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Piange il telefonino. La guerra dei prezzi costa 300 milioni ai tre big

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Piange il telefonino. La guerra dei prezzi costa 300 milioni ai tre big

Fra un anno e l’altro a mancare all’appello nei conti dei grandi player della telefonia mobile in Italia sono 302 milioni di euro di ricavi “da servizi”. Piange il telefono, si diceva un tempo. Ora a piangere è il telefonino, con il settore della telefonia mobile che rivive lo spettro della guerra dei prezzi del 2013-14. Il tutto in un contesto in cui in circolo ci sono ancora le scorie della vicenda delle fatturazioni a 28 giorni, che ha contrapposto frontalmente compagnie e consumatori nonostante quello che l’associazione di categoria Asstel ricorda sempre, e cioè gli alti investimenti delle telco e i prezzi fra i più bassi in Europa sul mobile.

I numeri del trimestre luglio-settembre segnalano difficoltà del comparto. La fotografia arriva dall’analisi dei ricavi da servizi mobili: il termometro di salute industriale del settore, indicativi di quanto le telco incassano dai servizi, al netto quindi di tutti i correttivi finanziari o bundle con device. Ebbene, i 3,089 miliardi realizzati da Tim, Vodafone Italia e Wind Tre sono l’8,9% in meno rispetto a un anno prima. Appunto, 302 milioni in meno. Nel dettaglio, ci sono 33 milioni che mancano all’appello in casa Tim (-2,7%, con ricavi da servizi scesi a quota 1,169 miliardi nel trimestre); 111 milioni in meno in casa Vodafone (-10%; a quota 998 milioni) e 158 milioni in meno (-14,6%) per Wind Tre i cui ricavi da servizi sono scesi a 922 milioni.

L’operatore nato dalla fusione di Wind e 3Italia, il cui margine ebitda è pure al 33,7% (+160 bps) è nei fatti quello che più di tutti sta pagando dazio a quella che appare come la madre dei grattacapi per gli operatori storici delle tlc: l’ingresso sul mercato di un agguerrito concorrente come Iliad. Un player che ha promesso da subito di voler intervenire a gamba tesa sul mercato. E così è stato, con tariffe di lancio a 5,99 euro al mese. Per i nuovi clienti ora si parla di 7,99 euro, ma con 50 Giga, sms e minuti illimitati. Tim e Vodafone nel frattempo hanno iniziato a dar battaglia anche con i rispettivi marchi low cost: “Kena” e “ho.”. Il risultato, alla fine, è per gran parte visibile in quel segno meno del trimestre.

Certo, non è tutto da attribuire alla guerra dei prezzi e al dinamismo di Iliad (2,23 milioni di clienti) come di altri operatori virtuali (Poste Mobile e Fastweb i principali). Sui ricavi mancanti pesa il cambio sui 28 giorni: l’anno scorso si contabilizzavano ricavi aggiuntivi poi venuti a mancare quando si è tornati alla fatturazione mensile. In aggiunta, c’è un mercato da tempo in trasformazione. Basti pensare al colpo di Whatsapp sugli sms che per le telco rappresentavano una miniera.

IL CALO SUL FATTURATO SUL MOBILE
Ricavi dei principali operatori di Tlc nel terzo trimestre. Dati in milioni di euro (Fonte: dati societari)

Mai come ora c’è poi da ragionare sugli effetti del mix fra fisso e mobile. Il 5G, per cui le telco hanno sborsato la cifra monstre di 6,5 miliardi per le frequenze messe all’asta, aprirà nuovi scenari. Intanto però, complice la banda ultralarga che pian piano si va diffondendo, qualcosa nel fisso si muove. Qui i ricavi da servizi sono saliti dell’8,6% per Vodafone (266 milioni) con una Tim leader e sostanzialmente stabile (-0,2% a 2,5 miliardi) e una Wind Tre a 251 milioni (-8,4%). E almeno nel fisso il conto del trimestre è sostanzialmente pari (-0,2%), a 3 miliardi.

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