CMC di Ravenna, con la sola eccezione di Salini Impregilo), la sovrapposizione di aumenti di capitale, mai così tanti tutti insieme, sono la fotografia più spietata delle difficoltà della Corporate Italia, nel giorno in cui Goldman Sachs profetizza, per il paese, una recessione all’orizzonte.

Safilo è esemplare: l’azienda veneta è una multinazionale, il secondo produttore al mondo di occhiali dietro a Luxottica, eppure rischia il dissesto. Il prospetto informativo è un cahier de doleance: 60 pagine di rischi che potrebbero spaventare anche l’investitore più speculativo e incallito. Emergono una serie di criticità: dopo gli oltre 200 milioni di passivo in due anni (colpa della perdita delle due licenze pesanti di Gucci e Celine) a giugno i debiti erano esplosi a 170 milioni (7,7 volte il Mol organico). Senza i 150 milioni, che servono a rimborsare un bond in scadenza, Safilo non avrà continuità aziendale. Primo perché non ci sarà liquidità sufficiente per spesare il capitale circolante; secondo perché al successo della ricapitalizzazione è legata anche la nuova finanza, per altri 150 milioni, promessa dalle banche. Il socio di maggioranza, il fondo olandese HAL, tramite il veicolo Multibrands BV, si è impegnato a sottoscrivere la sua quota di aumento, circa 70 dei 150 milioni a un prezzo di 0,7 euro per azione, ma non ha dato alcuna garanzia di adempimento. Non c’è nemmeno un consorzio di garanzia: è una ricapitalizzazione «al buio».

La garanzia che la ricapitalizzazione andrà in porto ce l’avrà invece Fila (100 milioni di euro, di cui 16 milioni di azioni classe B, non quotati ma con privilegi di voto, e il restante azioni di classe A, quotate). Il primo socio Pencil, però, aderirà solo in parte alla ricapitalizzazione, che serve a ridurre la leva finanziaria dopo l’acquisizione dell’americana Pacon. Pencil, holding in mano all’ad Massimo Candela e al fondo inglese Blue Sky guidato da Salvatore Cerchione, sottoscriverà tutte le nuove “azioni B” di sua spettanza, per un importo di circa 15 milioni di euro. Con solo il 15% del nuovo capitale, Pencil potrà mantenere il controllo. La stessa Pencil cederà invece parte delle azioni di classe A. Il grosso della provvista, 60 milioni, dovranno essere sottoscritti dal mercato, ma col paracadute del consorzio. Il prezzo delle nuove azioni è fissato in 10,48 euro, che implica uno sconto del 25% rispetto al prezzo di chiusura delle azioni pre-annuncio. La situazione più critica è quella in casa Intermobiliare, con la storica private bank torinese in cerca di 91 milioni che però rischiano di non bastare; i soldi già ci sono perché il fondo Trinity li ha già versati ma la banca rischia di trovarsi con perdite, post aumento, superiori a un terzo del capitale.

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