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Generali, intesa fra i grandi soci per il terzo mandato a Galateri

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Generali, intesa fra i grandi soci per il terzo mandato a Galateri

Il presidente dell'Ansa, Giulio Anselmi (a destra), e il presidente di Generali Gabriele Galateri di Genola (a sinistra), in occasione della presentazione del libro PhotoAnsa 2018
Il presidente dell'Ansa, Giulio Anselmi (a destra), e il presidente di Generali Gabriele Galateri di Genola (a sinistra), in occasione della presentazione del libro PhotoAnsa 2018
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I giochi sarebbero quasi fatti. I grandi soci di Generali sarebbero pronti a mettere mano allo statuto per modificare la norma che fissa in 70 anni il limite di età massima del presidente. Eliminando così quel vincolo che oggi escluderebbe l’attuale numero uno, Gabriele Galateri di Genola, dalla corsa per la riconferma. L’aggiustamento verrebbe fatto direttamente all’assemblea di approvazione del bilancio la prossima primavera, ovviamente in sede straordinaria. Sfruttando peraltro una sorta di assist fornito dal regolamento Ivass numero 38, datato 3 luglio 2018. Il regolamento impone infatti al Leone di intervenire sul proprio statuto entro il giugno 2019 per definire «la previsione del ruolo non esecutivo del presidente».

In scia a questo cambiamento, necessario, si potrebbe dunque inserire l’altra correzione. Rispetto alla quale, se il parere dei grandi azionisti (Mediobanca, Del Vecchio, Caltagirone e Benetton) è unanime in merito all’opportunità di eliminare il vincolo dell’età, la riflessione è ancora aperta sulla possibilità di aggiungere un limite diverso: quello di un numero massimo di mandati consecutivi. Lo spunto nascerebbe dalla volontà di evitare che accada quanto è già avvenuto in passato, con Antoine Bernheim che ha “regnato” a lungo, e in tarda età, al vertice della compagnia. Peraltro, un limite di questo tipo potrebbe trovare particolare favore anche nel mondo dei grandi investitori istituzionali poiché è particolarmente apprezzato sulle piazze anglosassoni. Non tutti i soci, però, ne condividono la ratio. 

Il principio che dovrebbe animare la conferma o meno di un presidente, secondo alcune interpretazioni, dovrebbe essere legato esclusivamente alle capacità del numero uno. Su questo punto, dunque, la discussione non è ancora chiusa. Così come è ancora tutto da definire il percorso che porterà alla composizione della lista per il nuovo cda, anche se pure su questo aspetto il confronto è iniziato. 

Promotori dell’elenco di candidati da sottoporre all’assemblea saranno ancora una volta i soci forti e quindi Mediobanca con il suo 13%, Francesco Gaetano Caltagirone con il 4,61%, Leonardo Del Vecchio con il 3,62%, i Benetton con il 3,04% e la famiglia De Agostini con l’1,7%. Rispetto a tre anni fa gli equilibri in seno alla compagnia sono evidentemente mutati, complice la forte ascesa di alcuni soci privati e per questo andrà trovata una nuova amalgama. Che potrebbe anche prevedere l’ingresso di figure con un profilo internazionale, magari basate nei paesi chiave in cui opera Generali, in primis Francia e Germania.

A conti fatti, stante un consiglio di amministrazione di 13 membri e tolti presidente e amministratore delegato, Philippe Donnet resterà in carica come ceo anche grazie al favore raccolto sul mercato dal nuovo piano industriale appena presentato, restano da definire 11 poltrone. Di queste due sono destinate agli indipendenti mentre le altre nove andranno suddivise tra i grandi azionisti. In che misura è da verificare. Se si decidesse di procedere con l’attribuzione di un rappresentante per ogni socio forte, resterebbero altri quattro candidati da indicare come figure condivise. La volontà in questa fase è naturalmente quella di andare a comporre “un’ottima” lista capace di cogliere le sfide che Generali si troverà di fronte nei prossimi anni.

Tanto più se si vorrà dare alla compagnia quell’anima da public company, già nei desiderata del ceo di Unicredit (primo socio di Mediobanca), Jean Pierre Mustier, che tanto piace anche alle piazze finanziarie internazionali. Di certo, sul fronte dell’assetto azionario, la presa sembra essere più salda che in passato: i privati contano molto di più e Mediobanca non ha né necessità né fretta di cedere il 3% della compagnia, come previsto dal vecchio piano. Anche per questo si sta ragionando su come procedere nel riassetto della governance.

Sul tema del cambio di statuto, peraltro, si sarebbe mossa anche Generali stessa che avrebbe dato mandato a Sodali per percepire l’umore dei grandi fondi internazionali riguardo agli aggiustamenti che si vorrebbero apportare.

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